sabato 1 marzo 2008

Juventus-Fiorentina: la storia...

"Pianeta Juventus"


Il 20 dicembre 2007 – trascorso un mese dalla nascita del mio blog – scrissi una mail a Filippo Trani, in arte “Zebrone84”. In pratica: una zebra che scriveva ad un’altra zebra… Il sito “Calciopolifarsa” mi aveva colpito moltissimo, avrei avuto il piacere di inserire il link di rimando al suo all’interno del mio piccolo blog appena nato. Fui contento di ricevere una risposta affermativa: per me, blogger agli inizi, era una bella soddisfazione vedere tanta complicità ed aiuto da parte di chi – in soli tre mesi – aveva ottenuto un successo di visite così consistente.
Passarono i giorni e mi arrivò un’altra mail da parte sua, nella quale mi avvisava della imminente creazione di un nuovo forum sulla Juventus: il suo nome era “Juventus Fans”.
Memore della gentilezza con la quale si era rivolto nei miei confronti non mi è stato difficile chiedergli di inserire tranquillamente “zebrabianconera10” tra i blog affiliati al forum. Era la prima occasione nella quale partecipavo ad un forum, al pc confesso di avere avuto qualche difficoltà a districarmi all’inizio… Poi imparai a muovermi dentro il forum stesso, che – da un numero iniziale di circa una quindicina di utenti – iniziò a crescere, sino alle attuali 183 unità.
Pseudonimi come Furetto64, La furia di Cheb, Morenazo, il mitico Ili The juventus Guardian, exumed_man9117, Tony_Montana Scarface, Fender87, matteoJuve29, Luis83, Stefano83sportisland e chi più ne ha più ne metta (chiedo scusa se non riesco a nominarli tutti) per me sono diventati compagni di viaggio in questo bellissimo divertimento, al quale partecipo quando mi riesce possibile farlo – compatibilmente con gli impegni della vita quotidiana che fortunatamente non sono pochi – e che - comunque - contribuisce a tenermi aggiornato sugli argomenti di attualità (sportiva e non) e a dare spunto ai post che inserisco nel mio blog.
Proprio gli amministratori del forum hanno deciso di creare un blog, il suo nome è “Pianeta Juventus”. Il suo link è questo: http://pianetajuve.blogspot.com/
Consiglio a tutti i visitatori del mio blog di passare a vederlo: è già carino così, con passare del tempo, vedendo come è stato migliorato in maniera sensibile e curato con amore il forum, sono sicuro che altrettanto succederà con il neonato blog.
Da parte mia ho lasciato loro la possibilità, se lo riterranno, di inserire i post e/o comunque il materiale che riterranno interessante dentro “zebrabianconera10” all’interno di “Pianeta Juventus”. Mi auguro che anche gli altri blog affiliati a “Juventus Fans” – se lo vorranno – contribuiscano alla sua crescita, così come spero accadrà ai visitatori che già partecipano al forum e a quelli che arriveranno, al fine di realizzare un nuovo punto di incontro per i tifosi juventini.
Forza Juve!!!

