lunedì 31 dicembre 2007

Rui Costa: «A fine stagione mi ritiro»

LISBONA (Portogallo), 31 dicembre - Manuel Rui Costa si ritira. L’ex centrocampista di Milan e Fiorentina, ora al Benfica, ha deciso di appendere le scarpette al chiodo al termine della stagione, quando avrà già compiuto 36 anni. E’ stato lui stesso a rivelarlo in un’intervista al quotidiano sportivo portoghese Record: «Ho sempre detto che avrei lasciato il calcio indossando la maglia del Benfica - spiega il centrocampista dopo aver ricevuto il premio Artur Agostinho, consegnato alla personalità dello sport del 2007 - e sono fiero di esserci riuscito. Sono felice di ciò che ho realizzato nel mondo del calcio, e di aver dimostrato di essere un buon professionista». Rui Costa però non vuole lasciare il calcio: «Ho bisogno di continuare a sentire l'odore del spogliatoi. Al Benfica, mi vedo come direttore sportivo. Anche se mancano ancora quattro mesi prima di abbandonare il campo».
LA CARRIERA - Rui Costa, 35 anni, ha lasciato la nazionale al termine degli Europei 2004 persi in casa nella finale contro la Grecia (1-0), dopo 96 presenze e 26 reti. Dopo Benfica (1991-94), Rui Costa era arrivato in Italia nel 1994, dove ha giocato con Fiorentina (1994-2001, vincendo la Coppa Italia nel 1996 e nel 2001 e la Supercoppa Italiana nel 1996) e Milan fino al 2006 (dove ha vinto la Champions League, la Coppa Italia, la Supercoppa Europea nel 2003 e lo scudetto e la Supercoppa Italiana nel 2004, disputando anche la finale della Champions League 2005). Arrivato al Benfica l’anno scorso, è stato fermo per un lungo periodo a causa di un grave infortunio muscolare. Con Luis Figo (Inter), Fernando Couto (Parma), Rui Costa appartiene alla "generazione d'oro" dei giocatori lusitani campioni del Mondo a meno di 20 anni nel 1991.
Che giocatore... Classe immensa, in campo sempre a testa alta... Unico difetto: segna poco. Vederlo giocare dal vivo è stato bellissimo.

Incidente d'auto: Adriano illeso

RIO DE JANEIRO (Brasile), 31 dicembre - L'interista Adriano, prestato per sei mesi da Moratti al San Paolo, è rimasto coinvolto all'alba di oggi in un incidente d'auto a Rio de Janeiro, in un viale della zona ovest della città carioca. La notizia è stata data da Rete Globo e poi dal sito Globoesporte.
NESSUN FERITO - Adriano ha perso il controllo della sua Audi TT ed è finito contro uno sparti-traffico, poi la sua vettura è andata a sbattere contro altre tre. Non ci sono stati feriti, almeno così risulta finora.Intanto la dirigenza del San Paolo ha precisato che le uscite notturne e le vicende di Adriano sono ora tollerate «perchè il giocatore si trova ancora in vacanza», ma che le cose cambieranno non appena comincerà la stagione, in cui, nel primo semestre, i campioni del Brasile puntano con decisione alla Coppa Libertadores.
VIA IN TAXI - Secondo la stampa brasiliana, l'incidente è avvenuto nella Avenida Sernambetiba nella celebre Barra da Tijuca. Secondo testimoni Adriano, dopo aver raggiunto un accordo extragiudiziario con i proprietari delle tre auto coinvolte che non hanno per questo presentato denunce alla polizia, si è allontanato a bordo di un taxi. È la seconda volta in pochi giorni che l'attaccante prestato dall'Inter al San Paolo fa parlare di sè. La settimana scorsa è stato sorpreso in una festa alle prese con una grande quantità di birra. Aldilà delle polemiche, giovedì Adriano è sceso in campo in una amichevole organizzata dall'ex calciatore della nazionale brasiliana Zico, muovendosi con grande efficacia e segnando anche due reti. Poi ha promesso che disputerà una grande stagione nel San Paolo.
Sempre peggio. A questo punto bisogna pensare a recuperare l'uomo Adriano, il giocatore viene dopo.
Il rischio è che diventi (sia diventato?) un pericolo vivente per gli altri.

Nomi curiosi, mamma Ilary si difende

La Blasi: «Polverone su Chanel. Invece su Oceano Elkann nessuno ha avuto nulla da dire»
ROMA - Non ha peli sulla lingua Ilary Blasi. La moglie di Francesco Totti, quest'estate al centro delle cronache per il curioso nome dato alla secondogenita, Chanel, si vendica per le critiche ricevute in un'intervista sul settimanale Tv Sorrisi e Canzoni in edicola lunedì. E lo fa lanciando ironicamente una piccola frecciatina ad altri sostenitori di nomi curiosi. «Hanno sollevato tutto quel polverone per come io e Francesco abbiamo chiamato nostra figlia. Poi Alessandro Del Piero ha chiamato suo figlio Tobias, John Elkann ha optato per Oceano, e nessuno ha avuto nulla da dire...».
Premetto che sono tra quelli che non capiscono il perchè - negli ultimi tempi - i personaggi famosi scelgono per i loro figli dei nomi... Diciamo particolari...
Capisco ancor meno il perchè Ilary Blasi tiri in ballo Del Piero, John Elkann e via dicendo solo perchè qualcuno critica il nome da loro scelto per la bambina.
Ah, che problemi...

domenica 30 dicembre 2007

Pandev saluta la Lazio: "Mi vuole il Bayern..."

Goran Pandev potrebbe presto raggiungere Luca Toni a Monaco di Baviera. E' lo stesso attaccante macedone, in un'intervista riportata dal sito inglese Skysports.com, ad ammettere che l'accordo col Bayern è ormai vicino. "I miei procuratori e i due club si incontreranno per le ultime trattative - le parole di Pandev -, e allora si saprà ogni cosa e se finirò al Bayern". L'attaccante della Lazio ammette che "c'è stato anche l'interessamento di Liverpool e Valencia, così mi è stato detto, ma quello del Bayern è stato l'approccio più serio e da allora ci sono stati diversi incontri con me, con i miei procuratori e con il mio club".Dal club laziale nessuna conferma. Anzi, c'è chi giura, negli ambienti biancocelesti, che intorno al macedone sarà costruita la Lazio di domani. Ma se a bussare fino in fondo saranno i tedeschi, pronti a offrire 12 milioni per l'attaccante, il presidente Lotito sarà il primo a dire sì.
Nel caso la trattativa si concretizzasse mi spiacerebbe. Un altro giocatore molto forte che se ne andrebbe dal campionato italiano.

Amauri: "Juve o Milan? Chi arriva primo..."

