lunedì 30 giugno 2008

Knezevic, chi era costui?

Knezevic è un giocatore della Juventus (prestito oneroso con diritto di riscatto fissato appena sotto i 2 milioni). Il mistero fitto intorno al difensore del Livorno lo risolve Alessio Secco: "Non so che cosa abbiano depositato in Lega gli altri - spiega il ds bianconero riferendosi al Torino -, ma noi abbiamo la firma del giocatore, quella del Livorno e la nostra. Depositeremo il contratto in Lega entro la giornata di martedì". Pare chiudersi qui, quindi, la querelle. Aldo Spinelli, presidente del Livorno, fa chiarezza sull'affare: "Provo a spiegare il giallo Knezevic. Il Torino si era impegnato molto per prendere il giocatore. Cairo lo voleva ma sui contratti la cosa più importante è la firma del giocatore, che invece si è accordato con la Juventus". Conferme arrivano anche dal difensore croato che ha parlato per la prima volta da bianconero: "Non ho mai avuto dubbi sulla destinazione, anche se so che qui ci sarà più concorrenza rispetto a quella che avrei trovato al Toro. Ma sono qui per imparare". Lo staff medico della Juve ha assicurato sulle condizioni fisiche del giocatore: per i prossimi 15 giorni resterà fermo, poi svolgerà per altre due settimane un lavoro differenziato. Si conta di unirlo al gruppo a inizio agosto.

La domanda nasce spontanea. Ma chi è costui? Sono pronti i nostri dirigenti a garantire per lui?

Da tifoso gli mando il mio benvenuto. Avrà tutto il mio sostegno.

Ritengo il suo acquisto - al pari di quello dello svedese Mellberg - la prova del nove che questa società dovrà superare per dimostrare ai milioni di tifosi bianconeri che questi due anni sono stati un'eccezione. Ci siamo fatti prendere a pesci in faccia da tutti due estati fa, senza muovere un dito per difenderci. Anzi, chi lo avrebbe dovuto fare (il nostro Higlander Cavalier Avvocato Zuccone) ha ammesso le colpe prima ancora ci processassero. Abbiamo fatto un campionato di serie B, siamo tornati in serie A disputando un'ottima stagione.

Siamo la Juventus, dobbiamo ambire al massimo, rispettando gli avversari e sapendo benissimo che non si può sempre vincere. Ma si può - E SI DEVE - sempre provarci.

Se la dirigenza, anzi, la proprietà (che dà la disponibilità a certi tipi di acquisti piuttosto che ad altri), è in grado di sostenere che in caso di tre partite consecutive da giocare con Milan, Chelsea e Inter la difesa così come costruita saprà reggere bene l'urto degli attacchi avversari... Beh, allora tanto di cappello. Spero sia così.

Perchè, in caso contrario... Fate le valigie ed andatevene.

Lo so benissimo che questo giocatore croato rappresenterà la terza, quarta o addirittura quinta scelta per la nostra difesa, ma non è lui che mi preoccupa.

Alla Juventus attuale, per completare il percorso di rinascita iniziato la scorsa estate, mancavano tre grandi acquisti (oltre al ritorno dei nostri giovani migliori): un difensore, un centrocampista ed un attaccante. Tutti e tre avrebbero dovuto essere di valore.

Per l'attacco così è stato: Amauri.

Per la difesa, ad oggi, no. Dopo le prime giornate di campionato De Ceglie prenderà il posto di titolare che è stato di Molinaro (il ragazzo - comunque - era già nostro), ma era al centro della difesa (e anche a destra, volendo) che avremmo dovuto operare con più "decisione". Vedremo.

A centrocampo Xabi Alonso andava preso già venti giorni fa. Se non si era sicuri dell'apertura di uno spiraglio da parte della Roma per un'eventuale acquisto di Aquilani (il mio preferito) si sarebbe dovuto agire subito sullo spagnolo. Ora il rischio è che il prezzo aumenti ancora. Si tratta di un signor giocatore, speriamo arrivi.

In attacco temo ci sarà del "movimento": non mi sento così sicuro della conferma di Iaquinta.

I giocatori passano. La Juve rimane.

Ma deve essere la stessa Juve: quella con l'animo battagliero e vincente. Se cambiano i giocatori (o non arrivano quelli giusti) e non si migliora, allora così non va.

Vediamo di darci da fare. C'è ancora parecchio da lavorare.

venerdì 27 giugno 2008

Calcio, Thuram potrebbe smettere



Lilian Thuram potrebbe dire addio al calcio. Il difensore della nazionale francese, infatti, ha una malformazione cardiaca che gli ha impedito di firmare il contratto con la sua nuova squadra, il il Paris Saint-Germain. I medici ora continueranno le loro analisi e se la prima diagnosi verrà confermata Thuram, 142 presenze in nazionale e un passato in grendi club come Juventus e Barcellona, dovrà appendere gli scarpini al chiodo. "Sembra si tratti della stessa malattia che ha avuto mio fratello qualche anno fa e che gli è costata la vita sul campo di pallacanestro", ha spiegato il calciatore.


Mi spiace tantissimo.

Pazienza per la carriera di calciatore. Quella è stata grandissima.

La vita è il dono più bello che abbiamo. Mi auguro che possa continuare il suo cammino senza gravi problemi.

giovedì 26 giugno 2008

Nazionale, torna Lippi

ROMA, 26 giugno - Ora è ufficiale, Marcello Lippi è il nuovo ct dell'Italia. Lo ha comunicato la Figc in una nota: «Marcello Lippi - si legge - torna alla guida della Nazionale Italiana. Il presidente della Figc Giancarlo Abete lo ha nominato nuovo Commissario tecnico degli Azzurri in sostituzione di Roberto Donadoni. Lippi sarà presentato martedì prossimo, 1 luglio, in una conferenza stampa a Roma».«Sono molto, molto, molto felice. E sono molto motivato. Alla prossima settimana». Così, al telefono con l'Ansa, Marcello Lippi ha commentato il suo ritorno alla guida della Nazionale, che nel 2006 condusse alla conquista del Campionato del mondo. La presentazione del nuovo commissario tecnico avverrà martedì prossimo.

Bentornato Marcello!!!
L'ho scritto più volte in questo mio blog: vincere è difficile. Ripetersi... lo è ancora di più...
Ci sei già riuscito alla guida della Juventus.
Ci riprovi, adesso, su quella della nazionale.
Le stesse persone che due anni fa criticavano aspramente te, Buffon, Cannavaro, tutto ciò che era (ed è stato) Juventus, che poi sono salite sul carro dei vincitori negando d'averlo mai fatto... ora torneranno a massacrarti.
Avrai il bonus (o credito) della vittoria mondiale che durerà lo spazio di qualche mese. Poi tutto tornerà come prima.
L'Italia è il paese dei falsi moralizzatori, di quelli che prima distruggono Donadoni, poi - una volta allontanato - quasi lo rimpiangono. Una brava persona, onesta, seria. Ma chi ha mai detto il contrario? Ma se non si può neanche criticare uno che guadagna milioni di euro, allora cosa lo pagano a fare così tanto?
E un'operaio o un'impiegato che sbaglia sul lavoro cosa dovrebbe dire?
Pensaci tu, caro Marcello.
Da tifoso e ammiratore non ti chiedo di vincere (quella è una speranza) ma di dare un'impronta vincente a questa nazionale. Come - peraltro - hai già fatto.
In campo dobbiamo andare per vincere, per imporre il nostro gioco.
Siamo l'Italia. Siamo i campioni del mondo.
Ma anche non lo fossimo abbiamo il diritto, anzi, il DOVERE, di giocarcela sino in fondo.
Si può anche perdere, ma DOPO AVER DATO TUTTO!!!
Anni fa, quando ero più ragazzino e vedevo le partite al Delle Alpi col mio amico Giovanni, avevamo l'abitudine di pulirci gli occhiali e di accenderci un sigaro esattamente quando lo facevi tu, in panchina. Poco prima dell'inizio di ogni partita.
E poi - se la "goduria" era tanta - anche dopo...
Sono felice che ti siederai di nuovo su quella panchina. Spero, un domani, lo farai di nuovo in quella della Juventus.
Col tuo sigaro in bocca.
Alziamoci e combattiamo.
D'ora in poi il gioco dobbiamo comandarlo noi.

mercoledì 25 giugno 2008

Juve: arriva Pranjic?


PRANJIC. Eccolo il nome a sorpresa che la Juve vuole soffiare alla concorrenza in tempi brevissimi. Si tratta di Danijel Pranjic, 26enne esterno sinistro dell'Heerenveen e della nazionale croata. Protagonista di un ottimo europeo con la squadra di Bilic, Pranjic ha superato la concorrenza di Fabio Grosso che il Lione, dopo averlo visto all'opera contro Francia e Spagna, ha deciso di confermare. Il suo costo si aggira sui 6/7 milioni di euro. Il sì della Juve è vicino: "Ok, il prezzo è giusto".

martedì 24 giugno 2008

Holly & Benji



Un caro amico mi ha inviato qualche giorno fa - via mail - questo bellissimo video amatoriale.


Si tratta di una parodia del famoso cartone animato "Holly & Benji", con le sue partite infinite, il pallone che cambiava forma dopo un tiro di Holly o Mark Lenders, le continue riflessioni dei protagonisti durante le azioni...


A me è piaciuto da impazzire. Un'idea davvero originale e simpatica
.

lunedì 23 giugno 2008

Almeno ora ritorni Lippi...