venerdì 29 febbraio 2008

Palladino ha rinnovato sino al 2011

“Il talento sprecato. Non c’è nulla di peggio del talento sprecato”. La prima volta che vidi il film di Robert Niro “Bronx” (in assoluto il mio preferito) rimasi colpito da questa frase. L’attore – nell’occasione anche regista – interpretava la figura del padre di un ragazzo cresciuto nel Bronx. Calogero, questo era il nome del giovane, stava crescendo con due scuole di vita: quella familiare (che gli veniva tramandata dal padre) e quella della strada (che gli derivava dalla vicinanza con Sonny, il boss del quartiere, interpretato da un magistrale Chazz Palmentieri. Per evitare che il figlio finisse con il perdersi per strada, il padre cercava di calcare la mano su questo concetto: “Non c’è nulla di peggio del talento sprecato. Non serve a nulla se lo hai ma non lo utilizzi”. Cercai di far miei questi concetti, e mi convinsi che anch’io, nel mio piccolo, non dovessi dimenticare questi concetti basilari e fondamentali. Che poi sono quelli che – in altre parole – anche mio padre mi ha sempre insegnato. Quando vedo Palladino penso a questo: un talento che rischia di essere sprecato. Nel corso di un’intervista durante l’ultima convocazione in nazionale ha detto cose che – personalmente – mi hanno lasciato una brutta sensazione: quella di un ragazzo che non ha voglia di sacrificarsi. Il senso era più o meno questo: non mi trovo bene sulla fascia, mi sfianco a rincorrere gli avversari quando loro sono in possesso di palla, io sono un attaccante. Bene. Allora rinfresco la memoria al signor Palladino e chiarisco subito un concetto: lui, attualmente, non è il vice-Nedved come ruolo, come caratteristiche tecnico-tattiche. Lui viene visto da Ranieri come vice-Nedved solo perché, quando il ceco non gioca, pur di dargli spazio il mister lo fa giocare sulla fascia sinistra (a volte anche in quella destra) per dare a lui la possibilità di maturare partita dopo partita, per acquisire sicurezza, per farsi un’esperienza che anche in futuro gli tornerà utile, per permettere alla Juve di avere fantasia e freschezza atletica sulle fasce anche in assenza di Nedved, cercando di tenere sempre in allarme le difese avversarie. Palladino viene visto (o almeno, veniva visto) come il vice-Del Piero. La società, la squadra, i tifosi hanno bisogno di un dopo-Del Piero, di un giocatore che in campo e fuori sarà in grado di colmare quel vuoto pazzesco che si creerà quando Alex terminerà la sua carriera agonistica. Lo scorso anno tutti credevano fortemente in lui: ora, dopo qualche capriccio e diverse partite anonime, queste certezze iniziano – forse – a scricchiolare un po’. Del Piero, nel ruolo in cui Palladino viene occupato attualmente, ha giocato per ben due anni: nel 1994-1995 e nel 1995-1996. Risultato: 1 scudetto, 1 Coppa Italia, 1 Champions League, 1 Supercoppa Italiana, 1 finale di coppa U.E.F.A persa col Parma. Mai una polemica, mai una discussione. Tanto, tantissimo SACRIFICIO a rincorrere gli avversari: si alternava con Ravaneli e Vialli nel ruolo di terzino sinistro, più che di centrocampista laterale. Poi, e soltanto successivamente, iniziò a giocare da seconda punta. Accadde il terzo anno di Lippi, quando, allorché alla Juve arrivò un certo Zidane, il bel Marcello si rese conto che una squadra col francese, Alex e due punte era troppo sbilanciata. Si passò quindi ad uno schema con Zizou dietro le due punte: Del Piero e Boksic. E prese forma una delle Juventus più forti che io mi ricordi. Ma Del Piero, a giocare in attacco, arrivò solo dopo tanto SACRIFICIO. Oltre ad avere una tecnica molto superiore a quella di Palladino, Alex ha una concezione del lavoro diversa da quella del giovane napoletano. Noi tifosi e spettatori siamo abituati ad ammirare le imprese di grandi sportivi dimenticando, spesso e volentieri, che queste altro non rappresentano che la “punta di un iceberg” di una serie interminabile di SACRIFICI compiuti da questi atleti giorno dopo giorno, in momenti non immortalati dalle telecamere, dei quali noi non abbiamo alcuna notizia certa: abbiamo soltanto visione dei risultati finali. Schumacher è stato uno dei più grandi piloti di Formula 1 mai visti, forse il più forte: dietro i suoi successi ci sono anni di duro lavoro e di SACRIFICIO dei quali, televisivamente parlando, non c’è alcuna traccia. Lui ha unito la tecnica, la classe divina che il buon Dio gli ha donato a tanto, tantissimo lavoro compiuto per migliorarsi. E come lui hanno fatto Valentino Rossi nel motociclismo, Jury Chechi nella ginnastica, Carl Lewis nell’atletica e così via. Nel calcio il concetto è lo stesso. Nella storia di questo meraviglioso sport è esistita soltanto un’eccezione: Diego Armando Maradona. Lui era talmente dotato di tecnica da essere al di fuori di tutto: atleti come lui ne nascono uno ogni 150 anni. Grazie Dio per avermelo fatto godere tutto in diretta. L’unica volta che – in tanti anni di professionismo - si era allenato con serietà è stato in occasione dei mondiali giocati in Messico nel 1986, e vinti dall’Argentina. Anzi, da Maradona. Quella è stata l’unica competizione dove un giocatore da solo ha praticamene portato a casa la competizione più importante: per chi se lo fosse scordato allego a questo post un video come promemoria. Unico.
Palladino deve capire che senza spirito di sacrificio non andrà da nessuna parte: se alla tecnica non aggiungerà questo, allora continuerà a giocare partite anonime con qualche isolato spunto di classe. I campioni veri tengono sempre in allerta gli avversari per tutti i 90 minuti, sono sempre pronti a piazzare il colpo decisivo. Sono sempre decisivi. Alla Juventus il prossimo anno tornerà Giovinco: a mio modesto parere lui sarà il futuro fuoriclasse e la futura bandiera della società. A Palladino, se non cambierà rotta, non rimarrà che accasarsi altrove. Personalmente mi auguro un futuro nel quale – senza alterare gli equilibri della squadra – entrambi trovino il modo di giocare e coesistere. Se devo essere sincero, però, penso che la prossima estate Palladino verrà ceduto per arrivare ad un fuoriclasse. La mia speranza, nel frattempo, è che si impegni al massimo per il suo bene e per quello della Juventus.



giovedì 28 febbraio 2008

L'amarezza di Zambrotta: "Deluso dalla Juve"

