martedì 11 dicembre 2007

Recupero lampo per Molinaro: operato oggi, forse gia' in campo contro la Lazio

Questo pomeriggio presso la clinica Fornaca di Torino e’ stato operato Cristian Molinaro che si era infortunato alla mano destra durante l’ultima gara di campionato contro l’Atalanta. L’intervento, effettuato in anestesia locale dal professor Quaglia, e’ perfettamente riuscito.A Molinaro e’ stata applicata una vite a compressione ed e’ quindi stata ridotta la frattura al terzo metacarpo. Il giocatore, al quale e’ stato applicato un comodo tutore, gia’ da questa sera sara’ a casa e dopo un giorno di riposo giovedi’ riprendera’ gli allenamenti. Una volta valutate le sue condizioni si decidera’ per un eventuale utilizzo per la trasferta contro la Lazio.
Potrà sembrare strano, ma ora come ora è diventato un giocatore quasi indispensabile. Speriamo recuperi per la partita di sabato sera con la Lazio. Non abbiamo molte alternative su quella fascia: Birindelli, Criscito, Grygera, Zebina. Non andrebbe bene nessuno, per ognuno di loro si tratterebbe di una soluzione di ripiego. C'è chi è fuori ruolo e chi - in quella posizione - renderebbe davvero poco. Il titolare, Chiellini, è ormai diventato un centrale coi fiocchi. L'unica idea praticabile (con la possibilità di una buona riuscita) penso possa essere quella di inserire Criscito al centro della difesa spostando lo stesso Chiellini sulla fascia sinistra.

Portsmouth, Benjani: "Juve, no grazie"

L'attaccante zimbabwese del Portsmouth Benjani (29), vice-capocannoniere della Premier League inglese con 8 goal in 16 partite, ha smentito l'ipotesi di trasferirsi alla Juventus in gennaio. "Non credo che lascerò il Portsmouth, sto talmente bene qui che non penso proprio a nessuna offerta. Voglio restare ancora a lungo".

Perdonatemi... Ma chi è?

lunedì 10 dicembre 2007

Laurent, questo sconosciuto. Suo il primo gol in un Mondiale

Segnare il primo gol nella storia dei Mondiali di calcio e vivere da (quasi) perfetto sconosciuto. E' quello che successe a Lucien Laurent, che, se fosse ancora vivo, oggi compirebbe 100 anni. Il suo momento di gloria arrivò il 13 luglio 1930. In Uruguay (a Montevideo, dove si giocarono tutte le partite) cominciava il primo «mundial». Le squadre erano 13 e nove erano americane. Per l’Europa c’erano solo Francia, Jugoslavia, Belgio e Romania. La trasferta costava troppo per molti, Italia compresa. Le britanniche avevano detto no perchè si sentivano superiori. La prima partita, Francia-Messico, fu giocata davanti a meno di mille spettatori. Era inverno e nevicava. Dopo 19 minuti un lungo rinvio del portiere francese finisce a Chantrel che lancia l’ala Liberati. Il suo cross cade sui piedi di Laurent che tira al volo dal limite dell’area e batte il portiere Bonfiglio. La partita finirà poi 4-1 per la Francia, ma i Bleus perderanno per 1-0 le partite successive contro Argentina e Cile e saranno eliminati. Laurent si fa male contro l’Argentina e il suo mondiale finisce lì. Nella rosa francese c’era anche il fratello Jean, che non giocò neanche un minuto. Il mondiale lo vinse l’Uruguay battendo in finale (4-2) l’Argentina. Sul podio anche Usa e Jugoslavia.Ma chi era Lucien Laurent? Un piccoletto soprannominato «petit Lulu», alto un metro e sessantadue, con la maglia numero 10, che faceva l’operaio alla Peugeot. Era nato a Saint-Maur-des-Fosses il 10 dicembre 1907, non lontano dalla capitale; aveva cominciato a giocare nel C.A. Paris e si era poi trasferito al Sochaux, dove c’era la sede della Peugeot. Il piccolo centrocampista si allenava al mattino e lavorava in fabbrica al pomeriggio. La rete segnata a Montevideo lo rese famoso, ma solo in seguito. Lui stesso raccontò di non essersi reso conto, sul momento, dell’importanza di quel gol. Laurent, tuttavia, non diventò un veterano della nazionale. Per i bleus giocò solo dieci partite segnando anche un’altra rete, nel 1931 contro l’Inghilterra, ma non partecipò ad altri mondiali. Alla fine della carriera giocò nel Besançon, squadra della quale divenne anche allenatore. A Besançon, dove aveva anche aperto una birreria, Laurent è morto l’11 aprile 2005, a 98 anni. Pochi anni prima, nel 1998 (l’anno dei mondiali vinti dalla Francia), aveva ancora calciato il pallone, dando l’avvio ad una partita amichevole fra il Sochaux e il Saint-Etienne.

