mercoledì 7 maggio 2008

Volete Amauri? Dateci Giovinco...


Volete Amauri? Dateci Giovinco. E Nocerino. L'impasse nell'operazione per portare in bianconero il bomber brasiliano, nasce proprio qui. Tra Palermo e Juve c'è in ballo uno scambio di pezzi pregiati mica da ridere. E se al quartier generale torinese dovessero bocciare le pretese siciliane, potrebbe andare tutto all'aria."Amauri? Il pallino del futuro se lo gioca lui. Come società cerchiamo di accontentarlo, abbiamo incontrato la Juventus e l'accordo non c'è ancora, anche se non sarà difficile trovarlo". Lo ha dichiarato il direttore sportivo del Palermo, Rino Foschi: "La Juve è avanti, abbiamo incontrato solo loro. Se Amauri dovesse andare a Torino, tra le varie combinazioni credo che Nocerino potrebbe venire da noi. Giovinco è chiaro che rientrerebbe tra le nostre prime scelte nell'operazione-Amauri. Sta alla Juve cedere il 50% del cartellino per farlo giocare titolare in un'altra squadra".


LO STOP DI AMAURI - "Non è detto che vada via alla fine di questa stagione": parola di Amauri. L'attaccante del Palermo, almeno nelle dichiarazioni, prende tutti un po' in contropiede. A un passo dal passaggio alla Juve, il bomber rosanero frena: "Per il momento penso solo a dare il massimo per queste due ultime partite. A fine stagione parlerò con Zamparini e lui mi illustrerà i programmi per il futuro". Che gli dirà di fare le valigie. Per Torino.


(SportMediaset)


NO!!!


A queste condizioni vi potete tranquillamente tenere Amauri.

martedì 6 maggio 2008

Forza Juve...