BARCELLONA, 28 febbraio 2008 - "Noi calciatori siamo sempre dipinti come quelli che pensano solo ai soldi, è pieno di falsi moralisti pronti ad attaccarci. Poi, li metti alla prova e sono i primi ad accettare le offerte più compromettenti". Lo ha detto Gianluca Zambrotta, ex calciatore della Juventus, ora in forza al Barcellona, in un'intervista rilasciata a GQ, in edicola dal 1 marzo. "Certo, rispetto a qualche anno fa, gira meglio per i calciatori, ma è l'economia in generale a essersi evoluta - spiega - voglio vedere quale professionista rifiuti un posto importante a cifre raddoppiate. La gente pensa a noi come a quelli che danno due calci a un pallone e prendono i soldi, ma io so come mi sono guadagnato tutto quello che ho. Fino alla maturità da perito tessile, mi alzavo alle 6.30 e, tra scuola e allenamenti, non tornavo a casa mai prima delle sette di sera e dovevo ancora fare i compiti. Quante volte mia madre mi ha trovato a dormire sui libri. Selezione feroce, su 200 di quella leva siamo arrivati in tre: io, Coco e De Ascentis".
DELUSIONE BIANCONERA - È quasi doverosa la domanda sul dopo-Calciopoli: "Mi hanno dato del traditore, ma quello davvero tradito sono io, anzi tutti noi che abbiamo sempre dato il massimo, in allenamento e in partita, e adesso ci troviamo con due scudetti in meno per colpe non nostre. Sì, sono tradito e deluso. Anche dalla nuova società, che non mi ha mai chiamato, non mi ha mai fatto capire di voler puntare su di me. E poi, che lo dicano: con i soldi che ha preso dalle nostre cessioni, la Juve ha risanato molti debiti. Abbiamo dato una grande mano alla società".
Quando Zambrotta si trasferì dal Bari alla Juventus non possedevo un pc, le notizie le leggevo tramite il televideo. Ricordo le giornate passate a sfogliare le pagine in attesa della notizia del suo acquisto da parte della Juve. Lo avevo visto giocare e – sportivamente parlando – mi ero innamorato alla sola idea di vederlo correre con la maglia bianconera. All’epoca giocava in tutti i ruoli: laterale destro di centrocampo e seconda punta erano quelli più gettonati. Polifunzionalità e qualità, tanta qualità. La prima volta che lo vidi dal vivo fu a San Siro, trofeo Luigi Berlusconi. Fui contento di notare che non mi ero sbagliato: si trattava di un fuoriclasse assoluto. Il suo primo impiego fu quello di esterno destro in una difesa a tre. In pratica doveva coprire tutta la fascia. Con una facilità di corsa straordinaria e una tecnica eccezionale riusciva a farlo benissimo. Ma – quantomeno i primi tempi – non aveva dimostrato subito tutto il suo valore: la giovane età, il grande salto da Bari a Torino, il fatto di giocare in una squadra piena di fuoriclasse e dagli obiettivi importanti… Un po’ tutto aveva contribuito a condizionarlo. Poi arrivò Lippi come allenatore. Vidi Zambrotta giocare nel novembre del 2001 (l’anno era quello del 5 maggio, per intenderci) al Delle Alpi contro il Parma: fini 3-1 per noi, fu il peggiore della Juve. Giocava sempre a destra, ma come esterno di centrocampo. Dietro a lui giocava Thuram. Non aveva, quindi, più obblighi difensivi. All’inizio di quella stagione si pensava tutto questo contribuisse a fargli compiere il salto decisivo, invece – stranamente – sembrava non riuscire a trovarsi più a proprio agio. Fu fischiato sonoramente, questo lo ricordo e sono pronto a giurarlo. Poi, nel prosieguo dei mesi (e degli anni), Lippi ebbe un’intuizione meravigliosa: “proviamolo terzino sinistro… “. E fu così che Zambrotta iniziò a giocare in maniera meravigliosa, sino a diventare il più forte terzino del mondo.
Vinse scudetti e coppe a ripetizione. Sino a Calciopoli.
Fu il PRIMO ad andare in sede a chiedere di essere ceduto. La società, secondo le dichiarazioni dell’epoca dei massimi esponenti, non riuscì a far nulla: non era possibile neanche farlo ragionare. E – come è normale che sia – a distanza di due anni - scottata dal comportamento del giocatore - non andò certo a chiamarlo per tornare a Torino.
Quando lessi i motivi per i quali Buffon accettò di prolungare la scorsa primavera il contratto con la Juve piansi. Lo dico senza vergogna: mi scesero due lacrime di gioia. Per chi ama veramente una squadra, che viene tartassata come accadde a noi due anni fa da tutto e da tutti, un gesto simile da parte di un professionista simile mi aveva fatto commuovere. Così come ero stato orgoglioso del comportamento di Del Piero e Nedved. Loro avevano fatto leva su un sentimento: la RICONOSCENZA.
Nel mondo dorato e ricco del calcio non esistono gli onesti, quelli puliti al 100%. I calciatori – quelli che vivono “da dentro” questa realtà – lo sanno benissimo. Se Zambrotta vuole andare al Milan, vada. Ma si ricordi che andrà a giocare in una società implicata in Calciopoli, che per anni ha lavorato allegramente a braccetto con la Juve della Triade, sino ad abbandonarla nel momento dei guai.
Ha partecipato – e vinto – una Champions League alla quale non avrebbe dovuto neanche partecipare. La prima sentenza di Calciopoli – per loro - fu la squalifica dalle coppe e 15 punti di penalizzazione nel successivo campionato di serie A. Dopo la sentenza d’appello, al Milan furono dati solamente 8 punti di penalizzazione e la possibilità di partecipare alla Coppa Uefa. Poi, come andò a finire, lo sappiamo tutti. Quando indosserà quella maglia se lo dovrà ricordare.
L’ultima cosa: a lui non gliene fregherà niente, ma se qui ci sono dei traditi, quelli sono i tifosi juventini. Da lui.
Gli scudetti, quelli che abbiamo perso, non è detto che non ci verranno restituiti o – quantomeno - che la verità "totale", prima o poi, venga a galla. Però io – da tifoso innocente, in tutti i sensi – da lui mi sento tradito.

martedì 26 febbraio 2008

Juventus-Torino 0-0


Così non va. La partita è stata combattuta, a tratti anche bella. Per chi ama vedere le squadre correre e lottare con grinta in tutto l'arco dell'incontro si può tranquillamente sostenere si sia trattato di un ottimo derby. Ma dovevamo vincere. Ora bisogna sperare che la Roma non prenda altri punti di vantaggio, mentre il Milan e la Fiorentina pian pianino si stanno avvicinando.