Sampdoria: Cassano ‘Mazzarri? Mi sa gestire’


Milano, 10 dicembre - Antonio Cassano alla Sampdoria poco alla volta sta facendo vedere quello che sa fare. Contro l’Udinese e` stato lui a procurarsi il rigore trasformato da Bellucci ed e` stato suo l’assist a Maggio per il provvisorio 1-2. Una rinascita su cui il tecnico Walter Mazzarri puo` prendersi i meriti: ‘Lui oltre ad essere un grande allenatore – ha dichiarato Cassano – e` anche una gran brava persona. Ti sa gestire e sa darti consigli. Su determinate cose fa decidere anche me, mi fa gestire nel modo migliore e questa per me e` la cosa piu` importante. Mazzarri e` pronto per una grande squadra’.

Parlava così anche di Capello...

domenica 9 dicembre 2007

Juventus-Atalanta 1-0



Ho dovuto cambiare il digitale terrestre. Siamo proprio in Italia… Non finirò mai di dirlo… A quanto pare il digitale terrestre della Telesystem è diventato incompatibile (almeno il mio… ) con la nuova tessera della Mediaset Premium. Dopo aver visto in Parma-Juventus i giocatori muoversi come ballerini di rap impazziti, ho chiamato il centro assistenza Mediaset per chiedere notizie: la diagnosi variava dal segnale di ricezione debole al mio digitale incompatibile con la tessere messe in vendita la scora estate. Ho capito: quando ti si guasta un videoregistratore, un lettore cd/dvd, un digitale terrestre, se non sei più in garanzia tanto vale cambiare. Tra manodopera e tempi di attesa ti viene la gastrite. Vài, compri e tutto si risolve in un lampo. Ora l’ho preso “marchiato” Mediaset Premium. Tutto fatto in casa del “nano di Arcore”, ora non ci saranno sicuramente più problemi di incompatibilità. Forse di conflitti di interesse… Con l’Atalanta Del Piero è partito di nuovo dalla panchina. A mio modo di vedere giustamente, guardando le ultime partite Iaquinta è diventato sempre più decisivo. Il primo tempo è stato bello, abbiamo avuto più azioni importanti sicuramente noi, l’Atalanta comunque ha dimostrato che la sua posizione in classifica non è frutto del caso. Del Neri ha trovato (dopo il Chievo) un’altra realtà - sia dal punto di vista umano che da quello societario - dove può esprimere tutto il suo potenziale. Ottima squadra, veramente. Dopo l’Inter ritengo sia stata la miglior compagine contro la quale abbiamo giocato a Torino. Ma abbiamo vinto noi, ancora grazie al carattere e a Nedved. Finalmente incisivo e decisivo. Se oltre a lui dovessimo recuperare in pieno anche Camoranesi, questa squadra potrà veramente fare un bel salto di qualità in alto. Ripeto il concetto espresso dopo la partita giocata contro l’Empoli: settimana dopo settimana stiamo conoscendo meglio noi stessi, facendo una sorta di “scrematura in campo” tra quelli che faranno parte del progetto-Juve e quelli che invece finiranno con l’accasarsi altrove. A gennaio, non per fare il solito tifoso che chiede aiuti in continuazione al mercato, non si potrà non intervenire in sede di campagna acquisti. Fosse col ritorno anticipato di Marchisio o con altri acquisti di valore, ma non si potrà andare avanti senza cambi in mezzo al campo. Le partite si vincono anche (soprattutto) lì. Tiago e Amiron (due giocatori per i quali ero d’accordo con il loro acquisto la scorsa estate da parte della società) sono uno perennemente in panchina, l’altro in tribuna. E se Ranieri continua a comportarsi così, un motivo valido lo avrà… Come al solito è stato grandissimo Buffon (un intervento nel primo tempo spettacolare), bravissimo Molinaro (non so davvero quanti chilometri avrà corso oggi), immenso Del Piero nel secondo tempo. Quando ci vuole ci vuole. Numeri d’alta scuola, a volte gli stessi compagni non capivano le sue idee. Bene al solito Zanetti e Nocerino, Zebina avessimo giocato ancora un quarto d’ora sarebbe stato sicuramente espulso. E’ veramente un giocatore strano: ottimi mezzi tecnici, rovina tutto con il carattere e la mancanza di concentrazione per 90 minuti di fila. Ad un certo punto gli “parte la valvola” e inizia a calciare via il pallone senza motivo (ammonito), guarda male i guardalinee, l’arbitro, gli avversari, persino i compagni. E finisce col perdere la testa. Male – almeno per questa volta - Iaquinta, malissimo Palladino. Bei numeri ma, almeno per quanto riguarda la partita di oggi, inutili. Trezeguet ci ha provato, eccellenti Legrottaglie e Chiellini. E poi Pavel… Se veramente volesse potrebbe continuare sino ai 40 anni. Un conto è farlo da difensore, ma per un centrocampista come lui… Un esempio di dedizione al lavoro, al gioco collettivo, al sacrificio. L’ultimo ad arrendersi. Un esempio. Nelle ultime tre partite è tornato a farsi sentire in campo. Certo che se dovesse veramente tornare ad essere protagonista… L’Inter va avanti come un treno, spiace farlo, è giusto però togliersi il cappello. Complimenti. Ma il campionato non è ancora finito… Forza Juve.

sabato 8 dicembre 2007

Ranieri teme l'Atalanta: "E' in un momento sublime"

Da: GAZZETTA.