Usciamo giustamente ai quarti di finale di questa competizione europea, dopo aver lasciato il gioco in mano alla Spagna per tutta la durata della partita (supplementari compresi).
Siamo stati in gamba a spaventarci da soli, ingigantendo oltremisura la forza della squadra avversaria nei giorni precedenti l’incontro, elogiando giorno dopo giorno la forza del loro attacco atomico (Torres e Villa, 100 milioni di euro di valutazione in due) e del loro centrocampo tutta tecnica e geometrie.
Il risultato è stato che Panucci e Chiellini (eccellente) hanno ridotto alla quasi nullità i due attaccanti, mentre il centrocampo avversario – Senna su tutti – ha dimostrato la forza che conoscevamo senza peraltro incantare.
Siamo campioni del mondo in carica, la mentalità di questa squadra è stata forgiata da Lippi con lo stesso concetto di quella che aveva trasmesso alla Juventus nella doppia esperienza passata: il gioco dobbiamo imporlo noi.
Donadoni aveva il solo compito di non disperdere questo patrimonio lasciato in eredità dal mister viareggino: non è riuscito nel suo intento.
Un centrocampo troppo vicino alla difesa e troppo lontano dall’attacco.
Un Toni solo contro tutti senza neanche un cross dalla fascia, solo lanci in verticale – spalle alla porta avversaria – con dietro almeno due difensori che gli impedivano di girarsi. Neanche Pelè avrebbe potuto fare molto di più. La sua condizione fisica non ottimale ha reso inguardabili le sue prestazioni.
Il fantasista di turno (Di Natale, Del Piero, Cassano) “obbligato” a stare largo sulla fascia, troppo distante dalla prima punta e troppo isolato dal centrocampo.
Ora dovrebbe tornare Lippi.
Saremmo tutti grati ad Albertini se questa volta si facesse da parte e non dicesse nulla.

domenica 22 giugno 2008

Verso Spagna - Italia...

FORZA RAGAZZI!!!!!!

Soffiate su quei ceri!!!

Spagna-Italia è ormai una sfida a tutto campo, non solo nel calcio, ma anche, per così dire, nella vita: lo testimoniano le battute del premier iberico Zapatero - sicuro che con un bel 3-2 il soprasso sul Bel Paese sarà completo - e la conseguente risposta del capitano non giocatore azzurro Fabio Cannavaro, che ben conosce la penisola iberica: «Vinciamo noi 1-0 così loro rosicheranno di più». Oggi anche Cristian Panucci - che conosce bene la Spagna, ha vissuto a Madrid (dove ha giocato per il Real) ed è stato sposato con una donna iberica - ritorna sulla sfida a distanza (in attesa che arrivi domenica sera) affermando con sicurezza: «In campo vinciamo noi, ma nella vita politica, economica e sociale è una "derrota", una disfatta». Il primato nel calcio all'Italia, quindi, per tutto il resto gli spagnoli sono nettamente in vantaggio, sostiene Panucci, malgrado Gennaro "Ringhio" Gattuso la pensi diversamente, puntando il dito contro i matrimoni omosex promossi da Zapatero. La temperatura del confronto è calda il giusto, ormai, come nella migliore tradizione dei nostri due Paesi latini. Una tensione che, a dire il vero, non risparmia nemmeno lo spogliatoio iberico: lo dimostra il litigio avvenuto durante l'allenamento odierno tra il difensore Sergio Ramos ed il ct Luis Aragones. Il motivo scatenante sono state le parole dell'allenatore delle Furie Rosse, che aveva detto che «Ramos è un grande calciatore, ma a volte fuori dal campo fa cose che non dovrebbe», in riferimento ad alcune foto che ritraevano il difensore al pub o in discoteca durante uno dei giorni liberi avuti in Austria. La seduta della Spagna è cominciata con un colloquio di dieci minuti a centrocampo fra Aragones ed i giocatori, e ad un certo punto Ramos ha cominciato a sbracciarsi e discutere animatamente con il tecnico. Il colloquio è salito di tono, così è intervenuto Marchena che ha allontanato Sergio Ramos dal tecnico. Si mostra sicuro delle qualità delle Furie Rosse, invece, l'oggetto del desiderio dei club di mezza Europa, l'attaccante Fernando Torres, pur riconoscendo che, a questo punto del torneo, la storia e l'esperienza contano molto: «Anche se sulla carta l'Italia è favorita - dice il calciatore del Liverpool - noi non abbiamo paura: non temiamo il palmares e non temiamo i giocatori avversari». In Spagna, però, i tifosi cominciano già a mobilitarsi, facendo gli scongiuri .Tra le tante iniziative scaramantiche, curiosa e molto divertente è la creazione del sito internet www.sancuartos.com dove è possibile accendere una candela ad un santo immaginario inventato dai tifosi, "San Cuartos", San Quarto, protettore dei quarti di finale: «Con San Cuartos pasaremos», recita l'effigie del santo, vestito con una mantella giallo-rossa, al quale sono state finora accesi oltre tre mila ceri. Sullo stesso sito un sondaggio con i 10 motivi per cui bisogna battere l'Italia: non solo perchè non succede da 88 anni, ma anche perchè gli italiani sono i re del gioco sporco, non solo per vendicare Luis Enrique messo ko da Tassotti, ma anche per salvare l'onore della sorella di Zidane dopo gli insulti di Materazzi ai Mondiali di Germania.
CHE LA SFIGA SIA CON VOI, AMABILI NEMICI...

venerdì 20 giugno 2008

Stankovic



E'un giocatore fortissimo. A me piace da impazzire. Per un breve periodo mi ha stuzzicato l'idea di un suo passaggio alla Juve.

Ma certe frasi e certi comportamenti non li dimentico.

La Juve per lui è sempre stata sua nemica giurata.

Lo continuerò a rispettare ed ammirare come calciatore con indosso la maglia di un'altra squadra.

Non più l'Inter, ma - per quanto mi riguarda - non la Juve.

Xabi Alonso, Aquilani.... Vi aspetto a braccia aperte.

Sms a raffica sul cellulare: insulti a madame Domenech

20 giugno 2008 - La presentatrice della trasmissione sportiva francese "100% euro", e compagna del ct della Francia Raymond Domenech, Estelle Denis, ha presentato una denuncia contro ignoti per molestie, dopo aver ricevuto una serie di messaggi vocali e sms di insulto sul suo telefono cellulare. La procura di Parigi ha quindi aperto un'indagine per risalire all'origine dei messaggi.
LO GIURO: IO NON C'ENTRO!!!
CERTO CHE SE AVESSI AVUTO IL SUO NUMERO...