E' il principale obiettivo del mercato. Sulle sue tracce ci sono praticamente tutte le big del calcio sia in Italia che all’estero e ovviamente queste continue voci non lasciano indifferente il giocatore, attualmente in vacanza a Madonna di Campiglio. «A chi, tra Juve e Milan vorrei essere ceduto? Mi piacerebbe giocare con Del Piero e Trezeguet, ma anche con Kakà sarebbe il massimo» ha dichiarato Amauri « sono entrambi fuoriclasse assoluti ed Ale è un punto di riferimento in campo e fuori. Come si fa a non sognare un attacco stellare con loro? La Juve è la Juve, il Milan è campione del Mondo, Kakà è Pallone d’oro. Sarei onorato. Chi arriva primo...». Prima di lasciare Palermo Amauri vuole realizzare il suo desiderio quello di portare i rosanero in Champions League. «È un obiettivo a cui tengo molto - continua - soprattutto per riconoscenza ad una squadra che mi ha voluto fortemente. Voglio concludere questa stagione al massimo ndelle mie possibilità. La Champions è un obiettivo alla nostra portata. Colantuono non è stato fortunato e merita delle attenuanti. Guidolin è un grande allenatore. Mi ha voluto lui a Palermo e io voglio ripagarne fino in fondo la fiducia».Amauri non è conteso soltanto dai club ma anche dalle Nazionali, quella azzurra e quella Brasiliana. Anche in questo caso è probabile che la spunti chi arriva prima con il passaporto da comunitario che sta per arrivare. «Europei con l’Italia? Nel 2008 qualcosa potrebbe succedere, vedremo... Il Brasile e l’Italia potrebbero convocarmi a breve e per me sarebbe un sogno. Dunga e Donadoni non mi hanno ancora chiamato, ma è stato un piacere leggere le loro lusinghiere dichiarazioni su di me».
Juve o Milan? Italia o Brasile? Vado con chi arriva prima...
Beh, che dire... Un uomo sicuro delle proprie idee...

Scozia, muore capitano Motherwell


Stava per essere sostituito nei minuti finali della gara che il suo Motherwell ha poi vinto 5-3 sul Dundee United. Phil O' Donnell, però, non ha fatto in tempo a dare il cambio al compagno a bordocampo quando, improvvisamente, è crollato a terra. Immediati i soccorsi, per cinque minuti i medici hanno cercato di salvargli la vita ma neanche l’arrivo tempestivo dell’ambulanza e il successivo trasferimento in ospedale sono serviti: alle 18.18 di ieri pomeriggio O' Donnell è morto, a soli 35 anni. Nato il 25 marzo del 1972 a Belshill, in Scozia, O' Donnell era il capitano del Motherwell, la squadra che nel 1990 lo lanciò nel calcio che conta e nella quale 14 anni dopo era tornato per chiudere la carriera dopo aver vissuto esperienze importanti con Celtic e Sheffield Wednesday (e una presenza in Nazionale, nel 1994). Il destino è stato crudele con il centrocampista scozzese, sposato e con un quattro figli piccoli: O' Donnell è andato ad allungare la triste lista dei giocatori scomparsi su un campo di calcio. Soltanto quattro mesi fa aveva perso la vita il difensore del Siviglia Antonio Puerta, sentitosi male il 25 agosto scorso durante la partita contro il Getafe e morto tre giorni dopo; sempre quest’anno, Chaswe Nsofwa, attaccante 28enne dell’Hapoel Beersheva, seconda divisione israeliana, è morto durante un allenamento. Nel dicembre del 2005, il francese David Di Tommaso: il suo cuore cede durante una partita che sta disputando con il club olandese dell’Utrecht. Un bollettino di guerra. E al conto si aggiunge anche il 18enne arbitro Lorenzo Modena, morto appena una settimana fa per arresto cardiaco mentre dirigeva in Veneto una partita dei Giovanissimi.


Un'altra tragedia nello sport.

Fuentes (nella foto, è il medico spagnolo indagato per l'Operacion Puerto), sei pronto ad un'altra delle tue splendide battute? Non più tardi di qualche giorno fa ne avevi fatta una bellissima ("A volte penso che nel giro di 20 anni il mio lavoro verrà riconosciuto, magari mi daranno il Premio Nobel..."). Certo che bisogna averne di coraggio...


venerdì 28 dicembre 2007

Trovato il telefono di Moggi!!!!!

Oggi, mentre navigavo in internet, sono entrato (per motivi personali) nel sito della Telecom. Mi è costato, credetemi, ma l'ho dovuto fare. Ed ecco cos'ho trovato:

Il cordless dal cuore nero-azzurro
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Com'era la Triade? Tronchetti-Moratti-Rossi? Un pò d'ironia ci vuole ogni tanto...


Tardelli: "Juve,ora devi scegliere"


Marco Tardelli, dopo l'addio alla Vecchia Signora e le polemiche a proposito del ruolo di 'monumento muto' che andava stretto all'ex bianconero, torna a parlare della Juventus e si toglie qualche sassolino. "Ho creduto non ci fossero le condizioni perché restassi - spiega a 'Tuttosport' - e, dopo quanto successo, forse avevo ragione. Che Secco sentisse Moggi era noto, Blanc ne ha parlato con colpevole ritardo".
Uscì da Corso Gaileo Ferraris sbattendo la porta; vi rimette piede, almeno virtualmente, con gli stessi effetti di un elefante in cristalleria. L'accusa è circostanziata, ma soprattutto deriva dal semplice ricordo di parole pronunciate dall'interessato, alle quali secondo Marco Tardelli non fu dato il peso che meritavano. Alessio Secco non si era nascosto, aveva messo al bando la prudenza e aveva confessato con estrema serenità le sue frequentazioni telefoniche con Luciano Moggi. Eppure, quella volta non attirò nessuno strale di sorta, al contrario di quanto accaduto nei giorni scorsi, dopo la pubblicazione delle intercettazioni di quelle chiamate. "Non è stata una cosa positiva - afferma l'ex uomo immagine juventino sulle colonne di 'Tuttosport' -. La Juve ha cercato di cambiare pelle, si è data un codice etico, ha puntato sulla moralità e la trasparenza; poi si scoprono certe cose. E' vero che Secco e Bettega possono parlare con chi vogliono, entrambi poi devono molto a Moggi, ma non va bene. Blanc, poi, poteva parlare prima. Bisogna capire cosa si vuole fare: se si finge che non è successo nulla e si continua così oppure, quando l'evidenza è troppa, si interviene bacchettando la persona. Se si sta zitti forse vuol dire che c'è convenienza? La mia è una domanda".
Un affondo che lascerà il segno, specie per quel richiamo a una situazione effettivamente conosciuta, affrontata con netto ritardo da chi di dovere. Ma Tardelli non può bocciare d'un colpo quanto fatto da questa dirigenza, di cui lui ha fatto parte per un anno. "La squadra sta disputando un campionato ottimo - ammette -, anche superiore alle aspettative di qualcuno. Io ero convinto che potesse fare bene, anche se a livello di organico resta un gradino sotto Milan, Roma e Fiorentina. E' giusto restare in scia all'Inter, se loro dovessero perdere lo scudetto...". Una 'carezza' dopo la mannaia fatta calare su una situazione che va risolta, in un modo o nell'altro.


Giovanni, uno dei miei migliori amici, spesso mi dice: "La riconoscenza è la malattia dei cani". E io spesso gli rispondo: "Allora meglio essere un buon cane piuttosto che un uomo di .... ". (Penso lo si possa intuire).