IL DERBY - Pur con tutta la fatica che si può fare in questi momenti, mi sento di dire che il Torino non ha rubato nulla: qualcosa da recriminare c'è (come sempre, d'altronde) sia da una parte che dall'altra, ma il risultato mi sembra sostanzialmente giusto. Per abitudine cerco sempre di guardare in casa mia per vedere gli errori che ho fatto prima di additare colpe a qualcun altro, mi sono scagliato - come tutti i tifosi juventini - sulla classe arbitrale negli ultimi post anche perchè non se ne poteva fare proprio a meno, ma stavolta - con una buona direzione di gara - se sostengo che il risultato è sostanzialmente giusto non penso di essere preso per un pazzo. Se rivedo la stupenda punizione di Rosina mi vengono ancora i brividi. Buon per noi che Novellino i due elementi più pericolosi (lo stesso fantasista e Di Michele) li abbia tenuti in panca all'inizio dell'incontro. Nella Juventus iniziale non ho condiviso l'inserimento di Palladino sulla fascia destra: piuttosto (idea personale) avrei iniziato con Nocerino per poi, a partita in corso e con gli avversari stanchi (e magari anche ammoniti) approfittare della freschezza atletica e della classe del giovane attaccante. Che, proprio in quanto attaccante, ha dimostrato una volta di più di patire la posizione di esterno destro a centrocampo: non gli piace, non si sente di giocare in quel ruolo, non è abituato (e forse non vuole farlo) a inseguire gli esterni difensivi avversari per coprire sulla fascia in fase difensiva. Risultato: copre poco e incide altrettanto, favorendo lo sbilanciamento sulla sinistra della squadra. Se Molinaro avesse i suoi piedi vinceremo 8-0 ogni partita. Questo arriva sul fondo come un treno e poi... Niente... Tornando a Palladino finalmente l'ho visto incisivo in due occasioni: sull'azione del goal annullato per fuorigioco e in un dribbling a rientrare. Azione nella quale è riuscito ad ottenere un calcio di punizione importante. Ma è poco. Troppo poco.

CORNER - Qualcuno mi sa dire perchè nessuno, dico NESSUNO, nella Juventus sappia battere un calcio d'angolo o una punizione indiretta verso l'area di rigore avversaria? Avete mai fatto caso a questo? E' un mistero che mi porto dietro da anni, a volte questa cosa non si percepisce, in altre è evidente e irrita da impazzire. Ho perso il conto delle azioni nelle quali (con palla da fermo) avremmo potuto essere pericolosi. Invece, SEMPRE, la palla veniva calciata alta o bassa. MAI nella giusta maniera: tesa a favorire la deviazione di un attaccante o di un difensore salito a cercar fortuna in area avversaria. Negli ultimi 15 anni di Juventus ricordo solo Jugovic come giocatore in grado di creare situazioni pericolose avendo a disposizioni calci da fermo indiretti.

SISSOKO - Stavolta mi ha deluso. Adesso si capisce perchè Ranieri ne voleva l'inserimento graduale: crearsi una posizione propria in un centrocampo come quello dell'attuale Juve non è facile. Io confido moltissimo in questo giocatore, anche se stasera, mi ripeto, sia nella fase di interidizione che in quella di impostazione (non sarebbe propriamente la sua, ma è bravo anche con i piedi) mi ha deluso.

CHIELLINI - Abbiamo un difensore centrale di livello mondiale. Essendo giovane deve ancora maturare sotto molti aspetti, ma è diventato veramente eccezionale. Sapevo che avremmo dovuto rinunciare ad uno tra lui e Legrottaglie per la partita di domenica prossima con la Fiorentina: entrambi erano diffidati. Meglio sia capitato ad uno di loro pittosto che ad entrambi. Curiosità: in occasione della testata fortuita con Stellone che ha causato una fuoriuscita di sangue ad entrambi, mentre all'attaccante granata hanno apportato le prime cure del caso (per 5 minuti buoni), Chiellini ha continuato a giocare con il sangue che gli scendeva dalla fronte come niente fosse... Highlander.

CAMORANESI - Ottimo nella posizione di centrale a centrocampo: quando c'è la classe puoi giocare ovunque.

NEDVED - Lo adoro. Per me è unico. Lui, Buffon, Del Piero, ... Giocatori per i quali speri che la carta di identità sia solo un foglio di carta che non indichi veramente che anche per loro gli anni passano. Li ami - sportivamente parlando - talmente che speri siano immortali, che giochino per l'eternità. Ma sono esseri umani in tutto e per tutto, come è naturale che sia. E sbagliano pure loro, ogni tanto. Pavel lo ha fatto: ha commesso un errore grosso come una casa. Perchè con quella sciocchezza su Comotto adesso la Juve dovrà giocare contro la Fiorentina senza di lui, Zanetti e Chiellini: fate un pò i conti... Passare una serata tremenda come quella di sabato scorso con la Reggina, soffrire perchè non riesci a vincere il derby.... Tutto può starci. Ma se fai errori come il suo stasera e quello di Cristiano Zanetti sabato sbagli due volte: nell'immediato e nel futuro. Anche perchè metti in difficoltà i tuoi compagni che devono fare a meno di te per almeno due incontri. Rosso diretto, non si scappa. Ho giocato a calcio anch'io, a livello più che amatoriale: so cosa ti passa nella testa in quei momenti. Ma loro sono iper-professionisti e campioni: non possono fare questi errori in più occasioni. Spiace dirlo, ma è così.

Ora aspettiamo gli incontri di domani. Vediamo cosa succederà.

Forza Juve!


JUVENTUS-TORINO 0-0
JUVENTUS (4-4-2): Buffon; Zebina, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Palladino (18' st Nocerino), Camoranesi, Sissoko, Nedved; Iaquinta, Del Piero. In panchina: Belardi, Birindelli, Grygera, Stendardo, Salihamidzic, Tiago. Allenatore: Ranieri.
TORINO (4-4-2): Sereni; Comotto, Natali (27' pt Dellafiore), Di Loreto, Pisano; Diana (3' st Rosina), Grella, Barone, Zanetti; Stellone, Recoba (36' st Lanna). In panchina: Gomis, Corini, Di Michele, Ventola. Allenatore: Novellino.
ARBITRO: Rizzoli di Bologna.
NOTE: Serata serena, terreno in ottime condizioni. Spettatori: 25 mila circa. ESPULSI: Nedved (J) al 47' st. AMMONITI: Chiellini (J), Palladino (J), Recoba (T), Nocerino (J), Pisano (T), Dellafiore (T). Angoli: 11-8 per la Juve. Recupero: 2' pt, 5' st.

lunedì 25 febbraio 2008

Ma guarda un pò...

