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lunedì 6 ottobre 2008

Crisi Juve, si scaldano Donadoni, Vialli e Ferrara



Mi sto scaldando anch'io...
E' crisi, è vero, di risultati e di identità.
Ma dovesse arrivare Donadoni, in un futuro che - allo stato attuale - considerare utopistico è dire poco, chiudo il blog e vi saluto tutti.
Anzi, non vi saluto neanche...

venerdì 3 ottobre 2008

Ranieri e il "progetto Juve"



La scorsa primavera, quando le voci su un probabile ritorno di Lippi alla Juventus si susseguivano, mi schierai apertamente a favore del cambio di allenatore.
Non perchè non apprezzassi il lavoro di Ranieri, ma perché credevo di più (e lo confermo) nelle qualità del mister viareggino.
Lui ha una mentalità vincente.
Lui osa.
Lui è disposto a “mangiare il muso” a chiunque provi a “toccare una sua creatura”.
Quando perde le partite non sorride, è incavolato marcio. Come succede a me.

L’allenatore per me è sempre stato importante, non fondamentale.
In alcune situazioni, però, “diventa” fondamentale.

Lessi molti articoli sui giornali, su internet, partecipai anche a sondaggi su questo argomento.
La stragrande maggioranza dei tifosi juventini si schierarono a favore di Ranieri.
Venivano esaltate le sue qualità umane, oltre a quelle tecniche.
Il ritorno di Lippi faceva paura: una “minestra riscaldata” era già tanto (anche se vincente), due sarebbero state troppe.
Meglio continuare su un progetto, anche se triennale.

Progetto! Che bella parola…

Io mi divertii a sostenere che l’arrivo di Lippi, in qualsiasi funzione, sarebbe stato più che positivo per le sorti della Vecchia Signora.
Come allenatore sarebbe stato perfetto, come Direttore Tecnico mi sarebbe comunque andato bene.
In situazioni di estrema difficoltà, poi, il passo dalla tribuna alla panchina sarebbe stato breve.
Per il resto, si tratta di una persona talmente intelligente che non avrebbe mai “invaso” lo spazio di competenza di Ranieri.

Come al solito, i risultati dell’immediato non facevano vedere a lunga scadenza.
La “massa”, prima quella mediatica, poi – a ruota, come sempre in questi casi – quella dei tifosi, sosteneva la tesi della conferma del mister romano.

Nella vita capita a tutti di sbagliare: ammetterlo, aiuta a crescere.
Nelle pagine di questo blog, lo faccio spesso.
Sarebbe bello vedere in giro che anche altri lo facessero.
E mi riferisco a una buona parte di quelli – non tutti - che ora stanno massacrando Ranieri.
A quelli che credevano in un progetto.
E che ora, a fine settembre del secondo anno, ne chiedono l’esonero.

Basta che “Tuttosport” parli di allontanamento, perché molti cambino idea.
La credibilità di “Tuttosport” la si può vedere ogni giorno: dipendesse dai redattori di quel giornale, la Juventus comprerebbe 400 giocatori all’anno…
La società Juventus, storicamente, ha esonerato pochissimi allenatori a stagione in corso.
Negli ultimi 30 anni, uno.
Marcello Lippi.
Questa si chiama serietà.

Lippi, dopo quell’esonero, è poi tornato, ha vinto due scudetti e ci ha portato in finale di Champions League.
Persa ai rigori, contro il Milan, senza poter contare sull’apporto di Nedved e con una formazione scriteriata.
Qualcuno si ricorda che – in quella sera - schierò Montero terzino sinistro?
Io sì. Perché a Manchester c’ero. Avessi avuto Lippi lì vicino, l’avrei strozzato.

Personalmente sono preoccupato.
Aspetto fine dicembre per dare una valutazione più serena.
Uscissimo in quel periodo dalla Champions League, sinceramente, sarei tentato di passare dalla parte di chi - ora - vuole esonerare Ranieri.
Ma ho necessità di vedere, in questi mesi, se la Juve farà qualche progresso.
Sbagliassi, come sempre, lo ammetterei.
Ma io non credo nei progetti.

Io credo in chi ha voglia di vincere.

lunedì 29 settembre 2008

Perchè non riportare Nedved dietro le punte?