La partita più importante

MILANO, 5 maggio - Le figlie, Benedetta e Federica. Quei disegni così allusivi, la prima immagine che ricorda Gianluca Pessotto al risveglio dopo quel terribile volo dal tetto della sede della Juventus il 27 giugno di due anni fa. Benedetta e Federica, le sue due bambine di cinque e dieci anni. “Su un foglio c’erano raffigurati quattro cuori, li aveva creati Benedetta: quello della mamma, gigante e rosso, quello del papà altrettanto grande, ma colorato di blu; poi accanto, più piccolini, il suo e quello della sorella più grande. Federica aveva invece fatto il mio ritratto, quello della mamma e il suo, con intorno un prato stracolmo di fiori e di sole coloratissimo”. Le figlie, la moglie Reana, l’amore.
COL ROSARIO - Il percorso difficile e drammatico che Gialunca Pessotto ha confidato a Donatella Scarnati e Marco Franzelli, raccolto in questo libro, è racchiuso nei suoi affetti più importanti. Nelle prime pagine, il risveglio nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Le Molinette, a Torino, incapace di realizzare cosa era successo, perché mai fosse lì, ridotto in quelle condizioni. Un vuoto, uno iato, il buio totale, ma la sua famiglia stretta attorno, le cure premurose dei medici, l’amore sincero dei giocatori che affranti lo vanno a trovare: le lacrime di Paolo Montero, che si precipita dall’Uruguay per stare vicino all’amico così simile per sensibilità, così lontano per temperamento. La commozione discreta di Alessandro Del Piero, mano nella mano con la sua Sonia, che con una garza gli asciuga delicatamente la fronte. Le telefonate, i messaggi, le dediche di tutti. Gli azzurri che gli portano in stanza la coppa del Mondo, provocandogli ahimè una gravissima crisi emozionale, con febbre altissima. Gianluca Pessotto non sa cosa gli è successo quella mattina, perché è salito fino all’ultimo piano: “Avevo con me un rosario, ho preso dalle tasche il telefonino cellulare, le chiavi della macchina e il computer palmare e ho sistemato il tutto con molta cura sul davanzale, davanti all’abbaino. Non mi ero mai sentito così. Vuoto”. La ricostruzione del drammatico gesto quando il racconto è quasi al termine, il dodicesimo capitolo di un libro che dipana una storia straordinariamente normale: quella di una ragazzo per bene, intelligente, posato, una famiglia solida, tranquilla di Lignano Sabbiadoro, il talento per il calcio, la scelta del Milan, il trasferimento a Milano accompagnato da papà Remigio e dallo zio. Un distacco pesante, piange per mesi, in solitudine: “Ripercorrevo le tappe che mi avevano condotto fino a quel punto: il campetto sotto casa a Legnano, le lacrime di malinconia a Milano, le crisi adolescenziali, la solitudine del collegio, e poi, il giro di boa e la scalata verso la cima, fino al traguardo finale”.
LA JUVENTUS – Tutto vissuto silenziosamente, senza riuscire a esternare emozioni e difficoltà, confidando invano nella percezione degli altri. “I miei stati d’animo rimanevano nascosti gelosamente dentro di me. Non riuscivo a mandare segnali di sofferenza o, se li mandavo, erano, come dire, criptati. Difficili da decifrare”. E la riflessione: “La Juventus rispecchia il mio modo di pensare e vivere, Nonostante giocassi in una delle squadre più forti del mondo, la caratteristica dominante era il low profile: non eccedere nell’entusiasmo, non esagerare, nel bene e nel male”. Fragilità celate nella normalità. Troppo spesso interpretate come solidità. Lippi o Capello che lo lasciano in panchina: “Tanto tu capisci”. Il dramma del doping o di Calciopoli vissuti troppo intensamente, ancora e sempre in solitudine. Fortunatamente dal vuoto è riemersa la luce. E’ esplosa la voglia di parlare, di recuperare una dimensione più solare. Una catarsi benefica. La rinascita. Preziosi per riportare a galla la fiducia, la vita, l’amore. Messi a fuoco nella recente vacanza in Madagascar, in un bagno notturno: “L’entusiasmo di Federica e Benedetta si accendeva intorno a me. Le mie gambe godevano di una leggerezza ritrovata, la mia pelle era inebriata da quel contatto lieve come un velluto e dolce come una carezza. In quell’acqua potevo finalmente sentire il mio corpo privo delle catene che lo avevano tenuto imprigionato, un corpo nuovo finalmente in armonia con un cuore nuovo. Fu come una rivelazione, una felice epifania".
(Gazzetta.it)
La rinascita di un uomo meraviglioso.
Grande Pesso!

domenica 4 maggio 2008

Buon 5 maggio a tutti...













SIAMO IL VOSTRO INCUBO PEGGIORE...

Siena - Juventus 1-0

Complimenti al Siena per la salvezza raggiunta. Le mie più sincere felicitazioni alla società toscana, ai giocatori e ai suoi tifosi. Lo hanno meritato per quanto dimostrato in tutto l'arco del campionato.


Ora però inizio un giochino: quello di pensar male...


La Juventus e il Siena hanno instaurato - da anni - un rapporto solido di collaborazione: "io ti lascio i miei giocatori giovani da svezzare oppure quelli da rilanciare e tu me li valorizzi". Juventus con l'orecchio alla radiolina per avere notizie da Genova, dove si giocava Sampdoria-Roma. E dove poteva materializzarsi la possibilità concreta di riaprire i giochi per il 2° posto. "Intanto facciamo segnare il Siena, poi vedremo cosa accadrà". La Roma passa, ripassa e ripassa ancora: 3-0. La Juventus tira 1 volta sola in tutta la partita nella porta della squadra senese. Dopo aver preso a pallonate le avversarie nelle ultime giornate, oggi, tutto ad un tratto, si bloccano le "bocche da fuoco" bianconere. Anzi, peggio ancora: in 90 minuti non tirano praticamente mai.