TORINO, 8 dicembre 2007 - Due giorni dopo la sconfitta di Empoli in coppa Italia, l'allenatore della JuventusClaudio Ranieri non ha ancora smaltito quello che, stando alle sue parole, è decisamente più di un dispiacere. Prima della partita con l'Atalanta in campionato ha voluto lanciare un messaggio alle seconde linee bianconere: "Quando vedi una prestazione del genere non puoi essere contento. Potrebbe essere che io abbia esagerato a cambiare tanti giocatori, anzi certamente. Ma quelli che sono andati in campo avrebbero dovuto bruciare l'erba, farla diventare marrone, ararla. Invece è stata arata dai giocatori dell'Empoli, anche loro in campo con molti nuovi. È stata un'occasione persa, non un passo indietro della Juve. Ho dato delle possibilità e non sono state colte al volo. Ora bisognerà vedere se ce ne saranno delle altre". Nessun nome in particolare, quando il discorso dal generale lo si sposta sui singoli Ranieri ha l'abitudine di non lasciarsi andare a sfoghi. E allora: "Tiago mi ha soddisfatto", oppure "a gennaio non va via nessuno".

Grandissimo!!! Così si parla!

venerdì 7 dicembre 2007

La mia fortuna è stata la Juventus

Da: EUROSPORT.


Torino, 7 dicembre - (Adnkronos) - "Lo dico sempre, la mia fortuna e' stata la Juventus". L'ex difensore della Juventus, Paolo Montero, racconta la sua esperienza in Italia in un'intervista rilasciata a 'Sky Calcio Anteprima'. "L 'Atalanta mi ha aiutato a crescere ma la Juve e' stata la fortuna della mia carriera". Con la maglia bianconera, il difensore uruguayano ha vinto praticamente tutto, anche grazie ad un allenatore vincente come Marcello Lippi. "Io e Lippi abbiamo sempre avuto un rapporto sincero. Lo ringraziero' sempre perche' e' stato lui che mi ha voluto alla Juve. Abbiamo avuto un rapporto bellissimo perche', lo dico sempre, mi piacciono i rapporti quando ti dici le cose in faccia. Con l'Atalanta non siamo andati in Uefa per un punto. E' andato al Napoli ed e' andato in Uefa, e' arrivato alla Juve dopo dieci anni ha vinto tutto, e' andato in Nazionale e ha vinto la Coppa del Mondo. E' un vincente". Montero vanta tuttora il record di espusioni nel campionato italiano. L'uruguayano si giustifica affermando che i tanti cartellini rossi ricevuti erano colpa del suo ruolo: "Ho avuto espulsioni, giuste e sbagliate. Quando hai tante espulsioni, quando hai battuto un record, non ti puoi giustificare. Secondo me, la regola del fallo da ultimo uomo e' stata la causa di tanti cartellini. Dieci, comunque, me gli sono meritati". Sono due anni che Montero ha lasciato l'Italia, ma ogni volta che torna a Torino viene accolto con molto affetto: "Per me tornare a Torino e' un orgoglio, per come mi ricevono, per come mi aspettano. Cosa mi manca di piu' del calcio? Lo spogliatoio. La cosa piu' bella del calcio, secondo me, e' lo spogliatoio, perche' li' si vive tutto, si fa gruppo, si vince, si perde, li' c'e' tutta la felicita', la sofferenza, c'e' tutto".
Ah, Montero... Quanto ci manchi...

Empoli-Juventus 2-1

Non sono riuscito a veder la partita. Come moltissimi juventini. Anni fa in televisione non potevi guardar altro che partite, non avevi scelta. Compreso le amichevoli inutili, perfino qualche allenamento definito di "lusso". Da quanto ho letto e visto si tratta di una sconfitta meritata. Il migliore in campo è stato Giovinco, la nostra "luce che verrà". La sua azione in occasione del primo goal - seppur aiutata da un centrocampo di burro - è stata stupenda. Bene così, settimana dopo settimana iniziamo ad avere le idee più chiare su quella che sarà la Juve del futuro (Iaquinta, Marchisio, lo stesso Giovinco). Agli altri, se vogliono rimanere, occorre darsi da fare.

Iaquinta, l'indispensabile

Da: GAZZETTA.


TORINO, 7 dicembre 2007 - Ancora Iaquinta. In casa Juventus, la nota lieta, una delle poche, dell'1-2 subìto nell'andata degli ottavi di coppa Italia con l'Empoli è l'ennesimo gol fondamentale dell'attaccante ex Udinese.