giovedì 19 giugno 2008

La vera storia del passaporto di Recoba

Estate 1997: per 7 miliardi di lire l’Inter acquista dal Nacional di Montevideo il calciatore uruguaiano Alvaro Recoba, messosi in mostra in patria grazie alla sorprendente media di un gol a partita. Offuscato dal contemporaneo arrivo di Ronaldo, il Chino (come viene soprannominato) è un oggetto misterioso, ma il suo esordio in maglia nerazzurra è scintillante: prima giornata del torneo 1997/98, l’Inter è sotto a San Siro con il Brescia. Al 70’ Recoba entra in campo e in cinque minuti, con un tiro da 30 metri e una punizione, ribalta il risultato. Un fenomeno, si azzarda a dire qualcuno. Tuttavia, nonostante il promettente inizio, il resto della stagione è al di sotto delle aspettative: per il Chino altre 7 partite, e un solo gol, contro l’Empoli (un pallonetto da 35 metri). Troppo poco per l’esigente Moratti che decide di spedirlo a Venezia “a farsi le ossa”. In laguna Recoba entusiasma pubblico e critica contribuendo attivamente alla salvezza dei neroverdi: per lui 19 presenze da titolare e 10 gol. Le sue prestazioni convincono l’Inter a richiamarlo alla base, ma c’è un problema: Recoba è extracomunitario e la rosa dell’Inter ne conta già cinque, tanti quanti ne permette il regolamento: Simic, Jugovic, Ronaldo, Cordoba e Mutu. Ma la soluzione arriva a tempo di record: il 12 settembre 1999, a poco più di due mesi dal suo ritorno a Milano, Recoba ottiene l’agognato passaporto comunitario. E questo nonostante nel 1997 si fosse infruttuosamente cercato di rintracciare un avo spagnolo del calciatore. La stagione 1999/2000 termina con il quarto posto dell’Inter che però può consolarsi con le brillanti prestazioni dell’uruguaiano neocomunitario, il quale infila 10 gol in 27 partite. Il rendimento di Recoba ingolosisce alcune squadre italiane e straniere che meditano di strapparlo ai nerazzurri, grazie all’imminente scadenza contrattuale con data giugno 2001. Recoba non ha nessuna intenzione di lasciare le comodità meneghine e ottiene da Moratti un faraonico rinnovo, ben oltre il miliardo e duecento milioni fino ad allora percepiti. Un contratto, a dire il vero, mai visto prima: 15 miliardi l’anno più i diritti di immagine e, non specificata sul contratto, una percentuale sull’acquisto di alcuni suoi connazionali. In totale 19 miliardi. Una cifra che crea scalpore e qualche invidia all’interno dello spogliatoio. E poco importa se poi i risultati sportivi non si riveleranno in linea con le aspettative: nel 2000/01 Recoba si attesta su una media discreta (8 reti in 29 apparizioni) ma l’Inter non va oltre un quinto posto, a 24 punti dalla Roma scudettata. Ma non sono solo le vicende legate all’ingaggio ad attirare le attenzioni dei media. In arrivo c’è una bufera: il 14 settembre 2000, i calciatori dell’Udinese Warley e Alberto, in trasferta con la squadra, vengono fermati alla frontiera polacca a causa di irregolarità nei loro passaporti (In realtà il sindacato calciatori aveva già fiutato il problema molto prima: in una lettera del 3 dicembre 1998, il segretario Maioli aveva richiesto alla Federcalcio una lista dei calciatori extracomunitari con passaporto italiano, nonché le relative documentazioni. La Figc, il 3 febbraio 1999, rispose con un elenco incompleto in cui figuravano solo 15 nomi. Coda di paglia?). Passaporti che si rivelano falsi. Ma è solo la punta dell’iceberg: molti altri calciatori del nostro campionato sono in possesso di documenti fasulli e il fenomeno sembra essere assai diffuso. È il cosiddetto scandalo di “Passaportopoli”, nella cui rete finiscono sette società (Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza, Sampdoria), 14 giocatori (Recoba, Veron, Fabio Junior, Bartelt, Dida, Warley, Jorginho, Alberto, Da Silva, Jeda, Dedè, Job, Mekongo, Francis Zé) e quindici dirigenti (Oriali, Ghelfi, Baldini, Cragnotti, Governato, Pulici, Pozzo, Marcatti, Marino, Sagramola, Briaschi, Salvarezza, Mantovani, Arnuzzo, Ronca). L’Inter ne viene ufficialmente coinvolta il 30 gennaio 2001, quando il pm di Udine, Paolo Alessio Vernì, ordina un’ispezione nella sede della società e nell’abitazione milanese di Recoba: anche il suo passaporto risulta contraffatto. A tale provvedimento via Durini risponde con un comunicato distaccato e sintetico: «La società è totalmente estranea all’oggetto dell’inchiesta ed ha totale fiducia nella buona fede di Recoba». Ma la realtà è molto diversa e la rivela il pm di Roma, Silverio Piro, che conduce le indagini sulla vicenda: il dirigente interista Oriali, su suggerimento del consulente della Roma, Franco Baldini (vedi capitolo), si è messo in contatto con un misterioso faccendiere rispondente all’esotico nome di Barend Krausz von Praag, il quale lo ha aiutato nell’ottenimento del documento. Oriali sarebbe volato di persona a Buenos Aires dove, grazie agli uffici di Krausz presso un’improbabile agenzia, avrebbe dato avvio alla pratica. Recoba, interrogato al riguardo, dice di non saperne nulla e di essersi improvvisamente ritrovato con il passaporto pronto. Il documento, afferma il Chino, gli è stato consegnato da Oriali il 9 settembre 1999 alla Borghesiana, alla vigilia di un Roma-Inter di campionato. Ma per gli inquirenti ci sono due particolari che non tornano: il documento riporta una data di rilascio precedente di un anno, 9 novembre 1998, e Recoba risulta residente a Roma. Perché né Oriali, né Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato interista che ha seguito la pratica, si sono accorti di questa incongruenza? Perché nessuno, nemmeno il calciatore, ha fatto notare e ha richiesto di correggere l’errore? La procura di Udine informa anche che sette mesi dopo l’emissione del passaporto l’Inter si è mossa alla ricerca di antenati spagnoli. Perché questo eccesso di zelo da parte della dirigenza nerazzurra se il calciatore era già in possesso del documento? Il quadro si complica quando Oriali nega di aver versato per conto dell’Inter 80 mila dollari, cifra che Krausz, in un precedente interrogatorio della Procura di Roma, ha detto di aver ricevuto per mano sua. La risposta è una sola: il passaporto è falso. Ma non solo, la dirigenza dell’Inter era pienamente consapevole del percorso fraudolento che stavano per intraprendere, dal momento che non è mai stata presentata alcuna richiesta di rilascio alle autorità italiane, come regolare prassi richiede. Un caso complesso e intricato ma dalla sostanza semplice: se il passaporto del laziale Veron era vero ma ottenuto attraverso false documentazioni (atti di nascita, matrimonio, ecc…), quello dell’uruguaiano è direttamente contraffatto. Una patacca, direbbero a Roma. Dopo le sconcertanti rivelazioni delle Procure di Roma e Udine, arrivano le sdegnate reazioni del mondo sportivo. C’è sdegno e le società non coinvolte nella questione passaporti protestano. Andrea Manzella, presidente della Corte Federale, cerca di rassicurare tutti sulla velocità e sul rigore degli eventuali procedimenti disciplinari. Ma il risultato è patetico: “La regolarità delle partite è un bene assoluto, e su questo non si transige: la buona fede di società o singoli non conta, conta solo che alle gare abbiano partecipato giocatori che non ne avevano diritto. L’Authority ha deciso di aspettare la dichiarazione di falsità della magistratura a meno che il falso risulti macroscopico, ictu oculi, o che vi sia ammissione di colpa del club o del giocatore”, ha spiegato Manzella. “In questi casi, le sanzioni saranno immediate”. Fra una decina di giorni anche l’Inter quindi sarà deferita, e il processo sportivo si concluderà, fra Disciplinare e Caf, entro aprile o maggio. Difficile ipotizzare la sconfitta a tavolino di tutte le gare dei nerazzurri con Recoba “italiano”, più probabile una penalizzazione in classifica di 56 punti. Nel caso, quindi, l’Inter dovesse qualificarsi per la Coppa Uefa sarebbe retrocessa in classifica, lasciando il posto in Europa ad un altro club. E nel caso si salvasse? Questione delicatissima, ma teoricamente il club di Moratti rischierebbe anche la serie B” (Repubblica, 9 febbraio 2001) L’Inter, secondo i regolamenti, dovrebbe essere sconfitta a tavolino ed essere sanzionata di un punto per ogni partita in cui ha schierato Recoba come comunitario. Il totale ammonterebbe all’enorme cifra di 56 punti, con la conseguente retrocessione del club nerazzurro, sia che il provvedimento venga applicato nel campionato precedente (il 1999/2000, dove ha ottenuto 58 punti) che in quello ancora in corso (il 2000/2001, a fine anno ne totalizzerà 51). Con una tale penalità l’Inter sarebbe la prima squadra a scendere sotto lo zero in classifica. Ma è pura fantascienza e ci si rende conto che una tale sanzione, seppur giusta, non verrà mai applicata. Si parla di penalizzazioni o, per lo meno, si spera: Roma, Lazio, Inter, Udinese e Napoli penalizzate. Cinque, sei punti in meno ad ognuna all’inizio della prossima stagione, quella premondiale; oppure con handicap sostanzialmente differenti, stangate per i casi più gravi di manomissione (Veron, Recoba, Cafu) […] Nei fatti però, quasi la metà del prossimo campionato italiano sarà “ad handicap”, consegnato nelle mani di chi dallo scandalo non è stato travolto. […] Di colpo di spugna si è parlato a lungo. Ma non si può ormai cancellare uno scandalo che ha investito almeno sei procure, una ventina di giocatori e una quindicina di dirigenti, dal direttore generale dell’Inter ai presidenti di Roma e Lazio. Non si può cancellare uno scandalo che la Fifa stessa chiede di reprimere duramente. Non si possono chiudere gli occhi quando in Francia hanno già penalizzato delle squadre e in Spagna si sono già sospesi dei giocatori (Repubblica, 21 marzo 2001) Il 5 marzo l’Ufficio Inchieste della Federcalcio conclude le indagini ed emana i deferimenti: La giustizia sportiva, con i deferimenti di ieri, va avanti. Nessun colpo di spugna, nessuna sanatoria. Non si aspetterà l’estate, a campionato concluso, per intervenire sullo scandalo dei passaporti falsi. Già nel mesi di aprile sfileranno davanti alla Disciplinare i primi club e i primi giocatori coinvolti: le sanzioni (squalifiche per i calciatori e penalizzazioni in classifica per i club) saranno scontate in questa stagione (ibidem, 6 marzo 2001) Il processo si annuncia complicato e le conseguenze spaventose: l’applicazione di punti di penalizzazione potrebbe compromettere la salvezza o la qualificazione alle coppe europee delle società coinvolte. Ma c’è una scappatoia, alla quale più di tutti sta lavorando Galliani, l’amministratore delegato del Milan: la riforma dell’articolo delle norme federali che limita l’impiego dei calciatori extracomunitari. Una modifica della regola comporterebbe