ROMA, 25 febbraio – Lo scorso aprile veniva sospeso dall’Associazione Italiana Arbitri, dopo che il suo nome era spuntato dalle intercettazioni dello scandalo che il calcio si apprestava a vivere. Oggi Gianluca Paparesta chiede di tornare a fare il suo sul campo di gioco, vista l’archiviazione della sua posizione da parte dei magistrati: «Sono sempre stato fiducioso e rispettoso del lavoro della magistratura, ero certo che sarebbe stata appurata la mia estraneità a qualsiasi ipotesi accusatoria. Era chiaro e doveroso - aggiunge - che il clamore della vicenda meritasse un approfondimento della mia posizione, dunque anche se con rammarico ho ritenuto giusta e legittima la sospensione cautelativa comminatami dal presidente dell'Aia. Ora sono fiducioso e rispettoso delle valutazioni che gli organi di giustizia sportiva competenti faranno».
I sorteggi arbitrali non erano truccati, Paparesta viene prosciolto dalle accuse a lui rivolte... Passo dopo passo, poco alla volta, le cose stanno venendo fuori... E deve ancora parlare Moggi. Presumo lo farà alla fine di questa vicenda, quando gli accusatori non avranno la possibilità di ribattere in alcuna maniera. La vendetta è un piatto che va servito freddo...

domenica 24 febbraio 2008

Reggina-Juventus 2-1


Un furto. Uno scandalo. Una vergogna senza fine.
LA SITUAZIONE - Non mi sarei mai aspettato una cosa del genere. Eppure le avvisaglie si erano viste sin dai primi momenti: 2a giornata di campionato, partita in trasferta a Cagliari. Due rigori concessi alla squadra sarda (uno, a mio parere, non c'era), un terzo assegnato e poi tolto immediatamente data l'evidente inesistenza dello stesso. E poi avanti così, poco alla volta. Con una casistica curiosa: ogni qualvolta la Juve prendeva coscienza della propria forza ritrovata e/o comunque delle possibilità di poter dire la sua anche per traguardi prestigiosi all'interno di questo campionato (scudetto o secondo posto che fosse) puntualmente capitava una partita con torti arbitrali evidenti anche ad un bambino. In molte occasioni visibili a velocità normale, quella d'azione per intenderci. Senza l'uso della moviola.
LA MOVIOLA - Ho sempre criticato (e odiato) l'utilizzo smodato di questo strumento: utile per chiarire dei dubbi, inutile e dannoso quando viene utilizzato per strumentalizzare le situazioni a favore o danno di questa o quella società. Tra quelle danneggiate dal suo utilizzo - guarda caso - non figura mai il Milan, cosa che invece, per anni, è sempre capitato alla Juve. Nel mezzo l'Inter, che cercava di giustificare le scelte sbagliate di mercato o i propri errori adducendo a decisioni esterne al rettangolo di gioco, che finivano poi col compromettere la regolarità dei campionati. Salvo poi voler considerare veritiero quello attuale. Dove è favorita quasi tutte le domeniche dalle decisioni arbitrali e si trova a condurre un campionato nel quale le ex-giacchette nere stanno uccidendo le speranze di rivalsa delle dirette inseguitrici. Il dannno più grosso, poi, la moviola lo ha generato nella creazione di personaggi come Pistocchi. Un insulto vivente al mondo del calcio. Per non parlare dei vari Graziano Cesari e Daniele Tombolini. Se poi come conduttore di una trasmissione hai Sandro Piccinini e commentatrice Elisabetta Canalis... Il gioco è fatto. Questa gente non si rende conto che ogni parola da loro detta all'interno delle trasmissioni a cui partecipano può creare tensioni così notevoli (soprattutto nella mente di chi non è capace di gestire le emozioni calcistiche) da sfociare in episodi di violenza veri e propri. Oppure di indirizzare i tifosi che non approfondiscono mai le situazioni descritte a pensare sempre male, anche quando il male non esiste. Il vero utilizzo che personalmente farei della moviola è quello di dimostrare - a velocità ridotta, per meglio apprezzarne le qualità - come un Del Piero o un Pirlo battono le punizioni, come dribblano Cristiano Ronaldo o Ronaldinho. Per far vedere al rallenty una corsa furiosa di Nedved o uno scatto bruciante di Kakà. Oppure per esaltare le parate di Buffon. Questi sono alcuni dei gesti per i quali noi tifosi, TUTTI, ci siamo innamorati di questo sport. E' questo il motivo principale che ci spinge ad amare persone che non conosceremo quasi mai, che ci fa sentire orgogliosi di averli - a volte - nella propria squadra del cuore. Da piccolo, con gli amici, si mettevano a terra quattro zainetti da scuola, non appena le lezioni erano terminate. Questi erano i pali. Poi un pallone, "bim bum bam" per decidere le squadre e via col divertimento. Ai bimbi di oggi, cosa lasciamo? Pistocchi che parla come un messìa? Moratti che parla di onesti? Questi arbitri? Ora basta.. Torniamo al calcio giocato... Via Collina e questa massa di brocchi incompetenti e iniziamo a mettere arbitri e guardalinee (4, a mio modo di vedere) stranieri, totalmente slegati da questa Lega di mafiosi (altro che Moggi... Adesso la gente capirà da cosa ci stava difendendo?), inseriamo i giudici di linea e piantiamola di parlare di chip nel pallone o di cavolate del genere. Seguiamo le direttrici di esperti del calibro di Platini.
SECONDO POSTO - Parlare della partita con la Reggina non ha alcun senso, inserisco il tabellino dell'incontro a fine post più come prassi che non come promemoria: è tutto da dimenticare. Non sono un critico cinematografico, e quella di ieri sera non è stata una partita, ma una finzione cinematografica. Un film, appunto. Per quello ci sono gli esperti. Io, da umile appassionato, mi limito a dare una mia valutazione alle partite giocate sul campo. Dopo la partita vinta sulla Roma confessai le mie paure per l'incontro con la Reggina. Purtroppo anche questa volta sono stato un buon profeta. Non immaginavo si arrivasse a questo, ma sentivo che non sarebbe stato facile. Ma rimango della mia idea: la Juventus arriverà seconda. Dalla prossima partita (il derby col Torino) avremo una serie di incontri nei quali la Juve otterrà ottimi risultato, spesso giocando anche bene. Questi sono i momento delicati nei quali si vede il carattere di una squadra: perdonatemi la presunzione, ma gente col carattere come "quelli della Juve", in giro ce ne son ben pochi. Quello è nel nostro DNA. Anche tutto quello che è passato non è servito agli altri a toglierci quell'anima guerriera che chi indossa questa maglia acquisisce in automatico. Potranno prenderci anche due scudetti, mandarci in serie B... Ma l'anima... Quella non ce la toglieranno mai. Serviva forse ancora una spinta morale che ci consegnasse quella rabbia in più per evitare ogni volta di prendere uno schiaffo prima di doversi svegliare: bene, ora ci sono riusciti. Basta piangersi addosso: la società DEVE intervenire in maniera pesante, riprendendo in mano il ruolo autorevole che ha sempre avuto; la squadra deve reagire immediatamente (il derby non poteva capitare in un momento migliore...), noi dobbiamo continuare a sostenere la Juve quanto e più di prima. Perchè una cosa è sicura: come avevo scritto nel post dopo l'incontro con la Roma, a me di "dare fastidio" non me ne frega nulla. Io voglio "fare paura". Voglio vincere. E se ora ci sono questi arbitraggi strani è perchè a qualcuno paura gliel'abbiamo già fatta venire. Hanno solo commesso un grosso errore: questi arbitraggi avrebbbero dovuto pilotarli a fine annata, quando i risultati erano ancora indecisi. Si sono mossi troppo presto. Se vuoi fare delle furberie devi essere in grado di farle. Altrimenti fai la figura del pollo. Che questo è un campionato falsato se ne sono accorti tutti: ora hanno il fucile spianato da ogni direzione. TV, giornali, trasmissioni: che sia così falsato non fa piacere a nessuno. Ora ci lasceranno in pace. E i veri valori usciranno fuori. Grazie...