Caro signor Tardelli, ci lasci in pace. Inutile riconoscerle quanto è stato grande come giocatore, cosa ha rappresentato (e in parte rappresenta ancora) per noi. Ora però basta... Lasci lavorare in pace questa società che - con tutti i difetti che avrà - si sta ricostruendo poco alla volta con serietà. E anche con risultati - almeno sino ad ora - impensabili la scorsa estate. Ha attaccato più e più volte la Juventus da quando è stato "trombato" . Perchè lei non è stato licenziato, ma ha fatto proprio quella fine. Ed è questo che l'ha spinta a rilasciare in continuazione dichiarazioni su Bettega prima, e su Secco poi.

Si ricordi che la Juve sarebbe stata grandissima anche senza di lei.
Lei - al contrario - non avrebbe vinto tutto quello che ha vinto.

Si chiama riconoscenza.

AUGURONI GIGI!!!!!!!!!!!!!

TORINO, 28 dicembre 2007 - Fiocco azzurro in casa Buffon. Alle 3.48 di questa mattina è nato il figlio del portiere della Nazionale e della compagna Alena Seredova. Il piccolo, che la coppia ha chiamato Louis Thomas, è nato in una clinica privata di Torino, pesa tre chili e mezzo ed è lungo 52 cm.
"Con infinita gioia Gigi e Alena annunciano un lieto evento: la nascita del loro primogenito", così la coppia ha reso noto l'arrivo di Louis Thomas. Per l' occasione il sito internet di Buffon presenta sulla home page un fiocco azzurro. È il terzo lieto evento degli ultimi mesi in casa bianconera. Il 22 ottobre era nato Tobias, primo figlio di Alessandro Del Piero e Sonia Amoruso. Il 12 dicembre è toccato ad Alan Boumsong diventare papà di una bimba, Eva.
AUGURI DALLA JUVE "Un anno da protagonista concluso con la notizia più bella. Gianluigi Buffon ricorderà a lungo il 2007 che sta per finire. Per le prestazioni sul campo, che lo hanno confermato portiere più forte al mondo, ma soprattutto per l'evento più atteso: la paternità". Così il sito internet della Juventus commenta la notizia della nascita di Louis Thomas. "A Gigi e Alena - conclude il sito internet bianconero - le più grandi congratulazioni da parte di tutta la Juventus, dei suoi tifosi e di Juventus.Com".

Il Fulham sceglie Hodgson

LONDRA (Inghilterra), 28 dicembre 2007 - Roy Hodgson è il nuovo allenatore del Fulham. Il 60enne tecnico inglese, che nella sua lunga carriera ha guidato anche l'Inter e l'Udinese in Italia, prende il posto di Lawrie Sanchez, mandato via il 21 dicembre, e trova il Fulham al penultimo posto della Premier League, con 14 punti in 19 partite. Hodgson, che ha lasciato la guida della nazionale finlandese dopo la mancata qualificazione agli Europei del 2008, domani contro il Birmingham non sarà ancora in panchina: inizierà infatti la sua nuova avventura domenica ed esordirà nella prima partita del 2008 contro il Chelsea. Il Fulham è il club che ha avuto Franco Baresi come direttore generale, anche se solo per 80 giorni, nel 2002.
PAROLE - Hodgson è fiducioso: "Sarà una sfida, ma supereremo le difficoltà e lasceremo l'attuale precaria posizione in classifica". Si dice fiducioso pure il proprietario della società, il milionario Mohamed Al Fayed, proprietario dei grandi magazzini londinesi Harrod's: "Roy ha grande esperienza: combina la tradizione inglese con la professionalità dei tecnici del continente. Può guidare il club in un progetto a lungo termine, riportando il Fulham al posto che compete alla sua tradizione".
Per un attimo ci ho sperato... L'Inter era ad un passo, Moratti credeva in lui. Io ci credevo... Pazienza!

Calcio/bilanci: il Profondo Rosso dell'Inter manda la Serie A in apnea

Roma, 28 dicembre - La Serie A chiuderebbe l'anno con un bilancio in attivo, se non fosse per il ''rosso'' dell'Inter, che nel 2006/07 ha registrato un passivo di 206 milioni di euro. Proprio oggi il quotidiano 'La Repubblica' ha pubblicato i conti delle Societa' di calcio di Serie A. Particolamente felici le casse del Milan, che dal -24,9 della stagione 2004/05 si sono riempite, fino a far registrare un attivo di 2,4 milioni. Bene anche la Juventus che, passata la bufera Calciopoli, e' riuscita a riassestare i conti: dalle perdite della stagione 2005/06 (45 milioni di euro circa) ha arginato le perdite portandole ad appena -0,1. Bene anche Roma (+10,1 nel 2006/07) e Lazio (nella scorsa stagione ha chiuso con +1,4) che hanno ''incassato'' persino i complimenti del sindaco Walter Veltroni: ''La Roma e' una societa' che si e' rimessa a posto nel corso di questi anni. Abbiamo cercato di sostenere lo sforzo che Rosella Sensi e il presidente Sensi hanno fatto. Anche la Lazio ha rimesso a posto i suoi conti. E questa e' una cosa importante'', ha commentato il leader del Pd a margine di una conferenza stampa. Il ''profondo rosso'' della societa' nerazzurra fa pero' inabissare i conti della serie A a -192 milioni di euro. Il presidente nerazzurro, Massimo Moratti, e' stato costretto a correre ai ripari, annunciando un nuovo aumento di capitale di 105 milioni. Nei giorni scorsi, nel corso della conferenza prima della sosta natalizia, il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha sottolineato proprio l'ottimo stato di salute di cui godono i nostri club, annunciando di aver avuto un incontro con i dirigenti dell'Agenzia delle Entrate sui problemi dell'IVA e la decisione di monitorare attraverso un organo tecnico, d'intesa con la Covisoc, anche la questione della valutazione dei calciatori in sede di mercato, al fine di contrastare il fenomeno delle plusvalenze fittizie. ''Un altro atto importante - ha riferito ancora il presidente della Figc - riguarda il provvedimento legislativo relativo ai diritti televisivi che ha concluso un lungo iter''. Ed e' proprio la stretta dipendenza dai diritti tv la nota piu' dolente del calcio italiano, dato che rappresentano ancora la maggiore fonte di introiti per le societa' calcistiche: per il Milan sono pari al 58% delle entrate, per l'Inter al 44%, per la Juve al 49,9%, per la Roma al 60% e per la Lazio al 20,1%. Interessanti, infine, gli stipendi pagati dai club ai calciatori: l'Inter in testa con 151 milioni, il Milan con 125, la Juve con 95 milioni, la Roma con 64 milioni e la Lazio che chiude con 28 milioni di euro.
Si commenta da sé....

giovedì 27 dicembre 2007

E' nato "Juventus Fans"


E' nato oggi un nuovo forum sulla Juventus. Il suo nome è "Juventus Fans". L'indirizzo sul quale lo potete trovare è questo: http://juventusfans.forumcommunity.net/
L'amministratore del forum è "Zebrone84", uno dei miei "Amici " virtuali, al quale mando il mio più sincero "in bocca al lupo" e prometto - limitatamente al tempo che ho a disposizione - di appoggiarlo in tutte le iniziative nelle quali mi vorrà coinvolgere.
I complimenti poi (io che l'ho visitato e mi sono iscritto) sono scontati.
Vi invito ad andare a visitarlo.
Forza Juve!!!