un’attenuazione molto sostanziosa delle pene. L’Inter gradisce l’idea e si unisce alla battaglia: Passaporti, è guerra aperta ormai: l’Inter attacca la Figc, cercando ogni strada per dichiarare illegittimo l’articolo 40, settimo comma delle Noif. In una nota del professor Mucciarelli, che fa parte del collegio di difesa nerazzurro, l’Inter sottopone infatti “direttamente alla Corte Federale, organo competente in materia, il giudizio in ordine alla legittimità della norma federale sul tesseramento dei giocatori extracomunitari” (ibidem, 5 aprile 2001) La Commissione Disciplinare fissa le date dei processi contro ogni singola società. Il presidente Manzella, ancora una volta, si sente di garantire la celerità dei procedimenti giudiziari, ma nessuno sembra più credergli dato che la rettifica della norma sugli extracomunitari appare giorno dopo giorno sempre più probabile. La vicenda sta diventando una farsa: Per Porceddu le prove sono sufficienti per chiedere di processare il club nerazzurro e il giocatore. L’udienza è fissata per il 19 aprile. A meno che i tanti ricorsi alla Corte Federale sulla legittimità della norma che limita gli extracomunitari facciano slittare tutto a fine campionato, come vogliono i club. “Agiremo in fretta non appena riceveremo i ricorsi”, garantisce Manzella. (ibidem, 8 aprile 2001) Tuttavia un procedimento unico consentirebbe alle società di essere giudicate con minore severità. Ed è proprio quello che intende proporre Galliani, il quale provvidenzialmente annuncia: «È giusto fare un solo processo e che eventuali squalifiche e penalizzazioni arrivino tutte insieme». Puntuale giunge il ricorso alla Corte Federale da parte dei club, e poco importa se l’articolo 16 comma del Codice di Giustizia Sportiva preveda l’ammissibilità del ricorso solo da parte del presidente della Federazione o di «qualsiasi organo operante nell’ambito federale che vi abbia interesse». Moratti si schiera con Galliani (altri tempi…) e rilascia una dichiarazione che, col senno di poi, si rivela incredibilmente comica: «Se squalificano Recoba e poi la giustizia ordinaria lo assolve, chi ci restituisce squalifiche e penalizzazioni?» (È incredibile come tutti i personaggi coinvolti nella vicenda si appellino al pronunciamento della giustizia ordinaria (vedi anche Cragnotti con Veron). Allo scoppio di Calciopoli, invece, nessuno ha atteso il concludersi dell’iter giudiziario: le sentenze sono state emesse in due settimane. E se la giustizia ordinaria assolve Moggi e Giraudo, chi restituisce alla Juventus la serie A e gli scudetti?). Come vedremo più avanti, Recoba e Oriali verranno condannati dalla giustizia ordinaria e l’Inter non restituirà i punti ottenuti con l’uruguaiano comunitario in campo. In ogni caso, la tattica è precisa: ottenere l’accorpamento dei processi e rimandarne lo svolgimento a fine stagione, confidando nell’ormai quasi certa rettifica dell’articolo 40. Il gioco funziona e l’udienza per l’Inter, in programma il 20 aprile, viene rinviata: Avanti a forza di rinvii: il processo all’Inter, per il passaporto falso di Recoba, si farà. Ma più avanti. Quando non si sa: forse a maggio, forse a fine stagione. Ma soltanto dopo che la Corte Federale, presieduta da Andrea Manzella, si sarà pronunciata sul ricorso (che abbiamo visto essere irregolare, nda) presentato non solo dal club nerazzurro, ma anche da Milan, Udinese, Lazio, Vicenza e Sampdoria. Tutti questi club chiedono infatti che venga abbattuto il tetto del tesseramento (massimo cinque) e all’impiego (massimo tre) dei calciatori extracomunitari. Si va insomma verso minicondanne. La Disciplinare ieri ha accettato subito la richiesta di rinvio al processo dell’Inter presentata dallo stesso Procuratore Federale, Carlo Porceddu in accordo con i legali nerazzurri. (Repubblica, 20 aprile 2001) Il tempo gioca a favore dei nerazzurri e delle altre società implicate in Passaportopoli. Società che il 3 maggio 2001 vedono finalmente premiati i loro sforzi, con il più annunciato dei colpi di spugna: a sei giornate dalla fine del campionato e nonostante la strenua opposizione dell’Associazione Calciatori presieduta da Campana, arriva la modifica della norma sul tesseramento e sull’impiego degli extracomunitari. E pazienza se le regole vengono cambiate in corsa, con Roma e Juventus a contendersi lo scudetto punto su punto. Chi ha rispettato le regole viene fatto fesso. E chi ha falsificato i passaporti? Ormai è chiaro che tutto sta per passare in cavalleria: Il processo a Inter, Milan, Samp, Udinese, Vicenza, a cui presto si unirà anche la Lazio per Veron, si farà. Ma con questa norma dichiarata illegittima, le sanzioni saranno più blande. Qualche minisqualifica da scontare magari in estate. Quando il campionato è fermo. (Repubblica, 5 maggio 2001) Il processo, come desiderato, inizia il 12 giugno 2001 a campionato praticamente finito (il 17 è in programma l’ultima giornata) e con la certezza di un dibattimento e di una sentenza unica. Con all’orizzonte la più classica delle soluzioni “all’italiana” qualcuno crede ancora nella giustizia, ma è solo l’ultimo, disperato, grido: Delicatissima, quasi disperata, la situazione dell’Inter, dove c’è un coinvolgimento diretto dell’amministratore delegato Ghelfi e del direttore sportivo Oriali. Recoba ha scaricato su di loro ogni responsabilità per quel falso passaporto italiano: ma per Porceddu (procuratore federale, nda), l’uruguaiano, ex italiano Recoba è colpevole di slealtà e quindi anche per lui chiederà due anni di squalifica. (Repubblica, 13 giugno 2001) Il 27 giugno arrivano le sentenze, che confermano le previsioni della vigilia. Squalifiche solo ai calciatori, alle società un buffetto sulla guancia (leggi ammende pecuniarie). L’Inter se la cava con una multa di due miliardi, Recoba e Oriali sono squalificati per un anno, Franco Baldini per nove mesi (Krausz non viene processato in quanto non tesserato alla Federcalcio). Ovviamente assolto l’amministratore delegato nerazzurro Rinaldo Ghelfi, al quale era stata addebitata la responsabilità diretta. In questo modo sono scongiurate le tanto temute penalizzazioni in classifica. Vediamo, caso per caso, le motivazioni della sentenza della Commissione Disciplinare della Lega Calcio. Partiamo da Recoba: il passaporto italiano del calciatore non risulta essere mai stato rilasciato dalla Questura di Roma, Il Recoba non aveva alcun titolo al rilascio di un passaporto italiano per assoluta inesistenza in capo allo stesso dei presupposti indispensabili, ed in primo luogo alla cittadinanza italiana. A siffatta conclusione si perviene […] sulla base delle sole dichiarazioni rese dal calciatore all’Ufficio Indagini ed alla Procura della Repubblica di Udine. […] Il calciatore ha inoltre escluso di aver mai svolto alcuna pratica od inoltrato alcuna richiesta tendente al rilascio di un passaporto italiano. La Disciplinare riconosce quindi la falsità del documento e l’estraneità del calciatore dal processo di contraffazione. Tuttavia Recoba è da considerarsi comunque colpevole poiché non poteva essere completamente all’oscuro di quello che stava succedendo e perché avrebbe dovuto quantomeno domandarsi la ragione delle irregolarità presenti nel documento (l’indirizzo di residenza e la data di rilascio): In nessun caso il calciatore avrebbe potuto confidare nella veridicità “ideologica” del passaporto italiano che gli venne consegnato alla Borghesiana il 12 settembre 1999 dall’Oriali. [ciò costituisce] grave violazione dei principi di lealtà, probità e rettitudine alla cui osservanza sono tenuti tutti i destinatari delle norme federali, come dispone l’art.1 del C.G.S. Si tratta infatti di utilizzare mezzi scorretti, o addirittura fraudolenti, al fine di ottenere il riconoscimento di un titolo non spettante, traendone un indebito vantaggio. È superfluo il sottolineare, in proposito, che il fatto di diventare “comunitario” ha recato benefici non solo economici sia al calciatore, quanto meno sotto il profilo della libertà assoluta di circolazione del tesserato nell’ambito delle Federazioni comunitarie, sia alla Società di appartenenza, per una migliore utilizzazione dell’organico disponibile. […] La sconcertante faciloneria con cui Recoba, sebbene “stupito” di aver ottenuto un passaporto italiano, se ne è servito perché gli conveniva acquisire lo status di comunitario, assume, alla luce delle considerazioni sopra svolte , un significato probatorio decisivo ai fini dell’accertamento della partecipazione attiva e pienamente consapevole del tesserato alla realizzazione dell’illecito. Per quanto riguarda Oriali: risulta dagli atti che questi, all’inizio della collaborazione con l’Internazionale a giugno 1999, apprese che la Società aveva interesse alla variazione di status del Recoba da extracomunitario a comunitario e che a tal fine era stato interessato uno studio legale spagnolo, le cui ricerche si erano però arenate, trattandosi di pratica complicata che richiedeva in ogni caso, tempi molto lunghi. Risulta altresì che l’Oriali si interessò della questione Recoba assumendo concrete iniziative finalizzate al conseguimento della variazione di status del calciatore, prendendo contatto con il Baldini per conoscere “come facevano alla Roma per i passaporti” e chiedergli l’indicazione di qualcuno che potesse aiutare l’Internazionale a modificare lo “status” del Recoba. Avuto dal Baldini il nominativo del Krausz (da lui peraltro già conosciuto), l’Oriali si attivò per l’avvio della “pratica”, seguendone poi lo svolgimento sino alla conclusione. Egli provvide infine a consegnare a Recoba, il 12 settembre 1999, il passaporto italiano che gli era stato appena fornito dal Krausz. A carico dell’Oriali gravano elementi di accusa: a) fu l’Oriali a ricevere il passaporto dal Krausz. Prima di consegnarlo a Recoba, egli ebbe modo di esaminarlo e di rilevare che la data di emissione risaliva al 9 novembre 1998, cioè quasi un anno prima del giorno della consegna […] Oriali ebbe anche modo di rilevare, esaminando il passaporto, che dal documento Recoba risultava residente a Roma, circostanza non corrispondente al vero, e che sul passaporto era applicata una fotografia del Recoba di cui egli “non sapeva nulla”. c) fu l’Oriali ad incaricare Krausz dello svolgimento della “pratica” in Argentina e ad autorizzare, dopo aver ottenuto l’assenso della Società, il versamento della somma di 80.000 dollari pretesi dalla Liliana Rocca quale compenso per l’ottenimento del passaporto. d) fu l’Oriali a promuovere un incontro con Baldini, alla presenza di Ghelfi, nel corso del quale venne chiesto al Baldini di assumersi tutta la responsabilità dell’operazione […] e) l’Oriali, essendo a conoscenza dei precedenti infruttuosi