Forza Juve!



REGGINA-JUVENTUS 2-1 (primo tempo 1-0)
MARCATORI: Brienza (R) al 33' p.t.; Del Piero (J) al 27', Amoruso (R) al 48' s.t.
REGGINA (3-4-2-1): Campagnolo; Lanzaro, Valdez, Aronica; Cirillo, Barreto, Cascione (19' s.t. Tognozzi), Modesto (37' s.t. Costa); Vigiani, Brienza (42' s.t. Makinwa); Amoruso. (Novakovic, Hallfredsson, Cozza, Alvarez). All. Ulivieri.
JUVENTUS (4-4-2): Belardi; Grygera (16' s.t. Salihamidzic), Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Camoranesi, Sissoko, C. Zanetti, Nedved; Del Piero, Palladino. (Vanstrattan, Birindelli, Stendardo, Tiago, Castiglia, Pasquato). All. Ranieri.
ARBITRO: Dondarini di Finale Emilia.
NOTE: spettatori 18.000 circa. Espulso Zanetti (J) al 95' per fallo su Amoruso . Ammoniti Grygera, Lanzaro, Amoruso, Brienza, Legrottaglie. Recupero 1' p.t. e 5' s.t.

mercoledì 20 febbraio 2008

lunedì 18 febbraio 2008

Juventus - Roma 1-0

Bene così!!! Finalmente abbiamo iniziato a percorrere la lunga strada che ci porterà a tornare grandi. Ora però non commettiamo l’errore più grosso che si possa fare: sedersi sugli allori. Non basta una vittoria – per quanto prestigiosa e ampiamente meritata – a risolvere una stagione. Qui c’è da lavorare (e tanto), anche perché alla Juventus il secondo posto è sempre stato (e sempre sarà) considerato un fallimento. Solo quest’anno – considerando tutte le attenuanti che conosciamo – potrebbe essere considerato un trionfo.
REGGINA-JUVENTUS - Lo confesso: ho il terrore di questa partita. La considero il crocevia di questa stagione, uno dei momenti più delicati ed importanti: se si dovesse vincere anche sabato allora si potrebbe dire di aver già inserito la freccia e di esserci spostati nella corsia di sorpasso (nei confronti della Roma). In caso contrario, invece, sempre tenendo conto che bisognerebbe vedere anche che cosa combineranno le nostre avversarie dirette, si tratterebbe di un leggero ridimensionamento. Nel post del dopo Udinese-Juventus continuavo a definirmi ottimista sul futuro immediato della squadra, così come lo ero nel fine settimana precedente dopo quella partita penosa giocata in casa con il Cagliari. Avvertivo potesse accadere quello che poi si è realmente verificato: con il rientro dei nostri “totem”, ne avrebbe giovato il rendimento della squadra. E – di conseguenza – sarebbero potuti arrivare i risultati. Così è stato, ora però non dobbiamo mollare. La Reggina in questo momento è il peggiore avversario che ci potesse capitare, per tanti motivi: noi ne veniamo da una vittoria importantissima, loro dall’ennesima sconfitta, con una situazione di classifica deficitaria, con l’unica speranza di salvare il salvabile partendo da un anticipo prestigioso contro la Juventus. In uno stadio sicuramente stracolmo di tifosi e con gli occhi di tutta l’Italia addosso. A Reggio abbiamo già lasciato – negli anni passati – punti importanti, ora non dobbiamo commettere questo errore. La partita interna col Cagliari che citavo prima deve essere un monito da non dimenticare. In quella domenica si era verificata anche una particolarità curiosa: le ultime in classifica avevano ottenuto – in contemporanea – una serie di prestazioni sbalorditive. Il Cagliari ci ha messo sotto per quasi tutta la partita, il Siena ha distrutto la Roma (3-0), l’Empoli è stato punito dall’Inter a causa di un rigore inesistente, per poi sbagliarne uno che avrebbe comunque permesso loro di non perdere l’incontro. A riprova del fatto che nel calcio (più che in altri sport) non importa la posizione classifica della squadra che incontri, ma il suo stato attuale di forma. Con la giusta concentrazione (quella dimostrata contro i capitolini) potremmo concretamente vincere, e iniziare a correre. Perché condivido le dichiarazioni rilasciate più e più volte da vari esponenti della società sul fatto che quest’anno avremmo potuto dare fastidio a molte squadre. Però – perdonatemi – ma fastidio lo danno le zanzare, le mosche. Mettiamoci pure i piccioni. Ma la Juventus non deve solo dare fastidio: deve essere aggressiva, deve sfiancare gli avversari, deve dominarli. Deve far paura.