RANIERI: ALLENARE LA JUVENTUS E' QUALCOSA DI DIVERSO

Roma, 27 dic. (Apcom) - A quattro mesi dal suo esordio sulla panchina della 'Vecchia Signora', Claudio Ranieri ammette che allenare la Juventus è qualcosa di diverso. "C'è differenza - ha spiegato il tecnico bianconero ai microfoni di Sky - perché quando sei allenatore di una squadra qualsiasi fai il tuo lavoro. Quando sei nella Juventus, invece, vuoi o non vuoi, vivi nella storia del calcio italiano, europeo e mondiale. Per cui ci sono delle sostanziali differenze".
Le responsabilità sono maggiori e forse per questo Ranieri, dai giorni del ritiro di Vinovo, non ha mai smesso di impegnarsi nel tentativo di riportare la formazione bianconera ai livelli delle grandi squadre, dopo l'anno di purgatorio in Serie B. "Avevo detto che c'erano tanti piccoli passi da fare - ha aggiunto il tecnico romano -, prima dovevamo formare il gruppo, cementarlo, e poi piano piano fare la squadra. Però subito dopo i primi giorni avevo capito che eravamo sulla strada giusta, perché il gruppo era superpositivo. I giocatori di maggiore esperienza erano aperti verso i giovani che arrivavano e che erano bisognosi di integrarsi: per cui si sono dimostrati dei campioni veri, aperti, nel cercare di farli ambientare il prima possibile. Oggi si può dire che tutte quelle promesse che avevo si stanno materializzando".
Ma il tecnico bianconero non vuole sbilanciarsi sul futuro della sua squadra: "Io non so dove possiamo arrivare - ha concluso Ranieri -. Noi sappiamo che vogliamo arrivare più in alto possibile. Ma questo non lo dico così, lo dico perché non ho un campionato alle spalle per poter dire 'la Juve è arrivata terza, benissimo, ora dobbiamo migliorare, arrivare secondi o primi'. No, l'anno scorso noi eravamo in serie B. Però non è neanche esatto perché non si può dire che la Juve è una neopromossa, anche se veniamo dal campionato cadetto. Per cui cercheremo di fare del nostro meglio, metteremo una pietra miliare sul nostro progetto. Poi l'anno prossimo cercheremo di migliorarci ancora di più".
In un mondo dove tutto si crea e tutto si distrugge con una velocità pazzesca... Grazie Mister.
Non so quanto durerà la sua avventura alla Juve, spero il più a lungo possibile. Quando - la scorsa estate - non si era potuta concretizzare l'idea-Lippi da parte della società, ero rimasto molto deluso. Poi è arrivato lei, con il suo garbo, il suo stile, la sua capacità nel creare un gruppo solido in grado di lottare ai massimi livelli nonostante le difficoltà che tutti conoscono, la sua passione nel lavorare con i giovani. E abbiamo ottenuto - in questi mesi - i massimi risultati possibili.
Avanti così, Mister.

Ujfalusi: «Juve-Van der Vaart? Sicuro»

BERLINO, 27 dicembre – «La Juventus si prende Rafael»: il viola Tomas Ujfalusi confessa la sua certezza sulla Bild Zeitung di oggi. Il suo trasloco dall’Amburgo alla Fiorentina dopo 105 partite in Bundesliga non gli ha guastato il rapporto con il club tedesco in cui il fuoriclasse olandese ex Ajax gioca dal 1 luglio 2005. Lui stesso fu dichiarato incedibile, ma poi l’Amburgo non seppe resistere agli oltre 7 milioni offerti dalla Fiorentina.
L'AFFARE SI FARÀ A GIUGNO - «La Juventus è lanciatissima su Van der Vaart , vuole averlo a tutti i costi a giugno – afferma il nazionale ceko intervistato con grande rilievo dalla Bild Zeitung – E il trasferimento andrà in porto perchè la Juventus ottiene ogni giocatore al quale è realmente interessata».
IL DIFENSORE VIOLA NON HA DUBBI - Ujfalusi conferma nero su bianco l’ipotesi del giornale tedesco dell’esistenza di un progetto bianconero di costruire intorno a Van der Vaart la Juventus del futuro: «La Juventus acquisterà un altro attaccante di primissimo ordine e due nuovi difensori». «Il club bianconero insomma farà di tutto per spezzare il dominio dell’Inter», conclude la Bild Zeitung.
I casi sono due: o la Juventus è già d'accordo con Ujfalusi per il prossimo anno, oppure lo stesso giocatore sarà il nuovo Direttore Sportivo al posto di Secco...

lunedì 24 dicembre 2007

Collina scortato da un mese

MILANO, 24 dicembre 2007 - La scorta invece degli assistenti. Pierluigi Collina da arbitro era abituato ad avere due compagni di viaggio durante i 90 minuti della partita, ma certo avrebbe fatto di sicuro a meno degli angeli custodi anche fuori dal campo. Eppure da quasi un mese il designatore è costretto a convivere con degli agenti che lo seguono in ogni suo movimento.
CLIMA IMBARBARITO Ma perché questa precauzione? La decisione è stata presa dal comitato dell’ordine pubblico e la sicurezza di Lucca, composto da prefetto e questore. Probabile che gli organi di giustizia stiano svolgendo un’indagine per qualcosa (minacce?) che potrebbe mettere in pericolo la sicurezza di Collina. Una situazione che non può lasciare indifferente il pianeta calcio: come si fa a parlare di terzo tempo quando il capo degli arbitri è costretto a vivere con la scorta, come un magistrato anti-mafia. E invece deve "solo" occuparsi di preparare e scegliere i direttori di gara dei campionati di A e B. Un ruolo importante e delicato, per come in Italia sono vissuti gli errori dei fischietti, ma che non possono giustificare un provvedimento restrittivo della libertà personale. Da quando l’ex arbitro è stato nominato designatore-allenatore il clima si è rapidamente imbarbarito, con continui attacchi personali. Certo, il diritto di critica è sacrosanto: a volte, però, gli eccessi possono portare indirettamente a dei cortocircuiti pericolosi. Insomma, di cattivi maestri nel calcio non se ne sente davvero il bisogno.
SENZA PRIVACY Collina ha preferito non commentare, ma è chiaro che il provvedimento non può renderlo felice. La scorta lo segue ovunque: da quando la mattina va a comprare i giornali, al ristorante, alle riunioni di lavoro, allo stadio. Una presenza discreta quella degli agenti, ma continua. Tanto per rendere l’idea: la tanto cara corsa quotidiana sul lungomare di Viareggio diventa complicata da svolgere perché gli agenti non devono mai perdere di vista Collina e seguirlo in macchina non risponderebbe agli standard di sicurezza previsti in queste occasioni. Ieri il designatore non ha comunque rinunciato ad andare allo stadio: ha seguito dagli spalti il debutto in A (buono) del giovane Russo con accanto gli agenti. Come già è accaduto nel passato, non c’è stata nessuna contestazione nei suoi confronti. Eppure il comitato di sicurezza ritiene indispensabile la misura, segno che l’indagine in corso non è da prendere alla leggera. Anche per la presenza della scorta, Collina sta diradando le sue uscite. Tra l’altro, restando a casa può facilmente controllare in televisione tutte le partite in contemporanea. In ogni caso l’ex numero uno degli arbitri non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo incarico a causa di questo "imprevisto".
ALTRI CASI Se non era mai accaduto nella storia del calcio italiano che il designatore avesse bisogno della scorta, purtroppo esistono altre situazioni analoghe che riguardano dei dirigenti: il vicepresidente de Milan, Adriano Galliani, e il presidente della Lazio, Claudio Lotito, hanno anche loro la protezione degli agenti a causa delle ripetute minacce di pseudo ultrà. Adesso a questa lista della vergogna si aggiunge Collina. Altro che terzo tempo: se continua così è inutile dare persino il calcio d’inizio.
Siamo arrivati a livelli di follìa pura.