tentativi svolti in Spagna per il conseguimento della cittadinanza comunitaria del calciatore, non poteva confidare nella correttezza e regolarità di un passaporto italiano di Recoba ottenuto in Argentina da una non meglio precisata “agenzia”, in tempi a dir poco fulminei, dal momento che egli sapeva che da parte di Recoba non era stata presentata ad alcuna autorità italiana la domanda di rilascio del passaporto. Secondo quest’ultimo punto la responsabilità di Oriali è gravissima: egli infatti ben conosceva le lungaggini burocratiche che comportavano pratiche di questo tipo e ne aveva fatto esperienza in Spagna, durante l’inutile ricerca dell’avo di Recoba. Oriali, il quale non ha mai avanzato richiesta di rilascio in Italia, non poteva essere così ingenuo da credere che un passaporto ottenuto in un mese, e in Argentina, potesse essere regolare: L’affermazione dell’incolpato, di non essere stato consapevole della pretesa illegittimità del documento e di non aver dubitato della correttezza delle persone alle quali aveva affidato, per conto della Soc.Internazionale, lo svolgimento della “pratica”, si riduce a mera allegazione difensiva priva di effettivo riscontro, che non intacca minimamente il completo e convincente quadro probatorio raccolto a suo carico. Stabilita la colpevolezza di Oriali (la quale chiama pesantemente in causa anche Franco Baldini) rimane da sciogliere il nodo più importante: il ruolo di Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato dell’Inter. Il suo coinvolgimento è fondamentale perché comporta la responsabilità diretta da parte della società nerazzurra. Secondo l’art.8, comma 6 del Codice di Giustizia Sportiva infatti: La violazione delle Norme Federali in materia di tesseramenti di calciatori extracomunitari compiuta mediante falsa attestazione di cittadinanza costituisce grave illecito sportivo. Le Società, i loro dirigenti, soci e tesserati che compiano direttamente o tentino di compiere, ovvero consentano che altri compiano, atti volti ad ottenere attestazioni o documenti di cittadinanza falsi o comunque alterati al fine di eludere le norme in materia di ingresso in Italia e tesseramento di calciatori extracomunitari, ne sono responsabili e sono puniti ai sensi dei commi 7 e 8 seguenti. (Il comma 7 parla della responsabilità diretta e rimanda alle sanzioni previste dall’art.13, lettere f), g), h) i), nda) La falsificazione di un documento costituisce quindi “grave illecito sportivo” e, in caso di responsabilità diretta, le pene sono severe: (in ordine decrescente di gravità) revoca di eventuali titoli conquistati (non è il caso dell’Inter), esclusione dal campionato di competenza, retrocessione in serie B, penalizzazione di punti in classifica. La sentenza della Disciplinare parla apertamente dell’attiva partecipazione di Ghelfi ma lo fa con una marchiana contraddizione. Dapprima informa che l’amministratore delegato si sarebbe interessato del passaporto solo a rilascio ottenuto: Al sig. Rinaldo Ghelfi, amministratore delegato alla Soc.Internazionale, viene contestata la partecipazione alla illecita condotta posta in essere dai tesserati della sua Società, Recoba ed Oriali in concorso con Baldini e con terzi non tesserati. Peraltro, dagli accertamenti svolti in sede di indagini risulta un intervento diretto del Ghelfi nella vicenda soltanto nel maggio 2000, momento in cui era divenuta di pubblico dominio la notizia di possibili irregolarità riguardanti il conseguimento dello status di comunitario da parte del calciatore della Lazio Veron. Quindi, poche righe dopo, viene affermato che Ghelfi era ben cosciente fin dall’inizio di cosa comportasse l’avvio della pratica in Argentina. Oriali, infatti, non ha interessi personali ad ottenere un passaporto per Recoba, ma si è mosso solo in seguito a precise indicazioni societarie: Oriali, non essendosi attivato per il passaporto di Recoba a titolo meramente personale, deve aver tenuti informati i vertici della Società sull’andamento della pratica. Dagli atti risulta che almeno in due momenti Oriali deve essersi consultato con i propri superiori: il primo quando si trattò di dare il “via” alla pratica in Argentina ed il secondo quando si trattò di effettuare su indicazione di Krausz, il bonifico di 80.000 dollari, che doveva essere autorizzato dai vertici societari. Quindi, se Oriali sapeva della contraffazione del passaporto e non poteva non considerare 80 mila dollari una cifra spropositata, ci si chiede che cosa abbia detto a Ghelfi per ottenere il via libera all’operazione e il pagamento dell’importo. Inoltre, la sentenza rivela che la somma fu pagata “in nero”, fatto che aggrava ulteriormente la posizione dei vertici dirigenziali interisti. È infatti difficile immaginare che Oriali abbia sborsato, di tasca sua e di sua iniziativa, 80 mila dollari: l’inesistenza nei libri contabili della Società di un pagamento di tale importo potrebbe significare che alla liquidazione del compenso si sia provveduto in forma non ufficiale, cosa che costituirebbe un ulteriore indizio di responsabilità a carico dei referenti di Oriali. Il quadro accusatorio è quanto mai chiaro. Ci sono tutti gli estremi per un coinvolgimento diretto dell’Inter, a meno che non si considerino i suoi dirigenti incapaci di intendere e di volere. La Disciplinare, invece, non se la sente di affibbiare tale responsabilità all’Inter (=gravi sanzioni) e la sentenza, da una riga all’altra, cambia completamente registro, assolvendo miracolosamente Ghelfi: Dagli atti, tuttavia, non è desumibile alcuna circostanza che faccia riferire al Ghelfi, in modo certo ed inequivoco, l’adozione di decisioni in tal senso, non potendosi escludere in modo assoluto l’ipotesi che altri soggetti abbiano provveduto nei predetti termini. Ritiene pertanto la Commissione che il sig.Rinaldo Ghelfi debba essere prosciolto dall’addebito. La Soc.Internazionale risponde dell’operato dei propri tesserati Recoba ed Oriali a titolo di responsabilità oggettiva. Con una ridicola motivazione, che sarà superata in assurdità solo da quella di Calciopoli, la Disciplinare alleggerisce l’Inter da ogni imputazione. Secondo la sentenza, quindi, Oriali avrebbe fatto tutto da solo: non ha avvisato nessuno e ha pagato personalmente gli 80 mila dollari. Peccato che in sede di interrogatorio egli abbia negato di aver mai pagato quella somma. Niente male come dirigente. Il 22 luglio la Caf conferma i verdetti di primo grado e l’Inter incredibilmente annuncia di sentirsi danneggiata. La protesta ufficiale del club è da circo delle comiche: La pronuncia della Caf è iniqua in fatto, poiché non è stata riconosciuta l’evidente buonafede del Recoba e dell’Oriali, e in diritto, perché si è voluto punire il preteso tesseramento come comunitario del calciatore, nonostante la dichiarazione di illegalità della norma che discriminava i giocatori extracomunitari. Pare clamoroso che la pretesa violazione dei doveri di probità sia stata giudicata ben più grave dei casi di doping esaminati dalla Caf (in riferimento ai casi di Bucchi e Monaco, nda) I lamenti interisti funzionano e, ad ottobre, la Camera di Conciliazione del Coni dà l’ultima pennellata al quadretto, riducendo la squalifica di Recoba a 4 mesi (il quale la sconta per metà in estate), quella di Oriali a 6 e abbassando l’ammenda alla società a un miliardo e quattrocento milioni. Ma manca ancora il responso della giustizia ordinaria per mettere la parola fine alla vicenda. Il 25 maggio 2006, sette anni dopo il fatto contestato, il Tribunale di Udine condanna Oriali e Recoba, i quali ammettono la falsificazione dei documenti (spunta anche una patente “taroccata” del calciatore) e patteggiano la pena: ANSA – Il Gip del Tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'attaccante uruguayano Alvaro Recoba dell'Inter e del dirigente nerazzurro Gabriele Oriali, infliggendo la pena di sei mesi di reclusione ciascuno (sostituita con una multa di 21.420 euro) per i reati di concorso in falso e ricettazione nell'ambito dell'inchiesta sulle procedure seguite per far diventare comunitari giocatori che non avevano antenati in Europa. Nell'inchiesta, divisa in vari filoni, sono coinvolte 31 persone fra le quali 12 calciatori. Oltre al concorso in falso per l'assenza di antenati in Europa, a Recoba e Oriali l'accusa contesta il reato di ricettazione relativo alla patente italiana ottenuta dal calciatore uruguayano, che faceva parte di un gruppo di documenti rubati negli uffici della Motorizzazione di Latina. La farsa si è finalmente conclusa: Oriali, che in sede sportiva ha negato di essere consapevole della contraffazione, si dichiara colpevole patteggiando la condanna in sede penale. Una storia patetica che ha ancora due appendici nell’estate del 2006. Dopo la condanna del Tribunale di Udine alcuni tifosi della Juventus si accorgono di un dettaglio della storia colpevolmente trascurato: un passo della sentenza del Tribunale friulano («non è infine pensabile che l’Oriali possa aver agito da solo, senza avvertire del suo operato i dirigenti suoi diretti superiori») riafferma la responsabilità diretta della società nel conseguimento del passaporto (d’altra parte ammessa e poi negata nelle motivazioni della Disciplinare). Ciò costituirebbe un nuovo elemento di indagine tale da poter condurre alla riapertura del procedimento disciplinare, secondo l’articolo 18 comma 3 del Codice di Giustizia Sportiva: «L'apertura di una inchiesta, registrata con data certa da parte dell'Ufficio indagini o di altro organismo federale, interrompe della prescrizione. La prescrizione decorrere nuovamente dal momento della interruzione». Consci di questa possibilità, i tifosi inviano un esposto in Federcalcio per chiedere la revisione delle sentenze dei procedimenti sportivi. La documentazione viene poi girata al capo Ufficio Indagini della Figc, Francesco Saverio Borrelli, al quale spetta l’incarico di approfondire le nuove circostanze emerse. La notizia giunge al quotidiano Tuttosport che per alcuni giorni parla dell’iniziativa. Ma è solo un fuoco fatuo: nessuno ha voglia di sporcarsi le mani e di andare contro ai nuovi padroni del calcio italiano dopo la farsa di Calciopoli, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera. Il 26 luglio, durante un telegiornale Rai viene annunciato che, in seguito alle sentenze d Calciopoli, lo scudetto 2005/06 è stato assegnato all’Inter. Per raccogliere le reazioni dell’ambiente nerazzurro si apre un collegamento con Brunico, dove la squadra sta per disputare un’amichevole. A rispondere alle domande dell’inviato c’è Gabriele Oriali, il quale parla di “scudetto dell’onestà”. Proprio quell’Oriali che due mesi prima ha patteggiato la pena per truffa e ricettazione…