ACQUISTO AZZECCATO - Arrivato la scorsa estate quasi sotto silenzio, tra i mugugni di qualche tifoso - che si chiedeva che senso avesse acquistare un attaccante che potesse fare ombra a capitan Del Piero, oltre a rischiare di vanificare l'esplosione di un talento cristallino come Palladino - l'attaccante campione del mondo in Germania si è rivelato l'acquisto più azzeccato (con Nocerino) del mercato bianconero. A voler essere cattivi non solo per merito suo, ma anche per demeriti altrui. Nel senso che ieri a Empoli in campo c'erano tante riserve (anche se Ranieri non le chiamerebbe così), e tra loro era facile individuare i pezzi pregiati dell'ultima campagna acquisti: Tiago e Almiron. Che hanno steccato di nuovo. Così come Grygera e Criscito non hanno brillato. E invece a Iaquinta sono bastati 25' (è entrato al 20' della ripresa al posto di Palladino) per salvare la patria in ottica qualificazione. Nel dettaglio gli sono bastati 16' per insaccare un passaggio di Del Piero e tranquillizzare i tifosi, delusi dalla prestazione e allertati dal risultato.

GOL PESANTI - Il rendimento di Iaquinta non va valutato soltanto con le reti segnate. È un attaccante che si fa apprezzare per la sua duttilità tattica, che gli permette di adattarsi a diversi moduli tattici, e per le qualità atletiche e dinamiche, che gli consentono di sfiancare le difese avversarie ed aprire spazi a Trezeguet, Del Piero e agli eventuali inserimenti dei centrocampisti. Ma il valore aggiunto della prima parte di stagione sono stati i gol. Tanti e pesanti. Sei in campionato in 10 presenze, uno in coppa Italia in due apparizioni. Gol che non si sono fatti attendere: già due alla prima giornata, contro il Livorno. Poi alla 4ª è arrivato, all89', il bersaglio fondamentale, per il 2-2 a Roma contro i giallorossi. Allora Iaquinta era partito titolare in un tridente d'attacco con Trezegol e Del Piero. Poi alla 7ª altra trasferta impegnativa e altro regalo. È stato suo il gol del momentaneo 1-0 a Firenze (poi i viola pareggiarono nel finale). Quella volta Iaquinta era partito titolare in coppia con Trezeguet. Alla 12ª giornata un altro gol provvidenziale: a Parma, ancora nel finale. All'83'. Per perfezionare una rimonta da 0-2 e chiudere i conti sul 2-2. Stavolta era partito dalla panchina. Infine alla 13ª giornata, contro il Palermo, è arrivata la sesta perla. E non è che i gol di Iaquinta tolgano opportunità e occasioni a Trezeguet e Del Piero: il francese è il capocannoniere della serie A con 11 centri, il capitano bianconero (con cui spesso Iaquinta è in ballottaggio) in campionato è già andato a segno 5 volte. E la Juventus ha il secondo attacco del campionato, con 29 gol, uno solo in meno della Roma, alla pari con l'Inter.

NUOVO RAVANELLI? - Insomma, finora quello tra la Juventus e Iaquinta è stato un matrimonio fortunato. E i tifosi che a inizio stagione sbottavano per qualche controllo di palla un po' ruvido ora sono già pronti a perdonarlo. In fondo Iaquinta ricorda un po', per l'attitudine al sacrificio e la continuità in zona gol, un certo Ravanelli. Che assieme a Vialli e Del Piero fece le fortune della prima Juventus di Lippi. Così come Vincenzo con Trezeguet e l'eterno Ale promette di continuare a fare con la prima edizione targata Ranieri.

E' un giocatore che incarna alla perfezione lo spirito-Juve. Non pensavo fosse così forte. E così decisivo.