Zalayeta stangato per simulazione: 2 turni

Due giornate di squalifica sono state inflitte dal giudice sportivo a Marcelo Zalayeta (Napoli), per 'condotta antisportiva'. Dopo l'esame della prova tv, il giudice si è convinto che, nel corso della gara con il Torino, Zalayeta abbia effettuato "una plateale 'caduta', compatibile soltanto con l'intento di trarre in inganno il direttore di gara", che infatti ha assegnato il rigore. E' la seconda volta, nel giro di neppure due mesi, che il giudice sportivo punisce, con la prova tv, Zalayeta ritenendolo responsabile di aver ingannato l'arbitro (la volta scorsa fu contro la Juventus). Quella prima squalifica era stata però annullata dalla Corte di giustizia federale. Caso che potrebbe quindi ripetersi anche in questa occasione, visto che la decisione di squalificare l'attaccante uruguaiano con la prova tv va a sconfessare un fatto visto e valutato dall'arbitro durante la gara.Dopo la segnalazione del procuratore federale, il giudice ha acquisito le immagini e ha osservato che documentano che "Zalayeta, palla al piede, entrava in velocità nell'area di rigore granata ove, percorso qualche metro, veniva affrontato dal portiere avversario in uscita. In quel frangente, il calciatore napoletano toccava con il piede destro il pallone deviandone in avanti la traiettoria, ed effettuando un 'tuffo in avanti', con ricaduta al suolo oltre il corpo del portiere avversario, lanciatosi a terra con le braccia protese in avanti. L'arbitro, da posizione ottimale, sanzionava con l'assegnazione del calcio di rigore l'intervento dell'estremo difensore, che veniva ammonito".Secondo il giudice Tosel, "è di tutta evidenza che la caduta di Zalayeta non sia stata determinata in alcun modo dall'azione del portiere avversario, 'sorvolato' senza alcun significativo contatto fisico, salvo un possibile, e comunque irrilevante, 'sfioramento' di una mano, allorchè il 'tuffo' era già iniziato". "E' parimenti evidente - argomenta il giudice sportivo - che l'erronea assegnazione del calcio di rigore sia scaturita dalla condotta dello Zalayeta che, disinteressandosi della direzione impressa al pallone, proseguiva senza esitazione o deviazione, effettuando una plateale 'caduta', compatibile soltanto con l'intento di trarre in inganno il direttore di gara". Ricorrono, quindi, le condizioni per l'ammissibilità della prova tv e per sanzionare quella che viene definita "condotta gravemente antisportiva".
Panterone... Che ti è successo?

Juventus-Siena 2-0

E’ andata anche questa. Abbiamo terminato il 2007 con un’altra vittoria, ora l’anno di transizione è terminato. Mi auguro il prossimo sia quello del definitivo rilancio ad altissimi livelli. Non si poteva fare di più: siamo arrivati primi nel campionato cadetto, Del Piero è stato capocannoniere, abbiamo ottenuto un parziale 3° posto (ad oggi) al primo anno in serie A dopo la bufera Calciopoli, a solo 1 punticino di distanza dalla Roma e a 8 dall’Inter, grazie – forse – alla complicità di Dida. Non avesse fatto quell’erroraccio sull’1-1 la partita sarebbe rimasta incerta ancora per qualche minuto. Magari sarebbe finita anche con un pareggio. E Trezeguet è sempre più solitario in testa alla classifica dei goleador.
LA PARTITA – Bravo Ranieri. Ha trovato la mossa giusta con l’inserimento di Salihamidzic nella linea difensiva a destra, cosa che gli ha permesso inoltre di poter far giocare Tiago a centrocampo – come vertice alto del rombo – senza dover rinunciare alla copertura di C. Zanetti e Nocerino. Salihamidzic ha giocato molto bene, può essere che da ieri pomeriggio si sia trovata una soluzione anche per ciò che riguarda la fascia destra: un’accoppiata Salihamidzic – Camoranesi non è per niente male. A sinistra Molinaro e Nedved hanno già trovato un’intesa da tempo, con il raggiungimento di un’ottima condizione fisica da parte del ceko i risultati si iniziano a vedere. E la Juve ne ha già trovato giovamento.
TIAGO – Andava espulso. Prima di tutto bisogna riconoscerlo. Ha fatto un’ingenuità enorme, frutto del nervosismo normale di un giocatore a cui è stato chiesto in estate di prendere in mano una squadra e che ha finito poi col vedere la quasi totalità delle partite dalla panchina. Quest’anno siamo stati penalizzati dalle decisioni arbitrali in più di un’occasione (Parma e Napoli su tutte), una volta che ci è andata bene bisogna avere l’onesta di riconoscerlo. Non c’è niente di male. Non è detto che in dieci non saremmo stati in grado di vincere comunque. Però va riconosciuto. La sua partita poi non mi è dispiaciuta, tocca la palla in maniera morbida, come solo chi ha veramente confidenza col pallone sa fare. E’ anche abbastanza incisivo, anche se – per ora – è lontano anni luce dal giocatore che avevo ammirato con la maglia del Lione. Ma è anche normale che sia così: quando un giocatore attraversa un periodo difficile è strano che esploda “di botto” in una serie di partite stratosferiche, è più normale migliori poco alla volta per poi suggellare questi progressi con una grande partita. Lui si trova ancora alla prima fase: sta facendo piccoli passi.
SECCO – Impressione da tifoso: ha smesso di fare il suo lavoro. Verrà sostituito, in maniera non traumatica. Probabilmente la prossima primavera. Seguo da anni le vicende della Juventus, come milioni di tifosi. Non ho la possibilità di vivere queste situazioni dall’interno, ma solo attraverso le immagini in televisione o le letture dei quotidiani. Ora anche attraverso internet. Un tracciato comune nelle linee dirigenziali della società è sempre stato quello di tenere tutto nel massimo riserbo, salvo poi uscire allo scoperto con le “cose già fatte”. Anche solo quando si iniziava a parlare in maniera lieve, quasi distaccata di un argomento, era un sintomo che la decisione era già stata presa. Ieri ho visto la partita a casa, ho notato che in tutte le inquadrature dagli spalti erano presenti (escluso Lapo) tutti i vertici societari, compreso John Elkan. Mancava Secco. Sul quotidiano stamattina ho letto che lo si è visto sul prato dell’Olimpico prima dell’inizio della partita: da solo. Non so se sia vero o meno. Le parole di Blanc nel post partita, poi, potrebbero essere un ulteriore conferma. Sull’argomento mi vengono in mente tre considerazioni:

1. stanno montando intorno a Moggi un’azione mediatica mostruosa, stanno sparando – in sintesi – le ultime cartucce. Poi inizierà il vero processo. Quello nel quale Moggi parlerà – probabilmente (spero) – di tutto. Nessuno stupido poteva pensare che uno come lui, in difficoltà, in un caso simile sarebbe caduto da solo senza tirare in ballo gli altri. E adesso, proprio “quegli altri”, hanno paura. Una paura folle. Stanno provando a rendere Moggi un “mostro” al quale diventi difficile credere, a qualsiasi cosa dica o faccia. E’ questo è il motivo della pubblicazione delle nuove intercettazioni, nelle quali Lucianone sembrava dar ordini a destra e a manca, pure in seno alla Juve. Con più di un particolare: le uniche uscite sino ad adesso sembrerebbero dimostrare la volontà di Moggi di tenere Deschamps come allenatore della Juve. L’allenatore attuale è Ranieri. La Juve, prima di lui, ha fatto di tutto per riprendersi Lippi. I vari Almiron, Tiago e compagnia cantando con lui alla Juve non sarebbero venuti a fare neanche i giardinieri. L’unico poteva essere Iaquinta (lasciando stare quelli arrivati a parametro zero). Nelle telefonate Moggi parla come se fosse sicuro di vincere la causa e di tornare nel calcio da un momento all’altro. E questo – da parte di chi è dentro quel mondo – non può passare inosservato;

2. Secco non conta nulla. Proprio per i motivi appena spiegati si deduce che il suo ruolo è quello di condurre – nella pratica – le trattative. Ma su ordini ben precisi da parte di altri. Come è peraltro normale che sia. Solo un pazzo poteva pensare di dare in mano una patata bollente come questa ad un giovane inesperto: è naturale che dietro le sue azioni ci siano gli input della proprietà e di Ranieri. Con Moggi, naturalmente, era tutto diverso: pensava lui a tutto;
3. se non ragionassimo nel caso specifico ma pensassimo noi di gestire una squadra “X” che cambia proprietà, e cercassimo in tutti i modi di non avere collegamenti col passato più recente (basta vedere il nuovo sito della Juve, dove della Triade non c’è traccia), un Direttore Sportivo che chiede consigli al suo vecchio dirigente, raccontandogli i particolari di trattative e di situazioni interne delicate, dicendo “Ok!” dopo un suo consiglio (che più che un consiglio pareva un ordine)… Beh, è solo una mia impressione, ma penso veramente la Juve si sia muovendo in gran segreto per cercarne un nuovo D.S..
MERCATO – A questo punto dell’anno diventa difficile (impossibile?) cercare un fuoriclasse che venga liberato a cuor leggero dalla propria società. Ora bisogna pensare al prossimo anno, iniziando – quello sì – sin da ora a “spolpare” la rosa degli elementi in soprannumero. Uno su tutti: Boumsong. Per quanto riguarda gli arrivi non mi aspetto nulla, anche se in cuor mio spero la Befana qualche sorpresa la porti. Molto dipenderà sempre da come si deciderà di comportarsi con Almiron e Tiago. Io una speranza l’avrei: che Marchisio torni. Subito. Fino all’ultimo giorno del mercato di riparazione conserverò questo piccolo sogno. E’ veramente forte, mentre per Giovinco si può aspettare anche il prossimo giugno, per lui si potrebbe anche provare con un rientro anticipato.
Nell’attesa… Forza Juve.

domenica 23 dicembre 2007

Doping, svelato il programma di Marion Jones

L'ex campionessa assumeva regolarmente steroidi Thg, ormoni della crescita ed Epo.

SAN FRANCISCO. Dai documenti, dalle agende e dai libri contabili, ritrovati nel 2003 nella sede del laboratorio della Balco è emerso il programma dopante della velocista americana Marion Jones, secondo quanto rivela un’inchiesta del "San Francisco Chronicle". Il giornale californiano rivela infatti che i documenti recuperati forniscono dei dettagli precisi sul programma di trattamento doping seguito dall’atleta alla quale sono state tolte le medaglie, dopo la confessione di aver fatto uso di steroidi tra il settembre 2000 ed il luglio 2001.Questo programma indica che la Jones assumeva regolarmente un prodotto conosciuto sotto il nome ’The clear’, identificato più tardi come lo steroide Thg, oltre agli ormoni della crescita e all’Epo. I documenti rivelano anche che la sprinter avrebbe mentito agli agenti federali incaricati di interrogarla a proposito dell’uso di prodotti illegali e a proposito delle sue connessioni con l’azienda Balco.
Per combattere veramente il doping (a tutti i livelli e in tutte le competizioni sportive) sarebbe necessario i controlli fossero fatti su TUTTI gli atleti e in CONTINUAZIONE. Perchè Marion Jones è colpevole, recidiva e si merita quanto le è stato fatto. Ma sicuramente non è l'unica ad aver agito in questo modo.

sabato 22 dicembre 2007

Van der Vaart: "Mi immagino già bianconero"

AMBURGO«Potrei già immaginare di giocare alla Juventus». Rafael van der Vaart lancia messaggi alla Vecchia Signora: il fantasista olandese dell’Amburgo è un obiettivo del club bianconero e non vede l’ora di trasferirsi a Torino. «So che la Juve è interessata a me, mi cercano già dall’estate», dice il 24enne alla ’Bild’. «È uno dei club più importanti del mondo, ha blasone e fascino». Insomma, alla Juve non si potrebbe rispondere "no". I bianconeri, secondo la Bild, spenderebbero 17 milioni per il cartellino del giocatore, che firmerebbe un contratto quinquennale. L’olandese è legato all’Amburgo da un accordo in scadenza nel 2010. Già durante la scorsa estate aveva pensato di lasciare la Germania, ma il trasferimento al Valencia era stato bloccato dalla società tedesca. Van der Vaart sinora ha sempre rifiutato il prolungamento del contratto offerto dall’Amburgo, che ha proposto un sostanzioso ritocco dell’ingaggio fino al 2012. «Presto parlerò», dice l’olandese, intenzionato a chiarire definitivamente la decisione. Anche l’Amburgo sembra intenzionato a risolvere la questione una volta per tutte. La cessione nell’estate 2008 sembra inevitabile: secondo i parametri Fifa, van der Vaart sarebbe libero di andarsene nel 2009 versando al club un indennizzo di appena 1,5 milioni.
O l'hanno già preso o sta facendo pressioni sull'Amburgo per un rinnovo del contratto sostanzioso. Più o meno sulla falsariga di quanto già fatto da Frings lo scorso anno...