Quando Nedved arrivò alla Juve, non ingranò subito.
La società aveva deciso di dare le "chiavi del gioco" in mano a O'Neill, l'uruguaiano ex-Cagliari.
L'unico giocatore al mondo in grado di avere la pancetta pur allenandosi con Ventrone.
Tutti quelli che criticano l'operato di Secco, adesso, fanno finta di non ricordare una delle più grosse "bufale" di mercato che Moggi prese subito dopo aver venduto Zidane al Real Madrid.
Una delle poche. Nel suo mestiere è stato uno dei più grandi di sempre. Ma ci fu anche quella.
Con la vendita di Zinedine la Juventus fu in grado di costruire uno squadrone (acquistò Buffon, Thuram, Salas e, appunto, Nedved).
Nell'indecisione su chi scegliere per comandare il gioco della Vecchia Signora, ormai orfani del francese, si preferì optare per un centrocampo a quattro (Zambrotta, Davids, Tacchinardi e Nedved).
Visto che si riscontrarono problemi uguali a quelli attuali (tanta forza fisica, poca fantasia) e visto che il buon Pavel faceva fatica ad integrarsi, Lippi ebbe l'illuminazione: utilizzo Nedved nello stesso ruolo di Zidane. Dietro le punte. Due giocatori completamente diversi, stessa efficacia.
In quel ruolo vinse il pallone d'oro.
Di colpo i problemi finirono. E arrivò il 5 maggio 2002...
Di anni ne sono passati (anche per chi scrive...), lo scatto bruciante Nedved non l'ha più. La forza fisica, invece, è rimasta la stessa. Idem per quanto riguarda i chilometri corsi durante le partite.
I vantaggi di usare questo metodo potrebbero essere molteplici: "liberare" Nedved dalla fascia sinistra; fare in modo che il giocatore (oltre a osare) dìa fastidio anche al play avversario; permettere alla squadra di assimilare un nuovo (vecchio) sistema di gioco. Ora siamo (eccessivamente) legati al 4-4-2.
Questo aiuterebbe - inoltre - l'inserimento di Giovinco in prima squadra, come alternativa a Nedved.
Nella posizione attuale del ceco non lo vedo bene.
In quella, sì.
Bisognerebbe rischiare.
Ma per vincere bisogna OSARE.
E se devo perdere, lo faccio dopo essermi giocato tutte le possibilità.
Chissà se a Ranieri verrà mai un'idea simile a quella di un ragazzo che ha scelto di nascondersi dietro ad un blog per esprimere le proprie opnioni da tifoso.
Ma che - da juventino - non ha smesso di avere voglia di vincere.
Perchè da noi conta solo quello.
Il resto sono parole.
Fumo...

sabato 27 settembre 2008

mercoledì 24 settembre 2008

Quanto brucia...




Sono un tifoso, non un giornalista.
Vivo di emozioni.
E' l'aspetto più bello. Ma è anche quello che ti fa perdere l'obiettività.
E' meglio se scrivo in un altro momento. A mente fredda.
Quanto brucia...

martedì 23 settembre 2008

Vediamo se ci sarà continuità...


Giochiamo col Catania per provare ad iniziare un "filotto" di vittorie, uno di quelli indispensabili per vincere uno scudetto.
E per sentirsi di nuovo grandi.
Non dobbiamo fare la corsa nè sull'Inter, nè su altre squadre.
Dobbiamo solo guardare dentro di noi: nel nostro presente, ma anche - e soprattutto - nel nostro passato.
E smetterla di fare paragoni: ormai quella Juve non c'è più.
Di contrasto ne sta nascendo un'altra: per me sarà vincente.
Vedremo.
Intanto... Buona guarigione, David!
A presto


sabato 20 settembre 2008

A Cagliari per vincere



PARIGI, 20 settembre 2008 - Un intervento per evitare la rottura del tendine del ginocchio destro. Vale a dire quattro mesi di stop. "Questa operazione è la cosa migliore da fare, avrei potuto ancora aspettare ma c'era il rischio di subire la rottura del tendine rotuleo, lo stesso infortunio che ha subito Ronaldo. Non avevo voglia di finire allo stesso modo". David Trezeguet, attaccante della Juventus, lo ha confessato in un'intervista al quotidiano francese L'Equipe.
AMAREZZA - L'attaccante commenta con amarezza lo stop che lo costringerà a intervenire chirurgicamente per risolvere la tendinopatia che lo affligge da tempo. "Questa operazione mi permetterà di prolungare la mia carriera di cinque o sei anni - spiega l'attaccante francese - quattro mesi di stop non sono così tanti. Voglio pensare positivamente, sarò di ritorno nel 2009 con bei appuntamenti, come gli ottavi di finale di Champions League, la parte finale del campionato di serie A e la coppa Italia".
(gazzetta.it)