giovedì 6 dicembre 2007

zebrabianconera10


Ho creato da pochi giorni questo blog. Ho preso spunto da quelli che ho visitato in giro per internet, ho deciso di farne uno anch’io, da condividere con un gruppo ristrettissimo di Amici (Enrico, Giovanni e Michele) - gli unici che conoscono “la mia vera identità” - e con un gruppo immenso, quello dei tifosi juventini e del calcio in generale, che condividono la passione per questo meraviglioso sport.
Per gioco, per riservatezza, per insicurezza, sicuramente non per presunzione mi sono scelto uno pseudonimo d’arte, questo “zebrabianconera10”, un po’ come ho visto fare ad altri, scegliendo quindi un nome che sintetizza la passione per il bel calcio (i numeri 10 ne sono da sempre la migliore espressione) con l’amore per la Juventus, attraverso il suo simbolo (la zebra) e i suoi colori (il bianco-nero).
Le domande più banali che un tifoso potrebbe sentirsi fare potrebbero essere queste: perché tifi questa squadra? Cosa rappresenta per te? Hai episodi della tua vita che colleghi a qualche evento che riguarda la tua squadra del cuore? Cosa provi quando vince o quando perde?
Non so se un tifoso si è mai posto da solo questi quesiti, dovessero capitare a me… Risponderei così… Partiamo…
Se penso alla Juventus mi vengono in mente tre parole: STILE, CLASSE e POTENZA. In sintesi: Gaetano Scirea. Nessuno come lui. Univa tutto questo: una correttezza esemplare, una classe immensa, la potenza di riuscire ad imporre queste caratteristiche all’avversario di turno dando l’impressione di non fare il minimo sforzo. Chi non l’ha visto giocare (anche fosse solo in televisione) non può capire. Sono cresciuto vedendo giocare quella Juve, dove lui ne era il capitano. I primi ricordi (sfuocati) si riferiscono a Liam Brady che calcia il rigore decisivo a Catanzaro, il rigore che ci permise di vincere uno scudetto. Sapeva già di andarsene, stava per arrivare Platini. Ma lui non si tirò indietro. Un signore. In casa avevamo un televisore piccolo piccolo, naturalmente in bianco e nero. Ricordo quella puntata di 90° minuto. Zoff, Gentile, Cabrini, …. Quante volte l’ho sentita nominare in questo ordine… E poi finiva con Rossi, Platini, Boniek. Che spettacolo. Ho ancora una foto in casa che mi ritrae disteso sull’erba in un prato, nella stessa posa assunta da Platini nella finale della coppa Intercontinentale a Tokyo, con la mia maglia bianconera sulla quale (a pennarello) avevo aggiunto il numero 10. Davanti avevo scritto “Ariston” e avevo disegnato lo scudetto con le due stelle sul lato sinistro. Dove c’è il cuore. Perché uno scudetto come lo espongono adesso le squadre (al centro, all’altezza dello sterno) che scudetto è? Anche qui le cose sono cambiate nel corso degli anni. In peggio. Lo scudetto lo si mette prima di tutto sul cuore, perché è con quello che lo si vince. Se si guardano tutte le foto delle maglie delle squadre vincitrici della massima competizione nazionale o della Coppa Italia negli anni passati, i rispettivi simboli si trovavano (anche a coppie) sempre e solo sul lato sinistro. Boh… Sono cresciuto con le immagini di Zoff, con quella meravigliosa maglia grigia con i bordi neri, senza nomi o sponsor ovunque ci fosse uno spazio per scrivere qualcosa. Con Gentile che si “mangiava” le maglie degli avversari, Cabrini che scendeva come un treno su quella fascia sinistra. Con le magìe di Platini, che – quando sistemava il pallone per terra prima di calciare una punizione – sentiva già l’urlo di gioia provenire dagli spalti. Si sapeva che 9 volte su 10 sarebbe stato un goal. O direttamente o indirettamente. Da quelle parti passava Paolino Rossi… Poi c’era Boniek, il “bello di notte”. I giocatori del Liverpool se lo sognano ancora adesso dopo esserselo trovato di fronte nella finale di Supercoppa Europea a Torino. Mi ricordo come fosse ora quella partita. Lanci di 40 metri di Platini, palla che sembrava persa nel vuoto, poi arrivava Zibì… E poi c’era l’Avvocato, con l’orologio sul polsino. C’era Boniperti, il Presidente, che non reggeva più di un tempo la tensione della partita. E scappava all’intervallo, continuando ad ascoltare l’andamento dell’incontro alla radio, girando con la macchina per Torino. Il dopo Trapattoni, per noi juventini, è stato un calvario durato 8 lunghi anni, nei quali abbiamo assistito alla scesa in campo del “nano portatore di democrazia” (Grillo dixit), l’uomo di Arcore, che con i suoi metodi (e i suoi soldi) si è spinto oltre i limiti che avevano varcato i vari Agnelli, Dino Viola, Ferlaino, Ernesto Pellegrini, Moratti (padre). Tu mi piaci io ti prendo, tu mi piaci ma non mi servi… Ti prendo comunque, altrimenti vai da una mia diretta concorrente. Non avesse portato lui questo modo di agire lo avrebbe fatto qualcun altro anni dopo, ci saremmo arrivati comunque. Però, tant’è, ci ha pensato lui… Così abbiamo dovuto