Sorteggiati gli accoppiamenti per gli ottavi di Champions League


Tanto per rendere l’idea: la scorsa stagione gli ottavi furono Celtic-Milan, Inter-Valencia, Roma-Lione. Ci demmo di gomito: non solo avevamo evitato gli squali, ma avremmo addirittura beneficiato dei loro pasti (Real-Bayern, Barcellona-Liverpool). Un anno dopo, ecco la nemesi. Liverpool-Inter, Arsenal-Milan, Roma-Real Madrid. Saranno gli altri a godere delle nostre sfide: soprattutto il Barcellona, abbinato al Celtic, e il Chelsea, opposto all’Olympiacos. Sulla carta, è così. Sul campo, si vedrà. A dicembre, il Valencia era una squadra allo sbando. A febbraio, non più: e affondò la portaerei di Mancini. Il derby del Meazza nasce inglese. Inter e Milan erano teste di serie e, come tali, hanno pescato i clienti peggiori. Anche Liverpool e Arsenal, però. Il sorteggio di Champions ricorda più le forche caudine dell’Europeo - Francia, Olanda, Romania - che non il sorriso Durban dei Mondiali (Bulgaria, Cipro, Georgia, Irlanda, Montenegro). Partite splendide. Arsenal e Real sono primi nei rispettivi campionati. Il Liverpool è quinto, a dieci punti dai «gunners». Fascino della globalizzazione: Wenger, un francese, allena l’Arsenal dal 1996; Benitez, uno spagnolo, pilota il Liverpool; Schuster, un tedesco, dirige il Real. Dall’archivio emergono ritagli gloriosi. La Grande Inter di papà Moratti e Helenio Herrera eliminò i reds nelle semifinali della trionfale edizione 1964-65: 1-3 ad Anfield, 3-0 a San Siro, foglia morta di Corso, gol rapinoso di Peirò, con palla sfilata dai guanti distratti di Lawrence, staffilata di Facchetti. Il Milan di Fabio Capello rosolò a fuoco lento l’Arsenal nella Supercoppa 1994: 0-0 a Highbury, poi 2-0. La Roma, da parte sua, si è spesso inchinata al Real, ma con Totti ne ha pure profanato il tempio. Il Liverpool è sempre di Gerrard, l’Arsenal non più di Henry. Anello debole, comune agli spagnoli, la fase difensiva. Per Mancini, «va bene così, anche se ci è capitato forse l’avversario più forte». Il Liverpool ha soffiato la Champions al Milan nella «bella» di Istanbul, salvo arrendersi alle diavolerie di Inzaghi nella rivincita di Atene. L’Arsenal è stato finalista a Parigi nel 2006, rimontato dal Barcellona di Eto’o e Ronaldinho. Rafa Benitez è un tecnico che ricava il massimo da rose «normali». Un po’ meno, non appena il livello dell’organico sale. Prova ne sia, a ingaggio di Fernando Torres e Babel ancora caldo, la tribolata qualificazione all’ultimo stadio (4-0 a Marsiglia). Arsenal-Milan gira attorno ai premi di Kakà e a un duello di bussole che si annuncia strepitoso: Fabregas-Pirlo. Ancelotti, lui, potrà calare finalmente Pato: «Magari il Liverpool ha più esperienza, ma come tasso tecnico non c’è paragone: Arsenal, tutta la vita». Campione d’Europa e del Mondo, il Milan sta ai rivali come un professore a una manica di scolari talentuosi e irriverenti. Wenger gioca con una punta fissa, Adebayor, e uno strascico di forbiti spadaccini: Van Persie, Rosicky, Hleb. Il lucchetto è affidato a Gallas e Touré. Non convince il portiere, Almunia o Lehmann che sia. Il calcio dell’Arsenal è champagne allo stato puro. Quello del Liverpool, un’altalena di frementi sgommate e improvvise sbandate. Il Real - atteso, domani sera, a Barcellona - ci sbircia dalle nuvole della sua cipria. In casa, vince sempre. In trasferta, quasi mai. Nella fase a gironi, ha raccolto due pareggi (0-0 Olympiacos, 2-2 Lazio) e un k.o. (3-2 a Brema). Dopo la Lazio, la Roma: buffo, no? Dalla cintola in su, uno spettacolo: Raul, Robinho, Van Nistelrooy. Dalla cintola in giù, testa o croce. Non invidio Casillas e Cannavaro, fragili scudi di una mentalità «drogata» da un secolo di storia. Spalletti non si nasconde: «Avrei preferito Porto o Siviglia. Sfidare il Real moltiplica gli stimoli. Con la Lazio, può essere che abbiano preso un po’ sotto gamba l’andata, ma poi, al Bernabeu, in mezz’ora hanno fatto piazza pulita (3-1)». Serve la miglior Roma. Dunque, il miglior Totti. Gioca, il Real di Schuster, più o meno come giocava il Real di Capello. A folate. L’ultima Roma incassa troppi gol. Ha perso il filo del discorso. Saprà recuperarlo nell’arco di due mesi? Il Milan si ciba d’Europa. L’Inter, unica squadra imbattuta del continente, cerca una dimensione che non sia soltanto nazionale. La Roma insegue ambizioni fluttuanti, in bilico fra l’impresa di Lione e il disastro di Old Trafford. L’eliminazione diretta non tollera cali di tensione. Confonde i pronostici. Mi butto: Barcellona, Manchester United, Porto, Inter, Real, Milan, Chelsea, Siviglia.

Tre bellissime partite. Un pò di nostalgia non manca... Speriamo bisogni aspettare solo un anno.

Scommesse on line: sospesi Starace e Bracciali

MILANO, 22 dicembre 2007 - E tre. Sono diventati ufficialmente tre gli squalificati per le scommesse on line dei tennisti, e sono tutti italiani. Dopo Alessio Di Mauro, ieri è arrivato il verdetto dell’Atp anche per Potito Starace (6 settimane) e Daniele Bracciali (3 mesi). Dopo la pesante punizione comminata a Di Mauro — stop di 9 mesi e multa di 60 mila dollari — l’organizzazione che gestisce il circuito dei tennisti professionisti ha accettato il patteggiamento della condanna per Starace e Bracciali, giocatori più noti e di miglior classifica del mancino siciliano, già protagonisti più volte in coppa Davis.
ATTENUANTI - L’accordo fra Atp e giocatori verte sulle modalità di sospensione e anche sull’entità della multa, in considerazione anche delle somme puntate, del minor lasso di tempo in cui sono state scommesse e del fatto che, entrambi gli azzurri, volontariamente e parecchio tempo fa avevano interrotto la loro attività anti-regolamentare. Ma l’accusa è la stessa: aver scommesso sul risultato di partite del proprio sport, sia pur non quelle in cui erano implicati direttamente, sempre e solo piccole somme, e peraltro perdendoci. Perché tutti i conti on line a nome dei tre professionisti erano in rosso.
DUBBI - Il problema vero, quello delle partite truccate o vendute, denunciate da anonimi, ma anche dal rampante Andy Murray — che però ha fatto velocissimamente retromarcia —, non è stato ancora toccato dall’Atp. Che, pur utilizzando agenti di Scotland Yard ed esperti delle scommesse sull’ippica inglese, non è riuscita a trovare alcuna traccia del vero scandalo che angoscia il tennis almeno quanto il doping. E’ sicuramente curioso, poi, al di là del comprensibile campanilismo, che i colpevoli di scommesse on line siano finora solo di nazionalità italiana. In una lista che, purtroppo, è destinata a crescere, perché altri due giocatori del giro azzurro sono chiacchierati. E, probabilmente, il 28 gennaio, si recheranno a Jacksonville, in Florida, a discutere davanti al giudice unico nominato dall’Atp.
A MELBOURNE - Intanto, per il primo Slam 2008, il 14-27 gennaio a Melbourne, la federtennis australiana ha deciso nuove norme anti-corruzione con sanzioni che vanno dalla multa alla squalifica a vita, e addirittura la prigione per chi risulterà colpevole di aver truccato degli incontri.
LE PAROLE DI STARACE - "Ho deciso di patteggiare la pena - spiega Starace sul sito della federazione - perchè con questa spada di Damocle sulla testa non avrei certo potuto giocare bene agli Open d'Australia. Invece, così rientrerò a febbraio con la voglia di spaccare il mondo. Adesso, però, voglio vedere che cosa faranno agli altri indagati. Voglio che paghino tutti con la stessa pesantezza che hanno riservato a noi italiani. È uno schifo. Ci hanno massacrati senza che questo risolva il problema vero delle partite vendute. Ci hanno inflitto pene pazzesche, se penso a quelle che in passato hanno assegnato a chi faceva uso di doping. L'Atp non sa dove sbattere la testa. È tutta una buffonata. Chi dirige la nostra associazione dovrebbe rispettare il lavoro dei giocatori per bene e gestire i problemi con serietà".
LE PAROLE DI BRACCIALI - "Eravamo sacrificabili, ecco perchè se la sono presa con noi - aggiunge Bracciali -. Non siamo campioni e non contiamo ad alto livello. Ma non posso credere che a fare qualche scommessina siamo stati soltanto noi italiani. Tra l'altro, il regolamento dell'Atp si presta a duemila interpretazioni. Se avessi voluto fare il furbo non avrei scommesso col mio nome".