E’ meglio così.
Si operi e si riprenda con calma.
Per la Juve è un brutto colpo: i sostituti non mancano, ma preferisco sempre avere problemi di abbondanza piuttosto che ritrovarmi con i giocatori contati.
Le rose larghe servono a questo.
Ad inizio campionato sembrava avessimo troppi attaccanti, ora si capisce che basta un niente per trovarsi con il numero “giusto” di giocatori per affrontare (al momento) 3 competizioni. Con grandi ambizioni.
A questo punto Giovinco potrebbe avere il giusto spazio che merita, purtroppo non per meriti personali ma a causa di un brutto infortunio di un compagno di squadra.
Anche Del Piero esplose quando la Juve dovette fare a meno di Roberto Baggio.
In quel contesto l’assenza si presentava ancor più drammatica (per anni eravamo Baggio-dipendenti); ora quello del francese sicuramente ci creerà dei problemi, ma con Amauri, Iaquinta, Del Piero e lo stesso Giovinco siamo (ancora) abbastanza coperti.
Si riparte da Cagliari.
Una Juve diversa rispetto a quella che ha affrontato lo Zenit proverà a vincere per scalare le prime posizioni.
A seconda dal modo in cui giocheremo (prima ancora del risultato) si capirà se abbiamo veramente una buona rosa.
L’hanno scorso vincemmo “con le palle”, come mimò con un gesto liberatorio Buffon sotto lo spicchio dei tifosi juventini a fine partita.
Adesso mi piacerebbe vincere col gioco.






giovedì 18 settembre 2008

Ora bisogna trovare uno spazio anche per Giovinco



La partita di ieri sera l’abbiamo vinta grazie ai nostri fuoriclasse.
Buffon e Del Piero, avessero giocato con i russi, avrebbero fatto vincere loro la partita.
Arshavin e Danny messi insieme non fanno un Del Piero.
Senza nulla togliere al loro valore (che peraltro hanno dimostrato, in parte, durante l’incontro), si è vista la differenza tra due grandi giocatori ed un fuoriclasse. Non so dire con certezza assoluta se uno di loro sarebbe in grado di imitare una punizione simile a quella tirata da Del Piero. Mi sento sicuro nell’affermare che loro non l’avrebbero mai “pensata” una soluzione simile, in quel momento.
La differenza è questa.
La Juventus dello scorso anno entrava in campo con l’orgoglio e la rabbia di chi si sentiva defraudato di qualcosa, e che voleva tornare “grande” (e vincere) nel minor tempo possibile.
Ma era una squadra costruita male, poggiava (in teoria) su un centrocampo inesistente (Almiron e Tiago) e male assortito, su una difesa incerta e su un attacco forte ma (sembrava) ormai avanti con l’età.
Dopo i primi quattro mesi di sbandamento (e con l’arrivo del mercato invernale) le cose sono notevolmente migliorate.
Camoranesi si è ripreso dall’infortunio; Legrottaglie è diventato un pilastro insostituibile della difesa; Chiellini è stato spostato al centro dove, partita dopo partita, ha preso sempre più sicurezza.
Sino a diventare un campione (basti pensare all’Europeo che ha giocato).
Cristiano Zanetti ha retto quasi da solo il centrocampo, aiutato dal miglior acquisto possibile nel mercato invernale (Sissoko) e dal solito Nedved.
Del Piero, Trezeguet e Iaquinta sono stati semplicemente eccezionali.
A questa squadra sono stati aggiunti Amauri, Poulsen ed i nostri giovanotti terribili, che tutti – a partire dalla tifoseria – volevano rivedere a Torino.
Tra Molinaro e De Ceglie c’è un abisso. Anche il problema del terzino sinistro (o fluidificante) dovrebbe/potrebbe essere risolto.
Grygera – giocasse con un po’ più di continuità come ieri sera – garantirebbe una buona copertura in difesa. E qualche spunto interessante in avanti.
Il vero problema potrebbe essere quello di trovare uno spazio a Giovinco.
Mentre per Marchisio le occasioni (meritatissime) non mancheranno, per il piccolo fantasista la collocazione in questa Juve deve essere ancora trovata.
Uscito Camoranesi, ieri sera, si è vista la differenza. Confermati i due attaccanti di ruolo, e non avendo “uno Zidane” che lancia le punte, sarebbe necessario trovare un sistema di gioco che permetta alla Juventus di avere, in alternanza, uno tra l’italo-argentino e Giovinco in campo.
Il fisico ed i muscoli non ci mancano, abbiamo già trovato il giusto equilibrio.
Quando sistemeremo questo ultimo tassello, saranno dolori.
Per gli altri, s’intende.


giovedì 11 settembre 2008

mercoledì 10 settembre 2008

Verso Juventus - Real Madrid...



Alessandro Del Piero, Gigi Buffon e Zinedine Zidane in attesa della sfida di Champions League contro il Real Madrid: dalla prima volta nel ’62, fino alle grandi rimonte degli ultimi anni guidate da Capello e Lippi. L'intervista è andata in onda su Sky.

Del Piero
Sono passati solo due anni, anche se sono stati lunghi, ma quell’atmosfera, quella che si respira in partite come quelle contro il Real, non te le dimentichi mai…

Zidane
Sono contento di rivedere questa partita, ho giocato in questi due club e, adesso che sono fuori, me la voglio godere. Sarà bello anche per la Juve, sono contento di vederla di nuovo in Champions League.