L'Inter ha già vinto lo scudetto: mancano 3 punti. Con questa regola assurda che privilegia - a parità di classifica - gli scontri diretti, si crea sicuramente più tensione agonistica allorchè si giocano queste partite, salvo poi facilitare i calcoli a fine anno per "accomodare" (?) diverse partite. Forse ho usato il termine sbagliato: "facilitare il verificarsi di alcuni eventi". Questa è l'espressione che più si avvicina a quella che - attualmente - è l'idea che ho su quanto è accaduto in questa terz'ultima giornata di campionato. L'Inter, dicevo, poteva anche permettersi di perdere un derby con il Milan: la Fiorentina doveva andare a giocare a Cagliari contro una delle squadre in assoluto più difficili da incontrare da diverso tempo a questa parte. Oltretutto dopo aver perso, pochi giorni fa, la possibilità di accedere ad una finale di copppa U.E.F.A. (che avrebbe quasi certamente vinto). Con il morale - quindi - a terra. C'era la possibilità concreta di dare una mano agli odiati "cugini". Sai com'è: oggi ho bisogno io, magari un domani tu... Tanto domenica prossima si giocherà Inter-Siena: lo stadio sarà pieno in ogni ordine di posto e la squadra nerazzurra potrà aggiudicarsi matematicamente lo scudetto davanti ai suoi tifosi contro un Siena ormai matematicamente salvo. Da oggi. Dopo aver giocato con la Juve... E qui le strade si incrociano...


Il mio è solo il pensiero di un tifoso deluso: ogni anno - se il mio "giochino" nascondesse un briciolo di verità - è la stessa storia...


Ps: ieri, con un amico, abbiamo giocato a indovinare i risultati delle partite odierne. Secondo voi come è andata a finire?...

SIENA-JUVENTUS 1-0
MARCATORE: Kharja al 7' p.t.
SIENA (4-4-1-1): Manninger; Ficagna, Portanova, Loria, Rossi; Kharja (27' s.t. Frick), Vergassola, Codrea, Galloppa; Locatelli (8' s.t. De Ceglie); Maccarone (46' s.t. Rossettini). (Eleftheropoulos, Alberto, Jarolim, Riganò). All. Beretta.
JUVENTUS (4-4-2): Buffon; Zebina (1' s.t. Salihamidzic), Legrottaglie, Chiellini, Molinaro; Camoranesi, Sissoko (21' s.t. Marchionni), Zanetti, Nedved (38' s.t. Palladino); Trezeguet, Del Piero. (Belardi, Grygera, Nocerino, Tiago). All. Ranieri.
ARBITRO: Orsato.
NOTE: spettatori 15.000 circa. Ammoniti Portanova, Galloppa, Molinaro. Recupero 0' p.t., 4' s.t.

Verso Siena - Juventus....

Prendetevi il trono di capocannoniere...

sabato 3 maggio 2008

Incidente motociclistico per Alessio Secco

A seguito di un trauma conseguente ad un incidente motociclistico, il direttore sportivo della Juventus Alessio Secco ha riportato la frattura della quarta vertebra dorsale. Secco è stato ricoverato presso il Cto di Torino dove nella notte è stato sottoposto ad un intervento di stabilizzazione della vertebra fatturata.L’intervento, eseguito dall’equipe del dottor Stefano Aleotti, è perfettamente riuscito e comporterà una degenza di circa 7-10 giorni. Dopo tale periodo, con gradualità e cautela, sarà in grado di riprenderà l’attività. Ad Alessio vanno gli auguri di pronta guarigione da parte di tutta la Juventus.


(Juventus.com)


Auguri di pronta guarigione anche da parte mia

venerdì 2 maggio 2008

Io tifo per Fabullo

Chiunque sia a conoscenza della persona all'interno della Juventus che possa mettere a contatto il piccolo Fabullo con Alex Del Piero, è pregato di contattare i genitori del bambino. La mail è: info@fabullo.it
Invito gli altri blog juventini ad esporre il banner qui sopra con il messaggio allegato.
Diamo una mano a Fabullo per realizzare il suo sogno.