JUVENTUS-ROMA - Di tutto si può dire di Ranieri, ma non che gli manchi il coraggio. All’andata, all’Olimpico di Roma, la Juve si era presentata col tridente quasi con la forza della disperazione. Ne venivamo da due domeniche strane, avevamo vinto a Cagliari grazie alle invenzioni di Camoranesi, in una partita dove abbiamo visto le streghe per tutti i 90 minuti. Con l’Udinese, poi, Camoranesi si era fatto nuovamente male, e noi avevamo perso in casa con il famoso goal di Di Natale. Tiago e Almiron erano due oggetti non identificati… Cosa fai? Se devo perdere, almeno perdo con onore. E invece ne era venuta fuori una prestazione maiuscola, con moltissime difficoltà (si era pure infortunato Andrade), ma con un pareggio frutto dell’ennesima prova di cuore della squadra. Anzi, più che di cuore, di orgoglio. Un orgoglio infinito. Come già detto e ripetuto nel blog, sabato ho fatto il mio ritorno a Torino a vedere la Juve dal vivo. Non appena l’arbitro ha fischiato l’inizio della contesa, ho notato lo stesso atteggiamento dei giocatori che ammiravo sino a due anni fa: “Da qui non uscite vincitori”. Subito aggressivi, si sono sfiancati tutti in una corsa continua per cercare di coprire tutte le zone del campo, con l’intento di tenere la Roma sotto pressione nella propria metà campo e – in contemporanea – di non sbilanciarsi troppo. Dalla mia postazione (vicino alla curva Sud) vedevo bene Camoranesi, si trovava proprio sotto di me. Bene, si è sfiancato per tutta la durata del primo tempo ad attaccare e – subito dopo – a tornare indietro per dare una mano a Zebina. La Juve non avrebbe potuto durare due tempi con quello schema, troppo offensiva. Ha voluto imprimere il suo marchio con prepotenza sulla partita, per poi – progressivamente – coprirsi sempre più (Nocerino prima, Sissoko poi). Sono contro la clonazione umana, per coscienza, credo religioso e tutto quello che volete. Ma credetemi che per Nedved un’eccezione la farei… Sulla punizione di Del Piero ho poco da aggiungere rispetto a tutto quello che è già stato detto e scritto: l’unica cosa che posso fare è assicurarvi che – al momento in cui stava per partire – noi quattro, allo stadio, eravamo stra-sicuri che segnasse. Troppo concentrato, sereno, convinto… Sensazioni, ma vi assicuro che siamo schizzati in piedi quando ancora la palla non era entrata. Ci è bastato vederla superare la barriera. A me ha ricordato alcuni momenti dell’infanzia: anche quando le tirava Platini mi comportavo alla stessa maniera.
TERZO TEMPO – Avrei il piacere che qualcuno mi spiegasse come deve funzionare (ora che è diventato obbligatorio) questa procedura. Partita finita, l’arbitro e i guardalinee si posizionano a centrocampo, i giocatori della Juve li seguono. E poi? E poi Totti (offeso? Deluso? Non ci hai purgato? O più semplicemente non sai perdere?) se ne va per i fatti suoi verso lo spogliatoio. Seguito da altri 3 o 4 compagni. Dalla mia postazione mi sembrava uno di loro fosse Mancini, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Ho apprezzato la sportività degli altri giocatori i quali sono andati – di loro spontanea volontà – a cercare gli juventini, che ormai si erano disuniti vedendo che tutto era andato all’aria. Ma perché? Qual è l’ammenda per non aver seguito questa regola? Perché se di regola si tratta ci dev’essere anche una sorta di “punizione” se qualcuno non la rispetta, giusto? E’ una buffonata, l’ennesima. Senza passare per Nostradamus, ma anche questa l’avevo prevista in un commento ad un post nel blog di Stefano Discreti qualche mese fa, allorquando – dopo aver fatto i miei più sinceri complimenti ai giocatori della Fiorentina per la loro iniziativa – avevo accettato con il beneficio del dubbio l’imposizione di questo nuovo modo di concludere le partite. O si farà bene, dissi, o sarà una delle tante buffonate a cui siamo costretti ad assistere impotenti. Piccola provocazione: ma gli scienziati che decidono queste cose fanno tanta fatica a pensare ad un sistema semplice per imporre le loro idee? Esempio? Io sono l’arbitro, convoco tutti e 22 i giocatori in mezzo al campo a fine partita. Chi manca? Totti? Benissimo: 1 giornata di squalifica. Punto. Non bisogna essere dei geni di una civiltà superiore per pensare queste cose. Basta aver giocato qualche partita a calcio.
SACCANI – Confesso, non ho mai (anche in passato) prestato molta attenzione agli arbitri che capitava dovessero condurre una partita della Juve. Ma per quello di sabato faccio un’eccezione… Al mattino compro il giornale, guardo la sua foto e mi domando: “Saccani… Ma non l’ho già visto?”. Parto in macchina verso l’Olimpico con gli amici: “Ragazzi, ma ‘sto Saccani non era quello di Juve-Sampdoria? Quello che non aveva dato un rigore solare a Trezeguet? Quello che aveva permesso – a rotazione – a quasi tutti i giocatori della Samp di prodursi in svenimenti a ripetizione senza prendere alcun provvedimento?”