Buffon
Per le caratteristiche che abbiamo possiamo essere una squadra che fa meglio in Champions che in Campionato. Di sicuro, con una squadra come la nostra, non avrò mai paura di andare in alcun campo, neppure il più caldo e il più importante. So che ce la possiamo giocare con tutti. Una cosa è sicura: l’impegno non verrà mai meno e la maglia sarà sempre sudata.

Zidane
Rivedere la Juve tornare in A e poi in Champions è bellissimo. Io vivo a Madrid, andrò al Bernabeu, forse…

Del Piero
A Zidane mi lega un rapporto di grandissima stima. Abbiamo avuto modo di conoscerci molto, anche fuori dal campo. La simpatia che c’è non nasce solo dal terreno di gioco, dove abbiamo comunque avuto una sintonia particolare. Giocare con lui è stato un piacere e un onore. Abbiamo condiviso tante vittorie e, purtroppo, alcune sconfitte. Io mi porto sempre dentro l’amicizia e la stima nei suoi confronti. In campo se ne sono visti pochi come lui, pochi hanno avuto un ruolo come il suo di catalizzatore di gioco, di gestore di palloni, qualità al servizio della squadra.

Zidane
Del Piero è sempre stato un grande giocatore. Ha avuto un momento di difficoltà dopo l’infortunio ma, per il resto, la sua carriera è sempre stata straordinaria. Non mi sorprende che abbia vinto la classifica cannonieri, ha sempre dimostrato il suo valore, perché stupirsi?

Del Piero
Dalla prima volta contro il Real sono passati un po’ di anni. Mi ricordo la prima, quando Laudrup giocava ancora con la maglia del Real. Devo dire che, alla fine, nel corso degli anni questo Real lo ritrovo sempre e sono contento che sia così. Vuol dire essere al top.

Buffon
Io non ho rimpianti, diciamo che senza la Champions in questi due anni ho giocato di meno e mi sono preservato per il futuro. Ma quanto mi è mancata… E magari sarà anche l’occasione per ricevere qualche premio importante, vedo che i portieri sono abbastanza considerati (Cech premiato di recente, ndr), solo che in questi anni io non c’ero. Vediamo di rimediare.

Buffon
I miei ricordi con il Real? Il rigore parato a Figo al Delle Alpi, il boato del Delle Alpi, il raggiungimento della finale. Anche se non voglio più giocarne di finali, nel senso che la prossima non mi basta giocarla, voglio vincerla. Quella semifinale al Delle Alpi, però, la ricordo come se fosse oggi, una giornata da sogno, per quelle emozioni, per vedere quel tripudio, voglio tornare in Europa. Quella partita è la più grande emozione della mia carriera, dopo il Mondiale.

Zidane
Ho giocato cinque anni nella Juve, ho dei ricordi meravigliosi, i miei compagni sono sempre stati fantastici con me. A Torino ho ancora molti amici, ho bellissimi ricordi. Ancora vedo e sento amici torinesi, il mio amico Cristiano, che fa il tassista e tanti altri. La Juve in B non è stata una cosa bella per il calcio, vorrei vederla sempre in alto.

Zidane
Io questa partita l’ho sempre persa a Torino e a Madrid, insomma non sono mai stato molto fortunato. Colpa mia? Chissà, forse… Ricordo quando ci hanno travolto al Delle Alpi, io giocavo nel Real. Che partita hanno giocato.
(Calciomercato.com)

Ci divertiremo. Questo è sicuro. Per noi sarà comunque una festa: dopo quello che abbiamo passato, è giusto vivere le partite che giocheremo col Real in questo modo.
Poi...
Poi siamo la Juve. E a me non basta partecipare. Voglio anche vincere.
Sento aria di Champions.
Abbiamo dei limiti, ma anche dei punti di forza.
Siamo bravi a riconoscere i nostri punti deboli, un pò meno ad essere (il giusto) ambiziosi.
Abbiamo paura di rimanere "scottati" un'altra volta, di subire altre delusioni.
Mi sbaglierò, ma ogni volta che ci capita qualcosa di buono diventiamo quasi pessimisti.
Spero che i risultati ci aiutino a cambiare questo nuovo modo di pensare.
Sono grato a Moggi per quanto ha fatto alla Juve in tutti questi anni. E' stato "incastrato " in un tranello orchestrato da chi partecipava ai suoi stessi giochetti. Forse anche da qualcuno all'interno della Juventus (inteso come proprietà).
Però anche lui ci ha messo del suo.
Tutto questo ormai è passato. A me interessa il calcio giocato.
Il tifoso vive di emozioni.
Tutto passa, la Juve resta.
Spero si torni a vincere presto.