E' uno stralcio preso direttamente da internet. Non ricordo dove (di preciso). Però è facile reperirlo per chiunque: basta andare su "google", digitare "ILLECITI FRANCO BALDINI". La storia è nota ai più attenti osservatori.

Ma guarda te se dobbiamo sorbirci anche i piagnistei di questa "gatta morta"...

Domenech non cambia idea: "Espulsione bizzarra"

PARIGI, 17 giugno 2008 - Ineffabile Domenech: il c.t. francese a caldo, dopo la sconfitta con l'Italia, aveva dirottato l'attenzione dei media sulla sua estemporanea proposta di matrimonio. Poi, forse sentendo puzza di bruciato circa il suo futuro sulla panchina dei Bleus, è passato al contrattacco e se l'è presa con l'arbitro slovacco Michel: "L'errore - l'approccio del selezionatore transalpino - è stato quello di concedere all'Italia il rigore che ha causato anche l'espulsione" . E non si parla di errore della difesa francese: "Una serata catastrofica in cui abbiamo perso un attaccante dopo 10 minuti e c'è stato un rigore assegnato in maniera sconsiderata dall'arbitro. Non c'era stata un vera aggressione, è stato chiaramente come consegnare la partita agli italiani. Non possiamo che essere delusi".

mercoledì 18 giugno 2008

Adieu!!!



VAI PURE A CASA...
NOI...
NOI SOPRAVVIVIAMO...

martedì 17 giugno 2008

Grazie!!!


Zeman riparte da Belgrado


BELGRADO (Serbia), 17 giugno 2008 - Zdenek Zeman è il nuovo allenatore della Stella Rossa. L'accordo tra l'ex tecnico di Roma e Lazio e il club serbo è stato annunciato dal sito ufficiale sulla base di un contratto biennale. Quello del boemo, presentato oggi alla stampa, è stato il nome su cui la Stella Rossa si è concentrata dopo i rifiuti di Walter Novellino e Mario Beretta.
Zeman, sessantuno anni compiuti lo scorso 12 maggio, è senza panchina dal dicembre del 2006, quando si è interrotto il rapporto che lo legava al Lecce. Fuori dall'Italia il tecnico nato a Praga ha già vissuto una non indimenticabile esperienza in Turchia, al Fenerbahçe, nella stagione 1999-2000. Alla Stella Rossa sostituirà Aleksandar Jankovic, in carica da soli sette mesi.
Tranquilli.... Lui durerà anche meno...

lunedì 16 giugno 2008

Verso Italia - Francia...


E' dal 1978 che non vinciamo contro i francesi al termine dei 90 minuti regolamentari.
Domani, prima di vedere cosa farà l'Olanda con la Romania, dovremo sfatare questo tabù.
Poi... Sperare...

domenica 15 giugno 2008

L'Italia si affida a Cassano

BADEN (AUSTRIA) - L'arma finale. L'ultima tappa. Il salvatore. Sa di estremo, questo Francia-Italia che Roberto Donadoni potrebbe affidare ai piedi del più eccentrico dei 23 calciatori azzurri portati fin qui, a Baden. Antonio Cassano (nella foto Grazia Neri) dal primo minuto, è suggestione e non solo. «Ci potrebbe stare benissimo: sono io che l'ho portato all'Europeo, andando anche contro le possibili critiche», ha detto Roberto Donadoni ricordando del suo colpo d'ala nelle convocazioni, per qualcuno forse uno dei pochi. È di questo che oggi l'Italia ha bisogno, abbandonare la terra e spiccare il volo.
Altro errore.
L'ho scritto ieri nel post dedicato alla nazionale, lo ripeto oggi. Il salvatore di questa nazionale deve essere Donadoni: con le sue idee, il suo progetto, il suo modo di intendere il calcio. I giocatori, quelli che sono poi i principali attori in campo, devono aiutarlo a mettere in pratica quello che è il suo credo. Buffon - in questo contesto - ne è la miglior espressione.
Ma non doveva essere Del Piero contro la Romania, così come potrebbe non essere Cassano contro la Francia, il salvatore della patria.
Due giocatori che il commissario tecnico non convocava da mesi (e che ha finito col farlo anche perchè "costretto" dal rendimento dei due) finiscono con essere l'ancora di salvataggio per questa nazionale.
Mi auguro con tutto il cuore che - chiunque giocherà - ci aiuterà a raggiungere i quarti di finale (Olanda permettendo). Magari la vittoria finale.
Ma Donadoni - comunque vada - pur esssendo un ottimo allenatore non lo reputo all'altezza della nazionale italiana.
Lippi, Capello, Ancelotti, Ranieri, Spalletti, Zoff, Zaccheroni, Prandelli... Potrei andare avanti ancora per un pò... Tutti questi sono allenatori di un altro pianeta.

sabato 14 giugno 2008

E ora?

Solo grazie alle prodezze di Buffon possiamo matenere viva una flebile speranza di qualificazione ai quarti di finale.

Tutti (me compreso) invocavano i cambi che sono stati fatti tra la formazione presentata contro l'Olanda e quella di ieri sera contro la Romania. I risultati si sono visti: la coppia difensiva formata da Chiellini e Panucci (che io stesso, da semplice tifoso, invocavo in un post scritto immediatamente dopo il primo incontro) ha dato dimostrazione di sicurezza e qualità; con gli ulteriori innesti di Grosso (bravissimo), De Rossi (bravo) e Del Piero (non molto brillante) si è vista un'altra Italia.

Il problema però è un altro: un allenatore che da due anni lavora per arrivare a questa competizione, non può presentarsi - come ha fatto il mister - con una squadra come quella che ci ha fatto vedere contro la nazionale olandese, per poi cambiare tutti quegli uomini.

Un dato di fatto: non è riuscito a dare un'IDENTITA' a questa nazionale.

La sua fortuna (e di altra ne avrebbe bisogno) è che ha in squadra degli autentici fuoriclasse. In campo e fuori.

Buffon è uno di questi. Unico. Immenso.

Il nostro commissario tecnico si è comportato - a mio modo di vedere - scorrettamente con Del Piero. Lo ha convocato a furor di popolo in nazionale (come avrebbe potuto fare diversamente?) per poi lasciarlo in panchina nel primo incontro. Dopo essersi trovato immediatamente in una situazione da ultima spiaggia, che cosa ha fatto? Ha chiesto a Del Piero di caricarsi sulle proprie spalle la nazionale, affermando che la gente di esperienza deve saper trascinare gli altri in queste situazioni.

Ma se Del Piero non sapeva neanche se avrebbe giocato (1), da seconda punta o trequarstista (2), con che coraggio fai questo? Almeno ammetti di avere sbagliato...

Ma Quagliarella cosa serve a 5 minuti dalla fine? Se Toni - da solo - di testa le prendeva tutte, perchè non aggiungere - alla nostra contraerei - Borriello? E' vero che con l'ingresso di Cassano (ottimo) si riusciva a sfondare spesso e volentieri sulla sinistra (e forse il ct pensava di fare lo stesso con l'attaccante friulano sulla destra), ma con così pochi minuti alla fine, che ti serve?

Inzaghi perchè è stato lasciato a casa? Con tutte quelle palle vaganti in area, la rapacità dell'attaccante milanista (anche a pochi minuti dalla fine) sarebbe servita. Chiedere al Milan...

Non ci credo più. Mi accontento di battere la Francia. Poi, chissà. Ma abbiamo una possibilità su un milione.

E io che avevo il biglietto della finale in mano...

Juve-Barcellona, incontro per Trezeguet

Non si è fermato l'inseguimento del Barcellona a David Trezeguet. Anzi. Nonostante le voci degli ultimi tempi che volevano i blaugrana orientati verso un giovane, su tutti Benzema e Villa, la società catalana ha in programma per la prossima settimana una "visita" a Torino. E non sarà certo per turismo.
Perché Pep Guardiola sembra avere in testa solo lui, Trezegol. Così il vice presidente del Barça, Soriano, si incontrerà con l'ad bianconero Blanc per discutere dell'affaire francese. Per quello che si sa, tuttavia, l'offerta non sarà di quelle da far sobbalzare sulla sedia: al massimo 15 milioni di euro. Pochini. Perché per vendere uno come David, alla Juve chiedono ben altro, almeno una decina di milioni in più. Solo così si potrebbe iniziare a discutere.

STATEVENE PURE A CASA...

Grazie...




giovedì 12 giugno 2008

Verso Italia - Romania...



ZURIGO (Svizzera), 12 giugno 2008 - Luca Toni ha dato la carica: "Che sia io a segnare alla Romania o qualcun altro (anche Buffon, ndr) non importa, ciò che conta è vincere". La risposta è stata immediata. E feroce: "Sono loro che devono venire avanti. Vengano, noi gli faremo trovare l'inferno". Paroline per niente rassicuranti. Autore: Cristian Chivu. Si preparino quindi gli azzurri: domani alle 18 in punto, al Letzigrund Stadion di Zurigo, sarà vera battaglia. La squadra di Piturca, insomma, forte di un punto in classifica, vuole dare un grosso dispiacere all'Italia.


AL FISCHIO D'INIZIO...
...SCATENEREMO L'INFERNO...

mercoledì 11 giugno 2008

Che sarà della mia vita chi lo sa...

LONDRA (Inghilterra), 11 giugno 2008 - Luis Felipe Scolari è il nuovo allenatore del Chelsea. Lo rende noto lo stesso club londinese attraverso il sito ufficiale: "Scolari è il nuovo allenatore, inizierà a lavorare con noi a partire dal 1° luglio 2008". Nel riconoscere le grandi qualità di Scolari, la società londinese ricorda come "si tratti di uno degli allenatori al top per il suo record di successi alla guida di nazionali e club".
RISPETTO PER IL PORTOGALLO - "Era la nostra scelta migliore" si legge ancora sul sito del Chelsea. "In segno di rispetto per il suo attuale ruolo di Commissario tecnico della nazionale portoghese, e per garantire lo svolgimento senza perturbazioni di questo compito, non vi sarà alcun ulteriore commento da parte del Chelsea, né da parte di Felipe Scolari in riferimento al suo nuovo ruolo fino all'inizio del suo lavoro con noi", conclude la nota del Chelsea.
IL DOPO GRANT - Scolari sostituirà Avram Grant, l'uomo che ha raccolto l'eredità di José Mourinho, nel frattempo finito all'Inter, e che ha chiuso l'ultima stagione portando i Blues a una finale di Champions League e al secondo posto in Premier alle spalle del Manchester Utd.