. E gli altri: “Boh… Speriamo solo non sia lui, altrimenti siamo messi davvero bene…”. E’ stata la prima cosa che abbiamo chiesto allo stadio ai nostri vicini di sedia. Era lui… Qui non si tratta soltanto di sudditanza psicologica: ragazzi, questi sono grammi da far paura. Sono scarsi. Non giriamoci intorno. E basta con le sciocchezze del tipo: “Ma gli arbitri italiani sono i migliori…”. Ma da quanto tempo non è più così? Qualcuno sostiene che in Italia ci sono ancora dei portieri forti: ma questa gente non l’ha capito che le cose cambiano nel corso degli anni? Che puoi avere anche una scuola formidabile di portieri, difensori, arbitri e così via ma che può anche capitare di trovarsi in un ciclo sfortunato dove sei circondato da gente incapace? Per sua natura la classe arbitrale (come sostiene l’ormai ex-direttore di Tuttosport Padovan) è corruttibile, nel senso che – non esistendo una federazione autonoma a tutti gli effetti - l’arbitro è palesemente condizionato nei suoi giudizi (e quindi diventa meno “arbitrale”) proprio dalle valutazioni che i presidenti delle squadre più potenti fanno di lui. “Mi fai un torto? Col cavolo che arbitri un’altra partita della Juve, dell’Inter o del Milan…”. E se non arbitri partite importanti, perdi visibilità. Se perdi visibilità, retrocedi ad arbitrare partite di seconda serie. Se partecipi a pochi incontri, non guadagni. Se non guadagni, te ne puoi anche stare a casa. E’ un sistema marcio anche solo così com’è concepito, da una vita. E le società che ciclicamente sono più potenti (e vincenti) è naturale che ne traggano il loro beneficio. Anche qui non ci vuole uno scienziato a capirlo. Ma ci vuole tanto (ad esempio) a pensare ad una terna arbitrale composta da due guardalinee italiani e un arbitro straniero, fuori da ogni condizionamento? In fondo è lui che decide per ultimo. Certo, deve essere coadiuvato bene dagli assistenti, ma certi svenimenti in mezzo al campo, certi falli fischiati senza che neanche ci siano dei contatti, secondo me con un arbitro inglese o scozzese non capiterebbero più. Un inciso: io sono per i quattro guardalinee. Anche qui qualcuno mi potrebbe spiegare come si può chiedere ad un guardalinee – mettiamo un dentista di 37 o 40 anni - di seguire Suazo in contropiede al 90??? Magari una partita nella quale lo stesso giocatore è entrato per sostituire Cruz da pochi minuti (quindi è ancora fresco fisicamente): come si fa? Ma possibile che non ci arriva nessuno tra loro? Boh…
ALL’OLIMPICO – La mia casa è il Delle Alpi. L’Olimpico ammetto che mi ha fatto una piacevolissima impressione: bello, confortevole. La partita si vede benissimo, ci sono hostess e steward ovunque. Rispetto ai miei tempi (quelli della Triade) c’è una gestione più all’americana: presentatore col microfono inquadrato dai maxi-schermi, intrattenimenti anche durante l’intervallo. Forse prima c’erano meno fronzoli e più sostanza, ma non mi dispiace neanche questo: il pubblico non viene visto come un pollo da spennare ma – anche se siamo ancora lontani dall’essere a livelli di eccellenza – si cerca di rendere il più confortevole possibile la sua permanenza all’interno dello stadio.
CHE BELLO – Che bello tornare a casa in nottata, cantando a squarciagola da solo in macchina la tua gioia per aver vinto uno scontro diretto contro una grande rivale. Che bello scendere in paese il mattino successivo, comprare il giornale e vedere la foto di Alex che corre gioioso, dopo aver segnato, con la lingua fuori. Che bello accendere il pc e vedere i tuoi amici blogger entusiasti della Juve. Vedere che hai conosciuto nuove persone con le quali condividere questi momenti. E siamo solo all’inizio…
Siamo tornati…
Forza Juve!!!

JUVENTUS-ROMA 1-0
MARCATORE: Del Piero al 45' p.t.
JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon; Zebina, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Camoranesi (1' s.t. Nocerino), Zanetti, Nedved (36' s.t. Palladino); Del Piero; Iaquinta, Trezeguet (23' s.t. Sissoko). (Belardi, Grygera, Salihamidzic, Tiago). All. Ranieri.
ROMA (4-2-3-1): Doni; Cassetti, Ferrari, Mexes, Tonetto; De Rossi, Pizarro (28' s.t. Aquilani); Taddei (15' s.t. Giuly), Perrotta (37' s.t. Esposito), Mancini; Totti. (Zotti, Panucci, Cicinho, Brighi). All. Spalletti.
ARBITRO: Saccani.
NOTE: spettatori 25 mila circa. Ammoniti Mexes, Chiellini, Mancini, Nocerino. Recupero: 1' p.t., 4' s.t.


domenica 17 febbraio 2008

Anche questa volta hanno portato fortuna...

Erano 2 anni che non andavo allo stadio a Torino per vedere giocare la Juve: solito rito (4 barrette della Kinder mangiati in autogrill prima della partita) e - fortunatamente - soliti risultati...
Forza Juve!!!!!!!!
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