Chi è juventino mi capirà.

lunedì 8 settembre 2008

Meglio Zoff o Buffon?

GRADISCA D'ISONZO (Gorizia), 8 settembre 2008 - A Bruno Zoff, cugino di secondo grado del grande Dino, vengono in mente i falegnami: "Quando uscivamo da scuola, non andavamo dritti a casa. All’una ci aspettavano i falegnami davanti a un portone che faceva da porta. Il piccolo Dino parava quegli omoni che giocavano anche nella Marianese. E loro ci rimanevano di sasso, come i ciprioti davanti a Buffon...". A Giorgio Brescia, ex compagno di squadra di Dino nella Marianese, viene in mente il derby con la San Marco di Gradisca: "Partita calda. Dino fa quattro miracoli, come Buffon l’altra sera a Cipro, poi 4-1 per noi". Quelli di Mariano de Friuli, paese natale di Dino Zoff, ormai non hanno dubbi: Gigi Buffon ha raggiunto il livello del loro amatissimo compaesano. Quei due (azzurri, juventini, campioni del mondo...), sono della stessa pasta, di uomo e di campione. Guardano Gigi e ripensano a Dino.
POSTE - Giorgio Brescia ieri era al campo di Gradisca d’Isonzo, dove si sono allenati gli azzurri, 5 km da Mariano. Conserva nel portafoglio una vecchia foto in bianco e nero: tre ragazzini. Quello accosciato è Dino Zoff, il biondino in piedi è Giorgio Brescia: "Lui in porta, io mediano. Gli tiravano, anche i grandi e poi si chiedevano: "Ma se prima era là come fa ad essere lì?". Non ti accorgevi quando si spostava. Sempre piazzato e mai una scenata. Buffon è più spettacolare, fa quelle uscite da gatto sui piedi, come a Cipro, che Dino non aveva. Ma è un altro calcio. La resa è identica. Io lavoravo alle Poste. Nell’82 esposi un ritratto di Dino alto così. L’ispettore mi disse: "Ma ce l’abbiamo il permesso?". "Il permesso? Mica si vince un Mondiale tutti gli anni!". Le donne lo lucidavano ogni mattina. E’ rimasto lì finché non si è consumato".
METRO - Quella notte dell’82 il papà di Dino aprì la cantinetta di casa e fu festa fino all’alba. Nel 2006, grazie a Buffon, Mariano provò emozioni del genere. Oggi Bruno Zoff andrà al campo di Gradisca a vedere l’ombra giovane di suo cugino: "Sì, si assomigliano. Non solo per le parate. Gigi mi ricorda Dino per la serietà della persona. E io so quanta stima abbia Dino per Gigi. Buffon è lo Zoff moderno. O, se vuole, Zoff era un antico Buffon... Posso dirlo: oggi Gigi ha raggiunto il livello altissimo di affidabilità e di rendimento che dava il miglior Dino. Io me lo ricordo nelle sfide con i falegnami e nelle nostre partite eterne, o sul campetto accanto al torrente Versa o in cortile. Abitavamo nella stessa casa. Dino era finito in porta perché era il più piccolo". Così piccolo che il presidente della Marianese lo portava ogni sabato a misurarsi col metro giallo della falegnameria Sirtori: 1.49 a 14 anni. Poi un giorno il Sirtori esclamò: "O si è ristretto il metro, o il bocia è cresciuto!". Crebbe di 20 cm in tre anni. E si ritrovò all’Udinese.
DIFENSORI - A Udine, l’ultima volta che passò la Nazionale (10-10-98), Dino Zoff era in panchina e Gigi Buffon tra i pali. E’ stato Zoff a consacrare Buffon titolare azzurro. Quel giorno del ’98 tutta Mariano del Friuli accorse allo stadio Friuli per onorare l’amico Dino, allenatore della Nazionale. Ricalcarono i 30 km che nel ’61 facevano in bici per tifare l’amico Dino, portiere dell’Udinese. Mercoledì lo rifaranno per Buffon. "Dino ha fatto diventare juventina quasi tutta Mariano - spiega il cugino Bruno -, quindi per Buffon qui c’è tanto affetto". Una differenza tra i due esiste: Gentile proteggeva Zoff da Maradona e Zico più di quanto Barzagli abbia fatto con i ciprioti. Ma qui, a Mariano del Friuli, dalle parti del "Museo Zoff", allestito dall’amico Felice Tofful, non trema nessuno. Gigi assomiglia a Dino e questo basta.
(Gazzetta.it)

Secondo me, tra i due, il migliore è Buffon.

venerdì 5 settembre 2008

giovedì 4 settembre 2008

mercoledì 3 settembre 2008

Ecco cosa manca a noi...