E del mio povero Mancini... Che sarà di lui???

Chi lo sa...



martedì 10 giugno 2008

Ora ricordiamoci chi siamo e da dove veniamo...

Nella vita non si costruisce guardando il "passato", ma il "presente" e il "futuro".

A volte, però, capita di trovarsi di fronte ad un momento difficile, e di iniziare a perdere la fiducia in se stessi. Gli altri ti sembrano migliori, tu inizi a domandarti quanto vali, tutto intorno a te sembra grande, irraggiungibile.

Quello è il momento nel quale devi iniziare a guardare dentro te stesso per capire cosa ti sta accadendo, se c'è una via di uscita, una luce in fondo al tunnel.

Per ritrovarti, per riconquistare quello che prima avevi e che giudicavi "normalità", e che ora vorresti riprenderti con la promessa di assaporarlo meglio. Giorno dopo giorno, minuto dopo minuto.

Arriva il momento in cui devi anche voltarti, guardare indietro, nel tuo passato. Per capire veramente chi sei. E da dove vieni. Cosa hai fatto di bello e di importante sino ad ora. Per porti un obiettivo: tornare ad essere quello di prima.

Anche migliore, se possibile.

Vincere, nella vita, è difficile. Ripetersi... Lo è ancora di più.

Forza ragazzi!!!

lunedì 9 giugno 2008

Il nostro fenomeno...

Nelle tantissime differenze che si possono notare - a prima vista - tra l'esperienza tedesca ai mondiali del 2006 e questo nuovo viaggio della Nazionale (che rischia di essere una passeggiatina...), due sono le principali: Cannavaro e Lippi.
L'assenza del capitano è pesantissima. Una voragine... Non chiedevo di poter ammirare nuovamente lo splendido fuoriclasse dei mondiali, ma neanche di non poter contare su di lui. Barzagli sembrava un bambino impaurito alla prima recita di Natale, Materazzi ha dimostrato - una volta di più - di essere un buon giocatore, ma non un fuoriclasse. Cannavaro ha aiutato lui e gli altri che gli sono stati vicini in questi ultimi due anni a giocare anche al di sopra delle loro potenzialità.
Donadoni non è Lippi. Attualmente vale la metà del tecnico viareggino. Magari vinceremo gli europei, ma sbagliare una formazione (approccio alla partita a parte, se possibile) come è capitato stasera è veramente dura.
E' mancato tutto. Un'Italia troppo brutta per essere vera.
Se hai in campo Gattuso, Ambrosini lo puoi lasciare in panchina. Utilizza De Rossi o Aquilani. Pur con la fantasia di Camoranesi e i guizzi di Di Natale, rischi di diventare troppo prevedibile.
I due centrali difensivi più adatti al momento - a mio personalissimo parere - potevano risultare Panucci e Chiellini. Esperienza e tenacia. Panucci questa sera non si reggeva in piedi: perchè chiedergli di correre lungo tutta la fascia se - dopo l'infortunio patìto pochi giorni fa - ha stretto i denti pur di giocare? Barzagli con Materazzi hanno sbandato in maniera spaventosa in più di un'occasione.
Il centrocampo non ha assolutamente aiutato la difesa. Ma neanche l'attacco, dove il leit motiv è stato "palla lunga a Toni", poi - forse - ci penserà lui. Dopo essersi liberato dei quattro difensori avversari che lo accerchiavano continuamente...
Lasciare Del Piero e Cassano in panchina è un delitto. Senza mezzi termini.
Complimenti all'Olanda, ci ha dato una lezione di calcio.
Speriamo di incontrarla più avanti. Mi ripeto: Italia troppo brutta per essere vera.
Grazie Donadoni.

domenica 8 giugno 2008

Arrivano i campioni del mondo

Entrano in campo i migliori, i campioni del mondo in carica. L'Italia fa il suo esordio contro l'Olanda, iniziando subito contro una grande avversaria nel girone in assoluto più difficile di questo Europeo.

Dopo aver vinto la massima competizione sarebbe stupendo continuare la nostra marcia centrando l'accoppiata coppa del mondo-coppa d'Europa.

Senza volare troppo con la fantasia... Vediamo ora di affrontare con la massima umiltà la nazionale olandese.

Sperando di ritrovarci - tutti insieme - il 29 giugno a Vienna.

Che centrocampo avremo?

venerdì 6 giugno 2008

Aquilani

Impazzano le voci intorno ad Aquilani. L'Inter sembra essere interessata a lui (anche se presumo non esista giocatore al mondo di medio-alto livello che non sia stato accostato alla società nerazzurra nelle ultime 2 settimane), il Real Madrid e alcune squadre inglesi lo osservano da vicino.

La Juve è uscita allo scoperto. Lo vuole. Fortissimamente. Sono d'accordo: si tratta di uno dei pochi giocatori per i quali farei follie. Fino ad un certo punto.

L'importante è far quadrare i conti. Non mi riferisco a quelli economici (i proprietari della Juventus sono i padroni della FIAT o di cos'altro, in fondo?) ma a quelli prettamente tecnici.

La nuova Juve sta nascendo bene: tutti parlano, qualcuno compera, noi - ridendo e scherzando - ci siamo portati a casa un giocatore molto forte come Amauri (che in tanti avevano cercato) senza dilapidare un patrimonio. Con i giovani sulla via del rientro e qualche buon acquisto (spero in Mellberg) la rosa non è poi così male. Ma bisogna lavorare ancora. Parecchio. Un difensore di alto livello (la mia preferenza - da tempo - è Zapata) e un grande centrocampista. Due sono i nomi più ripetuti di questi tempi: Xabi Alonso e Aquilani. A quel punto la rosa sarebbe al completo, anche se - personalmente - avrei acquistato Vargas e lasciato libero Molinaro. Non posso passare l'anno a sperare che a De Ceglie non venga mai un raffreddore... E Behrami, tanto per fare un altro nome, lo prenderei al volo. La difesa (una volta acquistato uno dei due centrocampisti prima citati) è il reparto che mi preoccupa di più. E che forse necessita dei maggiori ritocchi.

L'importante, però, è che poi - nel fare una follia per Aquilani - non si finisca col "mischiare" troppo le carte, rovinando quanto di buono creato sino ad adesso.

Uno Iaquinta lo si può sostituire con un Quagliarella. Anche se per me lui rimane unico. Una furia.

Un Trezeguet - per diversi motivi - lo si può sostituire con un Huntelaar. Anche se - in questo caso - il rischio diventa notevole. Più alto che nell'esempio precedente. Ma l'olandese è veramente un grande attaccante, degno erede del franco-argentino.

Un Trezeguet non lo sostituirai MAI con un Quagliarella. Non solo perchè sono due giocatori diversi, ma perchè ti priveresti di una prima punta vera, dato che Iaquinta - ammesso che rimanga - ormai si è abituato a fare la punta esterna, a volte anche il centrocampista.

Mi sembra che i giornalisti - come sono soliti fare - ci ricamino un pò troppo in questa situazione.

Prima di farmi prendere dalle paure aspetterei le mosse della dirigenza. Dopo i primi errori compiuti la scorsa estate (i casi di Vieira, Ibrahimovic e Mutu non li considero neanche più, quella era veramente un'altra epoca, non ho ancora capito chi decidesse in quel momento) le scelte compiute mi stanno trovando quasi sempre d'accordo. A cominciare da Sissoko, sino alle ripetute conferme dei nostri "totem" e al trattamente riservato ai nostri giovani. Che - se Dio vuole - il prossimo anno potremmo rivedere quasi in blocco alla casa madre.

giovedì 5 giugno 2008

Chelsea, non ti resta che Mancini

Dicono che Abramovich, questa volta, si sia arrabbiato per davvero. Ma come si possono rifiutare i suoi petrodollari? Incomprensibile, in effetti, eppure, da qualunque parte la si voglia guardare, quello che appare è sempre lo stesso. Che il suo Chelsea - e i suoi soldi - hanno perso fascino. Basta sfogliare la rosa del Paperone russo per farsene un'idea.
Hughes: "Grazie, ma vado al City"
Ancelotti: "Molto gentile, ma resto al Milan"
Rijkaard: "Siete stati carini a pensare a me, ma mi prendo volentieri un anno di pausa"
Lippi: "Il Chelsea? Macché, torno solo per la Juventus o per la Nazionale"
Hiddink: "Anche dopo gli Europei voglio continuare con la Russia"
Spalletti: "Ma avete una vaga idea di quanto sia bella Roma".
Insomma, cinque tecnici contattati e non uno che ci abbia almeno pensato un po' su. Questo, almeno, fino a oggi. Non basta: dalla piovosa, e magnifica per la verità, Londra, sono anche i giocatori che vogliono scappare. Da Drogba a Sheva, da Lampard a Carvalho. Tutta gente in attesa di chiamate da Spagna o Italia. Basta che ci sia il sole - penseranno - e li si può pure capire. Il tutto nonostante una stagione non brillantissima, ma certamente positiva. Chiusa, per chiarirci, con due secondi posti - in Premier e Champions - che non fanno curriculum, ma la dicono lunga sulla qualità dei Blues. E allora cos'è che si è rotto? Forse nulla o forse non è tutto, semplicemente e come pensa Abramovich, una questione di soldi.
Sta di fatto che i nomi rimasti nel taccuino del patron del Chelsea sono ormai solamente due: Felipe Scolari e Roberto Mancini. Sul primo è tutto da vedere anche se il suo temperamento nomade potrebbe facilmente convincerlo ad accettare l'avventura Premier League. Sul secondo ci sono alcune certezze. Primo: è libero. Secondo: gradirebbe la destinazione. Terzo: è un allenatore vincente. Quarto, purtroppo, Abramovich continua a trascurarlo. Dicono, gli stessi che hanno parlato di un Abramovich stizzito, che l'onda lunga della separazione non esattamente consensuale tra l'Inter e Mancini non sia stata vista di buon occhio dal clan londinese. Hanno, insomma, preso Mancini come un piantagrane e hanno pensato bene di sondare il terreno con il "resto del mondo". Già, solo che ora l'imbuto si è ristretto: hai visto mai che tocchi al Mancio?
Domandina semplice semplice: ma se è un allenatore vincente, perchè è a spasso? Ma li ha vinti veramente tre scudetti di fila?
Possibile che Abramovich non se ne sia accorto? E gli altri presidenti? Il Real, il Barça, il Bayern... Perchè nessuno fa follie per averlo? Eppure si sapeva da mesi che Mourinho sarebbe arrivato all'Inter... Solo Mancini non se n'era accorto? Un uomo distrutto... Solo...
Vabbè dài... Non è proprio solo: c'è Oriali con lui...
Attento Mancini!!! Con lui non si sa mai cosa ti può accadere.... E' bravo, ma ogni tanto si lascia prendere la mano...


mercoledì 4 giugno 2008

Non scherziamo...