aspettare… Sino al ritorno di Umberto Agnelli e all’arrivo di Luciano Moggi, Roberto Bettega e Antonio Girando. La Triade. E poi Lippi. E la Juve “a tre punte”, nel primo campionato con i ”tre punti” a vittoria. Vialli, Ravanelli e Del Piero (e Baggio, ormai agli sgoccioli della sua militanza juventina). Una Juve non più-Baggio dipendente, dove il tifoso bianconero poteva smettere di pregare tanta salute alle ginocchia del Divin Codino, altrimenti erano guai… Quando girava lui si vinceva, altrimenti… ‘notte a tutti… Finalmente col bel Marcello una squadra vera, con tanto di due registi (Paulo Sousa e Deschamps) quando da anni non ne vedevamo manco l’ombra (ricordate Galia?). Scudetto, Coppa Italia, finale di coppa UEFA. E poi Lei, la Champions League… Una cavalcata trionfale… Con la finale di Roma… Avevo visto quella partita in Toscana, a casa dei nonni materni. Mio nonno era mancato da tre anni circa, con mia nonna Lina (che si era trasferita nel frattempo da una zia) avevamo deciso di riaprire la casa nella quale siamo cresciuti un po’ tutti in famiglia: da mia madre ai miei due cugini Paolo e Roberto, le persone che mi hanno trasmesso l’amore per la Juve. Abbiamo passato l’intera settimana solo io e lei, come quando ero piccolo. E abbiamo visto insieme la finale… Meravigliosa… Ai calci di rigore se n’era andata in cucina, non riusciva a reggere la tensione. Dopo l’ultimo penalty di Jugovic mi ha sentito urlare, è entrata in camera e mi ha trovato impazzito a saltare sul letto che lanciavo i cuscini a destra e a manca. Non sapeva come farmi calmare. Io ci provavo, ma poi vedevo Di Livio saltare come un bambino e riprendevo… Poi di corsa in macchina con gli amici a fare i caroselli… Non so se è frequente, ma comunque me ne frego… Dedico la creazione di questo blog a lei, che ora non c’è più. Era bello, quando tornavo in macchina dal Delle Alpi, telefonare a casa dicendo che stavo bene e sentire mia madre che mi diceva che la Nonna aveva chiamato per chiedere come era andata. La vita è fatta di piccole cose, quando non le hai più ne senti la mancanza. Sono stato abbonato per quattro anni al Delle Alpi, caso vuole in tutti e quattro la Juve ha poi vinto lo scudetto. Prima avevo visto molte altre partite allo stadio, utilizzando l’abbonamento di conoscenti che non andavano in questa o quella partita. Poi mi ero deciso. Convinto dal mio amico Giovanni mi ero buttato nell’avventura, confidando di avere poi – negli anni – una prelazione nel prenotarmi un posto nel nuovo impianto che verrà, con la capienza ridotta rispetto al Delle Alpi. Ricordo ancora adesso una partita vista a Torino con lo stesso Giovanni contro il Manchester in Champions League: eravamo ancora nel girone all’italiana, loro erano già qualificati alle eliminazioni dirette, noi no. Avremmo dovuto vincere e sperare in un pareggio del Rosenborg in Grecia. Ci eravamo seduti nella curva nord, in mezzo ai pinguini e agli orsi bianchi (che freddo…), solito rito con pulitina agli occhiali in contemporanea con Lippi e accensione del sigaro quando vedevamo (a fatica, al Delle Alpi avevi bisogno del cannocchiale…) lo stava facendo lui. Ma non serviva, non si riusciva a vincere e dalla Grecia nessuna buona notizia. Poi il goal di Inzaghi… E la panchina che due minuti dopo schizzava in campo dalla gioia: goal di Djorgevic!!! Qualificati… Siamo rimasti soltanto noi due in curva a fine gara, i poliziotti cortesemente ci avevano chiesto di andarcene a casa, stavano per far uscire i tifosi inglesi… I dolori intestinali provati il mattino successivo potevano dare l’idea di quanto avevamo fumato la sera prima…Ma qui passerei oltre… Il primo anno di abbonamento era stato quello terminato con il 5 maggio, il compleanno di noi tifosi juventini. Annata iniziata male, finita come vorrei finissero tutte. Avevo seguito la Juve anche in trasferta. Memorabile quella di Piacenza: partita orribile, una cosa paurosa. Posto d’emergenza trovato sotto una rampa di scale, ogni persona che saliva o scendeva erano sassolini che ti arrivavano sulla testa. Ricordo avevamo fatto anche le “prove di esultanza”: vedevamo la partita, ma – in caso di goal – non saremmo riusciti ad uscire dallo spazio angusto nel quale ci trovavamo. Pazienza, tanto non ce ne sarebbe stato bisogno. A 3 minuti dalla fine ce ne stavamo per andare incavolati neri, quando – con la coda dell’occhio - ho visto la palla che stava per arrivare a Nedved. Ho chiamato gli altri, gli ho chiesto di aspettare. Guardiamo… bomba di sinistro… incrocio dei pali… Usciamo di corsa dallo stadio impazziti di gioia, volevamo evitare anche il caos del dopo-partita di Piacenza (non so se siete mai stai in quello stadio, ve lo consiglio… ) quando sentiamo un boato pazzesco… Ci siamo persi il secondo goal della Juve, amen. No, non era il secondo goal della Juve… era il pareggio del