A noi manca l'entusiasmo.
Quello che viene sprigionato dalle vittorie, dai momenti nei quali capisci che un progetto sul quale tutto l'ambiente (società, giocatori e tifosi) aveva fiducia è diventato realtà.
In questi giorni ho ripensato agli acquisti principali del Genoa (Diego Milito) e del Milan (Ronaldinho), all'entusiasmo contagioso che è succeduto a queste due operazioni di mercato.
E ho provato un pizzico d'invidia.
Lo confesso, non c'è nulla di male.
Non credo al progetto Milan, apprezzo invece quello del Genoa (augurando loro che Preziosi non combini altri guai come è già capitato nel suo personale passato, non solo rossoblù).
Ma loro adesso hanno entusiasmo, si divertono.
Potranno anche perdere, ma comunque avranno visto qualcosa di bello. L'avranno anche vissuto nella giusta maniera.
Noi tifosi juventini, non per colpa nostra, siamo arrabbiati. Insoddisfatti. Da tempo.
Abbiamo subìto (almeno noi di sicuro, questo nessuno lo potrà negare) delle "botte" mica da ridere. Stiamo provando ad avere fiducia quantomeno nei giocatori, nella speranza che qualcosa di buono accada.
Buffon, Nedved, Trezeguet, Camoranesi, Chiellini, naturalmente Del Piero: su di loro principalmente ci stiamo aggrappando affinchè la Juventus risorga. E torni ad essere quella di un tempo.


Dal sito della Gazzetta:
SOGNO REALIZZATO - Proprio perché l'argentino fu il giocatore più in vista di quel Genoa che nel 2005, battendo il Venezia all'ultima giornata, conquistò la serie A, per poi vedersela negata e dover ricominciare dalla serie C. Adesso la storia si è chiusa, con Milito che può davvero gustarsi la massima serie con la maglia rossoblu. E Preziosi per lui spende parole di miele: "Ho trattato e avuto giocatori importanti, ma questo è il più grande e il miglior investimento: lui era un sogno che abbiamo realizzato. È un modo per chiudere il cerchio con il passato, e io credo così di aver fatto il mio dovere. Diciamo che ci siamo ricompattati, la scacchiera è completa e la partita può iniziare".
FOLLIE - Dal canto suo Milito non si tira indietro, e promette di continuare a segnare, come fece in quell'anno di cui sembrava, quasi, non si potesse più parlare. Ma con lui di nuovo al Genoa le ferite sembrano essersi rimarginate: "Ringrazio il presidente Enrico Preziosi e il figlio Fabrizio per avermi voluto qui: quando andai via tre anni fa dissi arrivederci e non addio perché volevo ritornare, questa è la mia casa. Quanti gol prometto? Spero di farne più di quindici, ma il Genoa è fatto non solo da me, ma di tanti giocatori di valore". Che però, davanti al Principe, un po' scompaiono: emblematico, ieri sera, l'arrivo di Roman, centrocampista uruguaiano, allo Sheraton, dove già tanti tifosi erano in attesa: ignorato completamente. Ma per capire la follia amorosa che ha preso i genoani, forse, può bastare il racconto di un tifoso rossoblu durante la veglia davanti all'albergo: "Io abito a poca distanza da qui, ma questa sera ho accompagnato mia moglie a casa, salutato i figli e gli ho detto che non sarei tornato. Ho preso una stanza qui allo Sheraton: domattina forse faccio colazione con Milito". E questo tifosi sì, che è davvero Mìlitico.

(l'arrivo nella notte di Milito all'hotel Sheraton di Genova)


(le più belle immagini dell'arrivo di Ronaldinho al Milan)


Si pensa spesso che il tifo della Juventus sia sobrio, che l'entusiasmo non sia di casa dalle nostre parti.
Invece non è così.
Il tifoso è uguale ovunque. Diverse sono le cose per le quali si gioisce, ma l'amore per la squadra è lo stesso.
E per scatenare l'emozione della persona-tifoso ci vuole poco: basta saperlo pungolare nella giusta maniera.
La Juventus giocò due partite a San Siro, usandola come casa propria, in occasione della prima volta come Lippi allenatore: 85.000 persone in entrambe le partite.
Andò a Palermo per il ritorno della Supercoppa Europea: stadio esaurito.
E' sempre stato così.
Sia questa che la passata dirigenza non hanno mai fatto nulla di veramente concreto per avvicinare i tifosi: prezzi alle stelle per i non abbonati nelle partite allo stadio, poche iniziative che permettessero a chi non può spendere molti soldi (la stragrande maggioranza delle persone) di stare vicino alla squadra.
Pensavo che - almeno con la nuova società - queste cose potessero cambiare.
Ho appena letto i prezzi per la partita di Champions con lo Zenit: volevo andare a Torino, ci sto ripensando.
Non sempre - tornando ai grandi acquisti - un mercato sontuoso vuol dire vittorie, gioco e risultati.
Però - se la memoria non mi tradisce - l'ultima volta che mi ricordo entusiasta di un giocatore approdato a Torino risale al lontano 1992. Vialli era stato appena comprato dalla Sampdoria.
Dopo i primi due anni difficli, sappiamo tutti come è andata a finire.
Siamo capaci anche noi tifosi juventini di festeggiare qualcosa di importante, se solo ce ne venisse data la possibilità.
Ricordate il famoso scudetto del 2005, il 28°, quando la società decise di affittare un pullmann scoperto e di girare per le vie di Torino?
Ci furono decine di migliaia di persone per la strada, uno spettacolo pazzesco.
Io c'ero.
Vorrei tornarci per lo stesso motivo.