TORINO, 4 giugno 2008 - "Se Trezeguet lascerà la Juventus? Chiedetelo al Barcellona". Le parole sono quelle di John Elkann, a margine della presentazione dell'Archivio Storico La Stampa online. Una frase che lascia più di un dubbio sul futuro dell'attaccante francese, anche perché il club catalano non ha mai negato l'interesse verso Trezegol per sostituire Eto'o, che sembra in partenza. Per il neo-presidente Ifil, dunque, il centravanti bianconero non è incedibile. È così anche per la Juventus?
LA RAGIONI PER L'ADDIO - Ranieri considera Trezeguet un titolare inamovibile ma davanti ad un'offerta principesca del Barca difficilmente Secco e Blanc risponderebbero "no grazie". Per due motivi. Il primo è anagrafico: David ha già 31 anni e questa potrebbe essere l'ultima occasione per venderlo ad un prezzo da capogiro. Dopo l'ottima stagione ed i gol che lo hanno portato al secondo posto nella classifica cannonieri le sue quotazioni sono ulteriormente cresciute, ora vale tra i 25 e i 30 milioni di euro. Una cifra che consentirebbe alla Juve di acquistare Xabi Alonso più un rinforzo importante in difesa. Il secondo motivo che potrebbe spingere la dirigenza juventina a cedere Trezeguet è quello della concorrenza. La coppia del futuro, per quanto riguarda l'attacco bianconero, sarà Del Piero-Amauri. Il brasiliano è una prima punta come l'attaccante francese, senza dimenticare che l'anno prossimo Ranieri potrà contare anche su Iaquinta e Giovinco. Tanta concorrenza, e Trezeguet mal digerirebbe la panchina. Mentre al Barcellona, senza Eto'o, la maglia da titolare sarebbe praticamente garantita.

Per cortesia... NON SCHERZIAMO.
Una squadra che vuole essere vincente in Italia e in Europa DEVE avere un attacco con le potenzialità simili a quello che la Juventus - con tanta fatica - ha (ri)costruito. Pensiamo piuttosto a rinforzarci ancora.
Punto.

martedì 3 giugno 2008

Con un pò di ritardo: grazie....

(1 agosto 2007) - MILANO - La Nazionale perde anche Alessandro Nesta. A nemmeno due settimane dall'addio di Francesco Totti, un altro campione del mondo rinuncia alla maglia azzurra. Il 31enne difensore del Milan ha annunciato la sua decisione, di cui si parlava da tempo, con una conferenza stampa a Milanello. Il centrale rossonero, che nella scorsa stagione è stato a lungo assente per un infortunio alla spalla, ha spiegato che la scelta è stata determinata soprattutto da problemi fisici. "Finisce qui la mia avventura con la maglia azzurra - ha detto - Giocare in Nazionale è stata la cosa più bella: mi dispiace tantissimo lasciarla, ma fisicamente non posso più giocare tante partite: ho bisogno di più relax".

Dipendesse da me... Ti verrei a prendere per i capelli...

lunedì 2 giugno 2008

Cannavaro salta gli Europei Donadoni chiama Gamberini

MARIA ENZERSDORF (Austria), 2 giugno - Il ritiro azzurro non poteva cominciare peggio: Fabio Cannavaro si è procurato la lesione dei legamenti della caviglia sinistra e sarà costretto a saltare gli Europei. Fatale è stato uno scontro con Chiellini nel primo allenamento in Austria. Gli esami svolti dal professor Herold all'ospedale generale di Vienna Akh, dove il capitano della Nazionale è stato ricoverato questa sera dopo un primo consulto alla clinica di Moedling, non hanno lasciato scampo: uscito in barella dal reparto di chirurgia traumatica è stato trasportato in una ambulanza che lo riporterà in albergo degli azzurri a Baden. Ai giornalisti italiani che lo aspettavano all'uscita dopo gli esami il calciatore ha detto con la faccia sorridente «Vado a casa. Ma io sono sempre ottimista, anche in questi momenti. Però ho preso una bella botta...». Il difensore del Real Madrid parlerà in conferenza stampa insieme al ct.
RISCHIO OPERAZIONE - Cannavaro ha subito la lesione di due legamenti alla caviglia sinistra: lo ha dichiarato all'Ansa il dottor Franz Maria Kainberger, che lo ha visitato questa sera al momento di fargli una risonanza all'ospedale generale di Vienna Akh. Secondo quanto indicato dal radiologo, «è possibile che Cannavaro debba essere operato». La decisione la prenderà il calciatore stesso assieme al medico curante della squadra.
L'INFORTUNIO - Tutto è successo a metà pomeriggio, nel primo allenamento dell'Italia in Austria, allo stadio dell'Admira Wacker. Il capitano della Nazionale è rimasto a terra dopo un duro scontro con Chiellini e subito è stato soccorso da medici e massaggiatori azzurri. Il giocatore - uscito dal campo in barella applaudito dai 7.000 spettatori presenti all'allenamento azzurro - è stato subito trasportato all'ospedale (prima a Moedling, poi all'ospedale generale di Vienna Akh) per accertamenti. Che la situazione fosse seria si è capito subito dal fatto che Cannavaro fosse rimasto a lungo a terra. Le foto hanno poi chiarito che il giocatore è rimasto con le mani in testa dal dolore e quando si è rialzato aveva gli occhi gonfi di pianto. Il medico azzurro, prof. Andrea Ferretti, è rimasto circa 20 minuti a controllare le condizioni del giocatore, mentre piano piano tutti i compagni gli si facevano attorno, consapevoli, pure in assenza della prognosi, della serietà della situazione. Poi Cannavaro ha lasciato il campo in barella, con la caviglia sinistra fasciata e immobilizzata da un tutore. Il giocatore è stato accompagnato all'ospedale più vicino, il Moedling Landes Klinikum, accompagnato dall'ortopedico della Nazionale, prof. Ferretti. Alle 18:50 l'arrivo in ospedale e subito la radiografia. Poi, attorno alle 19:30 il trasferimento all'ospedale generale di Vienna Akh per una risonanza magnetica. Al termine degli esami la terribile diagnosi.
PRONTO GAMBERINI - Cannavaro secondo le regole Uefa può essere sostituito in caso di infortunio invalidante da una riserva azzurra fino al giorno precedente l'esordio dell'Italia del 9 giugno, e nel gruppo azzurro le riserve sono Gamberini e Bonera. Il difensore viola è già stato allertato da Donadoni.

Ho sempre pensato che la fortuna fosse cieca.
E che la sfiga, quando vuole, ci vede dieci decimi...

domenica 1 giugno 2008

Ultime di calciomercato

Proseguono le trattative di mercato. Qualcuna di queste è ormai conclusa e ha fatto scattare gli annunci ufficiali da parte delle società interessate: Amauri alla Juventus, Gilardino alla Fiorentina, Zambrotta al Milan (buon divertimento, caro Gianluca, in coppa U.E.F.A.... Noi, neo-promossi, almeno ci proveremo, in Champions... ).

Le ultime voci danno la Juventus d'accordo con i procuratori di Xabi Alonso per un suo possibile ingaggio, resta ancora da definire il prezzo con il Liverpool. Vedremo a che gioco giocherà la società inglese...

E' notizia di oggi il possibile "ritocco" dell'ingaggio di Ibrahimovic da parte di Massimo Moratti: 12 milioni di euro netti all'anno!!!

Tant'è.... Non ce la faccio a non parlarne... Chiedo a tutti i miei amici juventini che - come me - siano in grado di palleggiare indifferentemente per 10 volte consecutive sia con il piede destro che con quello sinistro, che siano in grado di distinguere un guardalinee da un arbitro e che siano in grado di riconoscere in uno stadio il settore ospiti da quello dei tifosi di casa, di chiedere un provino all'Inter. Via mail, via raccomandata A/R oppure di persona. Non importa. Mal che vada... 100 o 200.000 euro a casa ce li portiamo comunque. Se il passivo dell'Inter sino a qualche mese fa era di 209 milioni di euro, con l'intelligente operazione di mercato Mancini-Mourinho e che con quelle che si stanno per verificare, non oso pensare a quanto ammonterà quella cifra alla fine della prossima stagione sportiva...

L'unico metodo per sistemare il bilancio (visto che il marchio ormai se lo sono "fumati"...) rimane - sulla falsariga di quanto fece Totò (che riuscì a vendere la fontana di Trevi) - quello di provare a vendere la Madonnina del Duomo di Milano ai cinesi per 600 milioni di euro.

Ammesso che Palazzi se ne accorga...

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