Chievo contro l’Inter… A Udine non ero riuscito ad andare, in quella domenica meravigliosa ero alle Maldive con un’amica. Villaggio diviso in tre: juventini, interisti e romanisti. Iniziano le partite, collegamento col satellite a “Quelli che il calcio”. Un tifone fa saltare il collegamento. La fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Via di corsa nella hall, collegamento in internet (senza ADSL…) e si seguono da lì le partite. Goals della Juve (2, a Udine) ma goal anche dell’Inter a Roma contro la Lazio. Poi, d’improvviso, la Lazio pareggia. L’Inter segna di nuovo, mi stavo per alzare da una poltrona mentre arriva la notizia del nuovo pareggio della Lazio. Ho iniziato a crederci. Ero a metà tra l’essere in piedi e rimanere seduto quando mi avevano informato di questo goal. C’è chi ci crede e chi no… però ho detto… non sia mai che se rimango così… 70 minuti (compreso l’intervallo) in quella posizione ultra-scomoda, una sofferenza impressionante, avevo quasi i crampi. Ma poi la gioia… Subito dopo la fine delle partite (a causa del fuso orario) era ora di cena. Non stavo più nella pelle, sono finito (è stato veramente un caso) in un tavolo con un’interista. A volte certi presidenti dovrebbero imparare la signorilità da alcuni tifosi: lui capiva cosa stavo provando. Soffriva da morire, ma mi chiedeva di non trattenermi e di esultare. Lui – al posto mio – lo avrebbe fatto. Non ce la facevo più, mi sono alzato, l’ho ringraziato per le belle parole, ho rinunciato alla cena e sono corso in camera. Ho chiuso la porta e ho iniziato a urlare come un pazzo. Poi ho chiamato a casa mia (quanto costavano le telefonate…): mi avevano cercato in tanti, tutti per lo stesso motivo… Ma non era finita qui. Prima di partire avevo espresso un sogno: fosse finita come speravo avrei fatto esattamente quello che Leonardo Pieraccioni aveva fatto durante il suo film “Fuochi d’artificio”… Avrei ballato su una delle passerelle sul mare tipiche delle isolette delle Maldive con in mano un bicchiere di latte. Al latte avevo rinunciato: il barista maldiviano era simpaticissimo, ma non capiva una fava. Alla fine sono corso comunque sulla passerella e ho iniziato a ballare da solo… Quanto ho goduto… Nella vita certe emozioni un tifoso non le prova spesso. Quando capita è giusto che le viva con la giusta intensità. Il secondo anno di abbonamento è stato comunque esaltante, anche se meno palpitante: eravamo veramente i più forti e – in contemporanea – le avversarie si facevano del male da sole. Poi c’è stato un anno di vuoto, causa motivi personali ho rinunciato all’abbonamento. E la Juve non ha vinto lo scudetto. Ho ripreso l’anno successivo, il primo dell’era Capello. Era una squadra molto forte: rinforzata poi con Cannavaro, Emerson, Ibrahimovic. Uno per ruolo, tre fenomeni. Ho sempre avuto una predilezione per Emerson: ho visto pochi giocatori dal vivo incisivi come lui. Ho visto 10 partite in casa su 18. Più le trasferte. Scudetto numero 28. E l’anno successivo di nuovo abbonato, a divertirmi nel vedere lo squadrone smembrato dopo Calciopoli. 29 scudetti. Ancora uno e avremmo realizzato il sogno dell’Avvocato.
Alle prime due domande iniziali (“Perché tifi questa squadra?”, “Cosa rappresenta la Juventus per te?”) penso di aver risposto. Ora mi rimangono le altre due domande: hai molti episodi della tua vita che colleghi a qualche evento che riguarda la tua squadra del cuore? Cosa provi quando vince o quando perde?
Ho “tutti” i momenti della mia vita collegati alle partire della Juventus. C’è chi si ricorda di una situazione piuttosto che un’altra collegandole tramite una canzone, un libro, una poesia, un film. Io no, io le collego ad eventi che riguardano la Juventus. Sono quasi comico quando riesco a ricordare (la memoria di elefante però non mi manca…) un periodo a seconda delle vittorie o delle sconfitte. I problemi, quando ero piccolino, rimanevano legati all’estate… Non si giocava… Fino a quando (e qui siamo al limite della follìa, me ne rendo conto…) abbiamo iniziato a giocare il trofeo Luigi Berlusconi col Milan. Da lì in avanti abbiamo sistemato anche quel periodo… La delusione più cocente da tifoso resta legata alla finale di Bruxelles: non si deve morire per una partita di pallone. E l’argomento, purtroppo, passati molti anni resta ancora fortemente di attualità. Mi diverto a sfottere i tifosi delle altre squadre, accetto lo facciano anche con me e la mia Juve, ma tutto deve finire lì. Il calcio è – e deve essere – bello anche così. In Italia bisogna iniziare ad imparare che la sportività è una cultura che va compresa prima e difesa poi. Non è un sintomo di debolezza. Detesto l’Inter, il Milan, la Fiorentina, …. Diciamo che detesto tutte le squadre che non sono la Juventus. Ma prima che tifoso sono uno sportivo. E nel mio blog questa è la cultura che ci sarà. Tutti i commenti