martedì 2 settembre 2008

3 settembre 1989



« Se mai c'è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona »
(Enzo Bearzot, ex C.T. della nazionale italiana, 2005)
« Purtroppo non ho potuto conoscere Scirea come persona ma solo come tifoso. L'ho visto sollevare la Coppa del Mondo e anche per questo era un mio mito. In questi anni ho cercato spesso di imitarlo e sono onorato che qualcuno mi paragoni a lui. »
(Alessandro Del Piero, calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana, dopo la intitolazione della "Via Gaetano Scirea" a Torino, 13 maggio 2008)

Gaetano Scirea (Cernusco sul Naviglio, 25 maggio 1953 – Skierniewice, 3 settembre 1989) è stato un calciatore e allenatore di calcio italiano.

Insieme a Franz Beckenbauer e Franco Baresi è considerato il miglior interprete del ruolo di libero. Antesignano del difensore moderno, era dotato di notevole visione di gioco e grande capacità di dettare i tempi del reparto arretrato, cui si sommava l'abilità di trovare spesso la via della rete (32 gol tra campionato e nazionale, cifra ragguardevole per un difensore). Oltre a queste doti tecniche possedeva un fair play fuori del comune, considerando che in tutta la sua carriera professionistica non subì mai un'espulsione.


« E invece nessuno è stato grande come Gaetano, perchè gli altri, compresi i sommi Beckenbauer e Baresi, erano difensori che avanzavano, lui era difensore in difesa, centrocampista vero a centrocampo, attaccante vero in attacco. Era unico. »
(Dall'articolo Un muro, un panino e la storia cominciò. La Gazzetta dello Sport, 3 settembre 1999.)

(wikipedia)

Se penso alla Juventus mi vengono in mente tre parole: STILE, CLASSE e POTENZA. In sintesi: Gaetano Scirea.

domenica 31 agosto 2008

Ditemi che è uno scherzo...



Il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli conferma: Tiago lo avrebbe chiuso in un bagno. Ai microfoni di Sky esce tutta la verita' sul caso legato al giocatore che ha rifiutato il trasferimento in Inghilterra: 'Ranieri, com'e' giusto, considera Tiago facente parte del nostro organico. Poi, domani, credo che succedera' di tutto in tutto il calcio italiano. Magari, a mezzanotte, Tiago avra' trovato un'atra collocazione. La storia del bagno e' un pettegolezzo nato da una confidenza che avevo fatto a una persona che credevo fosse un amico. Comunque, e' stato Del Piero che ha risposto ai miei pugni di soccorso ed e' vero che mi ha detto che avrebbe potuto sfondare la porta... Gli ho risposto che era meglio lo facesse qualcun altro. Le sue spalle era meglio tenerle per la Fiorentina'.
(Il Tempo.it)

Le regole della casa bianconera




Sfogliando le pagine della Gazzetta Sportiva, stamane, ho trovato questo bellissimo articolo dello scrittore Sandro Veronesi, noto tifoso juventino.
Non avendo trovato la pubblicazione su internet, l'ho semplicemente copiato riga per riga. Ogni eventuale errore ortografico è sicuramente da attribuire a me.
Rappresenta esattamente quello che è il mio attuale pensiero da tifoso:


E così, tornando tra le 32 della Champions League, e per di più ritrovando subito la vecchia sfida col Real Madrid, la Juventus è “tornata a casa”. Contestualmente, si torna a parlare di Juve anche nei pronostici per la vittoria in campionato, e società e allenatore non si nascondono, accettano la sfida. Bene. Per un vecchio tifoso bianconero come me, in effetti, veder partire una stagione senza la Juve in serie A, o senza la Juve tra le favorite, o senza la Juve nelle coppe europee, com’è successo negli ultimi due anni, è stato come ritrovarsi in un posto veramente lontano, straniero, assurdo: in Alaska, in Patagonia. Sì, si può dire che a questo punto noi tifosi juventini siamo tornati a casa. Insieme a noi sono tornati a casa i nostri fuoriclasse, Del Piero, Nedved, Buffon, Camoranesi, Trezeguet, Chiellini, Zanetti, che non hanno abbandonato la barca in difficoltà ma sono rimasti a soffrire e hanno puntato la carriera su questo ritorno. E un simile binomio tifosi-campioni, questo gruppo di passione e forza, di amore e di classe, di quantità e di qualità, rappresenta effettivamente la Juventus, la sua storia, la sua tradizione.