Una vita in bianconero

Un esempio di sportività


Questa mattina, durante una pausa di lavoro, mentre scorrevo i titoli sul sito del quotidiano torinese La Stampa, ne ho notato uno che mi incuriosiva particolarmente: "Vorrei essere della Juve". Ho letto il post di un blog a cui rimandava la notizia in questione, e ne sono rimasto piacevolmente colpito, tanto da decidere di copiarlo integralmente, avvisando dopo via mail il proprietario del blog di quanto fatto. Si tratta di uno sfogo di un tifoso granata.

Ecco il testo:

Non mi era mai successo, non mi sto a domandare se sia un bene o un male, si sta parlando ovviamente di un gioco, ma oggi vorrei essere della Juve. Essendo di fede granata, la Juventus non mi e' mai stata estremamente simpatica e non solo perche' faceva parte dell'altra sponda cittadina, ma per quello che intrinsecamente rappresentava: il potere, la ricchezza e talvolta, permettetemi di dire, una certa arroganza e non solo calcistica. Il Toro invece era l'altra squadra, era la contrapposizione, la sfiga, il doversi sempre guadagnare tutto e fino in fondo. Ecco perche' mi aveva affascinato la maglia granata! Ma i tempi cambiano e oggi, piu' che mai, vedo nella Juve le caratteristiche che erano un tempo del "mio" Toro. La "Vecchia signora" ha pagato il suo debito finendo in serie B e, per onesta', mi pare che talvolta continui a pagarlo con arbitraggi non imparziali: adesso, anche chi indossa la casacca bianconera sa cosa vuol dire lottare, di tanto in tanto, contro dodici avversari. Pertanto, anche i "gobbi" hanno imparato a soffrire e lo si vede dalla loro grinta, dalla voglia di vincere: sempre e comunque, e contro chiunque. Bisogna dire che la Juve, oltre ad avere ottimi giocatori, ha anche, a mio modo di vedere, un bravo allenatore che ha saputo creare un bel gruppo ed un gioco efficace. Tuttavia mi sembra di cogliere in quegli atleti una volonta' che era l'essenza dell'altra squadra, di quella societa' "operaia" che ha fatto inorgoglire per molti anni chi aveva poco di cui gioire. Il Toro di oggi, aldila' dell'aspetto tecnico, non ha piu' niente a che vedere con il mito del "tremendismo granata". Mi sembra una squadra di snob, nel vero senso della parola, ossia un gruppo di persone che imitano i modi ed il modo di vivere di classi superiori, atteggiandosi in maniera raffinata e altezzosa, senza pero' averne le doti e le possibilita'. Eh si', perche' non mancano soltanto i piedi buoni, credo che manchi soprattutto la testa. Ho il timore che il Torino finira' nuovamente in serie B e questa volta senza il bisogno d'imprecare contro la malasorte, gli arbitraggi sfavorevoli o chissa' cos'altro. Il merito dell'impresa sara' prevalentemente di coloro che per l'intero campionato sono scesi in campo: uomini che, immagino, pensino esclusivamente a fare quattrini, alle auto di lusso e alle belle figliole. Questo non e' il Toro che mi piace. Preferirei dei giovani che ogni domenica scendessero in campo per dare il massimo, anche se in seguito volerebbero per lidi migliori, andando a giocare in squadre piu' potenti e facoltose. Però, in tal caso, si vedrebbe della freschezza, della volonta' e, lasciatemelo dire, forse piu' onesta' professionale. E non avrebbe importanza se la determinazione fosse dettata esclusivamente dalla loro voglia di emergere, perche' sarebbe comunque fondamentale ad un Toro che e' solo fonte di noia.


Si tratta di una critica ovvia al Torino, ai suoi giocatori e alla sua società. Ma anche di un elogio alla Juve. Ed è stato, questo, nelle parole e nel modo di esposizione un gesto che ho apprezzato moltissimo. Un gesto di un vero sportivo.

Grazie da parte di un "gobbo".
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