contrari a questo stile che ho cercherò di dargli (ho attivato apposta il moderatore) verranno rimossi immediatamente. Ci saranno spesso critiche verso tutto e tutti, ma anche complimenti a giocatori e/o squadre a me non vicini. La Juventus è una grande società perché in passato ha vinto competizioni importanti contro grandi avversari, in Italia e all’estero. Non esiste una grande Juve se non esistono grandi avversari. E quando sono gli altri a vincere, bisogna fargli i complimenti. Se ci sono o saranno combìne, saranno altri organi di giustizia nel tempo a scoprirlo. Per il momento: complimenti. Così dico e così sarà. Non so quanto durerà questa mia esperienza: confesso che mi sto divertendo moltissimo, ma anche che ho poco tempo da dedicargli. Però mi piace, cercherò di continuare il più possibile.
Rimane un ultimo argomento: Calciopoli. L’ho lasciato volutamente in fondo a questo mio post di presentazione, perché è l’argomento per me più doloroso, perché non avevo voglia di parlarne ma sapevo che tanto prima o poi l’avrei dovuto fare… Ho comprato un giornale una mattina, leggo di intercettazioni, non capisco. Vado al lavoro in treno, lo riprendo in mano e mi inizio a rendere conto di cosa sta per accadere: il finimondo. Ho pensato seriamente di mollare tutto: più di una volta mi sono confessato con Giovanni e Michele su questo argomento. Mi chiedevo: e ora? Senza Juve? Sembra una cavolata, ma non lo è… Tutte le persone che mi facevano i soliti discorsi moralistici sull’importanza delle cose nella vita poi le ho viste stare in 10 su un’Ape a festeggiare la vittoria dell’Italia ai mondiali… Andavo a correre (un’altra mia passione) e mi chiedevo: perché? Ormai mi stavo rassegnando… Talmente forte era la passione, tanto forte è stato il tonfo. Non compravo in giornali, quando si parlava di calcio alla televisione cambiavo canale. Poi però non ce l’ho più fatta: si giocavano i mondiali in Germania, Buffon aveva deciso di rimanere, Del Piero anche, Nedved pure. Trezeguet e Camoranesi sono stati costretti a farlo. Anch’io sono rimasto: come potevo non farlo. “Solo chi soffre impara ad amare e noi soffriamo ti amiamo e con te torneremo grandi”. Questo è lo striscione coniato dai tifosi genoani per la loro squadra e usato come slogan da una vita. Impari tutto da tutti. Anche a soffrire (ricordo comunque che stiamo parlando di sport, le vere sofferenze sono altre). Abituati a vincere e ad arrabbiarci quando arrivavamo secondi, abbiamo dovuto scontrarci con una realtà per noi nuova. Siamo passati dall’avere una delle squadre più forti mai viste ad andare in serie B. Andavano via uno ad uno. Ma quelli che sono rimasti (anche chi all’inizio con controvoglia, ora lo sta facendo con passione) sono e saranno per me sempre i miei eroi. Ho comprato casa, il costo dell’abbonamento non è proibitivo, ma le centinaia di chilometri per raggiungere lo stadio sì. Il mutuo si sente, ma comprare casa è stata una delle scelte migliori della mia vita. Ho dovuto rinunciare. Andrò in qualche occasione, con gli stessi amici con i quali sono andato in passato, sfruttando di volta in volta gli abbonamenti disponibili. Ancora non sono stato al Comunale, andrò – penso – tra non molto. Al Delle Alpi ho paura di tornare. Lo cambieranno, lo ricostruiranno più bello di prima (speriamo si vedranno anche le partite..). Ma so già che la prima volta per me sarà dura. Nel frattempo, dalla prima partita di serie B col Rimini, digitale terreste e vài. Se possibile Calciopoli nel tempo mi ha reso più tifoso di prima. Credo nella rinascita, anche prima di quanto si pensi a livello mediatico. Credo arriveranno presto molte soddisfazioni. Ho ancora qualche cuscino da lanciare a destra e manca impazzito dalla gioia. Ho ancora qualche “balletto” da fare…

Siamo tornati…
zebrabianconera10

Ps: volevo ringraziare i miei primi tre amici “virtuali”, conosciuti tramite mail. Li citerò in ordine cronologico di “corrispondenza”. Il primo è Massim. di “Juventus Blogger’s Corner”. Non appena gli ho scritto una mail, avvisandolo di aver inserito l’antipxl nel blog (il pulsante con scritto “blog Juventino”, per intenderci) mi ha subito inserito nell’elenco dei links. Così come ha fatto “corsivo79” ("Nostra Signora del Cuore), al quale mando un caloroso saluto e prometto che – oltre a visitare il suo blog - lascerò ogni tanto anche qualche commento. Un saluto affettuoso anche a Stefano Discreti, “Il tackle di Montero”. La voglia di creare il blog mi è venuta a furia di leggere il suo… Un esempio. Nel corso del tempo probabilmente aggiungerò a questi anche altri “amici”. Ma, come è normale che sia, loro tre per me saranno sempre i primi. Quando ancora questo blog era in uno stato embrionale, subito mi hanno accolto tra loro. Uno juventino tra gli juventini. Ciao a tutti.
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