Dunque, quando si parla di ritorno a casa si parla di una cosa vera, reale: perché la casa della Juventus è la battaglia per la vittoria. In questa casa approdano per la prima volta nuovi dirigenti, nuovi giocatori e un tecnico di valore che – bisogna essere molto chiari – l’anno scorso non ha allenato la Juventus, ma una simpatica neopromossa che aveva come obiettivo la qualificazione ai preliminari di Champions League: a costoro, sempre da vecchio tifoso, rivolgo un umile benvenuto, con la speranza che sappiano adattarsi in fretta alla pressione fortissima che pulsa in questa nostra casa. Perché qui non sono concepiti campionati tranquilli. In questa casa non si può praticamente sbagliare: Van der Saar, portiere di valore, ha sbagliato ed è stato sostituito dal numero 1 del mondo; Ancelotti ha avuto la sfortuna di arrivare due volte secondo, ed è stato sostituito con l’allenatore più vincente del mondo.

E’ dura la vita, in questa nostra casa, se si vuole la pace non è qui che bisogna stare. Se sei secondo, la terra comincia a bruciare. Se sei terzo, a franare. Se sei quarto si apre una voragine e t’inghiotte. Quindi non è nemmeno concepito di arrivare. Queste sono le regole della nostra casa, si può solo vincere, o lottare per vincere: chi si accontenta è pregato di andare a godere da un’altra parte, e la Fiorentina va battuta sempre, all’andata e al ritorno, possibilmente con Zeffirelli che protesta.

venerdì 29 agosto 2008

giovedì 28 agosto 2008

Va bene così



Il sorteggio della prima fase della Champions League tenuto oggi a Montecarlo ha inserito Juventus e Fiorentina in gironi ostici, regalando impegni più abbordabili ad Inter e Roma.
La Juventus, al ritorno nella massima competizione, giocherà nel Gruppo H con i campioni di Spagna del Real Madrid, i temibili russi dello Zenit San Pietroburgo (vincitori della Coppa Uefa) ed i bielorussi del Bate Borisov.
La Fiorentina è stata invece inserita nel Gruppo F con i sette volte campioni di Francia del Lione, i romeni della Steaua Bucarest i campioni di Germania del Bayern Monaco. Per i viola sarà quindi un faccia a faccia con il loro recente passato, ovvero quel Luca Toni che tante gioie ha regalato ai tifosi della Fiorentina.
I campioni d’Italia dell’Inter guidano invece il Gruppo B, che sulla carta non dovrebbe presentare problemi visto l’abbinamento ai tedeschi del Werder Brema, i greci del Panathinaikos ed i ciprioti dell’Anorthosis Famagosta, ieri artefici della sorprendente eliminazione dei greci dell’Olympiakos nel terzo turno preliminare.
La Roma è stata invece inclusa nel Gruppo A con il Chelsea, vice campione d’Europa e d’Inghilterra, i francesi del Bordeaux ed i campioni di Romania del Cluj. Il Manchester United, campione d’Europa in carica, giocherà nel Gruppo E con gli spagnoli del Villarreal, gli scozzesi del Celtic Glasgow ed i danesi dell’Aalborg. Più che abbordabili gli impegni di Barcellona (Gruppo C, con Sporting Lisbona, Basilea e Shakhtar Donetsk) ed Arsenal (Gruppo G con Porto, Fenerbahce e Dinamo Kiev). Il girone più insidioso è probabilmente il Gruppo D, che comprende gli inglesi del Liverpool, gli olandesi del PSV Eindhoven e gli spagnoli dell’Atletico Madrid. La fase a gironi prenderà il via il 16 agosto. La finale è in programma a Roma il 27 maggio del prossimo anno.
(La Stampa)

Bene così.
Il girone obiettivamente non è facile, ma sono convinto che riusciremo a passare la prima fase.
Poi - paradossalmente - i problemi potrebbero averli gli altri nel doverci incontrare.
Dopo i due anni appena trascorsi tra mille problemi e altrettante difficoltà, è giusto essere ambiziosi, ma anche realisti.
Il fatto di puntare alla vittoria sapendo che difficilmente l'otterremo, potrebbe rappresentare una spinta ulteriore verso traguardi (al momento) impensabili.
Rispetto di tutti. Paura di nessuno.
Sino a quando non ci "sbatteranno" fuori dalla competizione, io ci crederò.
Quella coppa la desidero con tutte le mie forze.
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