lunedì 24 dicembre 2007

Collina scortato da un mese

MILANO, 24 dicembre 2007 - La scorta invece degli assistenti. Pierluigi Collina da arbitro era abituato ad avere due compagni di viaggio durante i 90 minuti della partita, ma certo avrebbe fatto di sicuro a meno degli angeli custodi anche fuori dal campo. Eppure da quasi un mese il designatore è costretto a convivere con degli agenti che lo seguono in ogni suo movimento.
CLIMA IMBARBARITO Ma perché questa precauzione? La decisione è stata presa dal comitato dell’ordine pubblico e la sicurezza di Lucca, composto da prefetto e questore. Probabile che gli organi di giustizia stiano svolgendo un’indagine per qualcosa (minacce?) che potrebbe mettere in pericolo la sicurezza di Collina. Una situazione che non può lasciare indifferente il pianeta calcio: come si fa a parlare di terzo tempo quando il capo degli arbitri è costretto a vivere con la scorta, come un magistrato anti-mafia. E invece deve "solo" occuparsi di preparare e scegliere i direttori di gara dei campionati di A e B. Un ruolo importante e delicato, per come in Italia sono vissuti gli errori dei fischietti, ma che non possono giustificare un provvedimento restrittivo della libertà personale. Da quando l’ex arbitro è stato nominato designatore-allenatore il clima si è rapidamente imbarbarito, con continui attacchi personali. Certo, il diritto di critica è sacrosanto: a volte, però, gli eccessi possono portare indirettamente a dei cortocircuiti pericolosi. Insomma, di cattivi maestri nel calcio non se ne sente davvero il bisogno.
SENZA PRIVACY Collina ha preferito non commentare, ma è chiaro che il provvedimento non può renderlo felice. La scorta lo segue ovunque: da quando la mattina va a comprare i giornali, al ristorante, alle riunioni di lavoro, allo stadio. Una presenza discreta quella degli agenti, ma continua. Tanto per rendere l’idea: la tanto cara corsa quotidiana sul lungomare di Viareggio diventa complicata da svolgere perché gli agenti non devono mai perdere di vista Collina e seguirlo in macchina non risponderebbe agli standard di sicurezza previsti in queste occasioni. Ieri il designatore non ha comunque rinunciato ad andare allo stadio: ha seguito dagli spalti il debutto in A (buono) del giovane Russo con accanto gli agenti. Come già è accaduto nel passato, non c’è stata nessuna contestazione nei suoi confronti. Eppure il comitato di sicurezza ritiene indispensabile la misura, segno che l’indagine in corso non è da prendere alla leggera. Anche per la presenza della scorta, Collina sta diradando le sue uscite. Tra l’altro, restando a casa può facilmente controllare in televisione tutte le partite in contemporanea. In ogni caso l’ex numero uno degli arbitri non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo incarico a causa di questo "imprevisto".
ALTRI CASI Se non era mai accaduto nella storia del calcio italiano che il designatore avesse bisogno della scorta, purtroppo esistono altre situazioni analoghe che riguardano dei dirigenti: il vicepresidente de Milan, Adriano Galliani, e il presidente della Lazio, Claudio Lotito, hanno anche loro la protezione degli agenti a causa delle ripetute minacce di pseudo ultrà. Adesso a questa lista della vergogna si aggiunge Collina. Altro che terzo tempo: se continua così è inutile dare persino il calcio d’inizio.
Siamo arrivati a livelli di follìa pura.

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