Altri tre capri espiatori...

giovedì 20 dicembre 2007

Aida e Matteo, nuovo capitolo: ancora insieme

Un passo avanti e uno indietro. Aida Yespica e Matteo Ferrari vanno a scuola di balli latino-americani e proseguono nella love story da dentro e fuori. L'ultima notizia in ordine temporale è che i due son ritornati insieme. La soubrette sembra che abbia preso a prestito il titolo dello spettacolo del Bagaglino, "Gabbia di matti", per appiccicarlo alla sua storia con il difensore giallorosso. Fino a qualche giorno fa lei aveva addirittura restituito l'anello al bel Matteo. E nel giorno del suo compleanno, durante il cocktail per festeggiare, i due si erano a malapena salutati.Ma come in una gabbia di matti, metaforicamente parlando, senza offendere i matti, Aida e Matteo ritornano mano nella mano. Come il gioco della musica che finisce all'improvviso lasciando uno senza sedia, arriverà il giorno in cui tutto questo bailamme terminerà lasciando la penna senza inchiostro e il cuore senza amore. Certo, chissà quando però...

Che dilemma...

Moratti a Berlusconi: "Scudetti? Me ne mancano"

MILANO, 19 dicembre 2007 - "Lui ha già fatto marcia indietro, quindi non vado a commentare quello che è già stato smentito da lui. È proprio una cosa molto antipatica. Non puoi pensare che gente che conosci poi te la trovi coinvolta costantemente... Quando dicevo che c'è ancora molto da fare mi riferivo a quello che è la realtà che stiamo vedendo. Bisogna smetterla". Così il patron dell'Inter, Massimo Moratti, parla della seconda parte dell'inchiesta di Calciopoli alla luce delle nuove intercettazioni, riferendosi anche alle dichiarazioni di Berlusconi che aveva parlato di montatura. "Una persona è libera di telefonare - ha concluso - Ma quel 5 maggio del 2002 (il riferimento è alla stagione in cui l'Inter perse lo scudetto all'ultima giornata a beneficio della Juventus) siamo stati notevolmente danneggiati. Comunque, facciamo finta di niente. Se mi manca uno scudetto? Me ne manca più di uno".

Signor Moratti, stìa tranquillo. Premesso che non è colpa nostra se per anni Lei si è fatto prendere per i fondelli da tutti (anche - e soprattutto - dai suoi collaboratori), vedrà che alla fine di questo processo Le diventerà arduo giustificare lo scudetto n. 14 che abbiamo vinto noi e del quale, per ora, Vi state fregiando voi. Al solo sentire il nome di Moggi mi viene l'orticaria, ora ne ho scatole piene più io di Lei, glielo posso assicurare. A me interessa la Juventus, punto e basta. Per anni lo ha corteggiato in lungo e in largo, firmando con lui (Moggi dixit) un pre-accordo nell'anno del Signore 1999. Come confermato in televisione da Massimo Brambati, ex-calciatore e membro della numerosissima scuderia di Lucianone quando era ancora in attività. Lei questo lo ha smentito più e più volte, inorridendo di fronte alla sola possibilità che il manager potesse venire a lavorare all'Inter. Quando questo documento verrà mostrato al mondo (e sembra essere intenzione di Moggi farlo) allora dovrà dare una spiegazione a tutti - ai tifosi interisti per primi - sul perchè ha raccontato una bugìa colossale come questa.
Adesso non commenterò più notizie del genere sino al termine del processo. "Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi.... ".
Ci rivedremo tra qualche mese.

mercoledì 19 dicembre 2007

Sonetti: "Cagliari, lascio" - Giampaolo: "Non torno"

CAGLIARI, 19 dicembre 2007 - La quiete dopo la tempesta. Prima le dimissioni di Sonetti, poi la chiamata di Giampaolo. A seguire il rifiuto del tecnico di Giulianova, di fatto dimessosi con un fax che con il "la dignità non ha prezzo" ha messo fine alla sua tormentata esperienza alla guida della società rossoblù. A Cagliari ora si aspetta e si cerca di capire. Sonetti da questa mattina si trova in sede. Voleva fare chiarezza. Perché la presenza ingombrante del predecessore non gli ha mai consentito di lavorare con la serenità necessaria. Nel gruppo, orfano dei suoi "bucanieri" (Esposito, Langella, Abeijon e Suazo), gli stessi che ne avevano sponsorizzato il ritorno due anni fa, non ha trovato gli spiragli giusti. E anzi, ha sempre sentito uno spogliatoio pronto al ritorno di Giampaolo. Poi la voce di un contatto tra Cellino e il tecnico di Giulianova ha fatto traboccare il vaso. E nella notte la decisione: amici come prima e arrivederci. Il Cagliari ha accettato con riserva e ha subito contattato Giampaolo. Che ha detto no. Rinunciando a due anni e mezzo di contratto e una cifra di oltre 800mila euro.
CELLINO NON C'E' - Ora Cagliari e Sonetti provano a ricucire il rapporto. "Voglio chiarezza", aveva detto Sonetti. E in serata ha aggiunto: "Rispetto all'altra notte non è cambiato nulla. Voglio chiarezza, ma ancora non ci sono i presupposti per portare avanti il lavoro. Deluso? No, inc....to come una pantera!". Ma il tecnico resta ancora a Cagliari, in attesa di parlare con il presidente, che si trova fuori Cagliari. Intanto l'allenamento di oggi è stato diretto dal preparatore Ibba.
L'AVVOCATO - "Questa mattina ho mandato una raccomandata, preceduta da un fax, nella quale ho precisato che Giampaolo non intende rientrare nella consapevolezza del danno economico". Così avea detto il legale del tecnico, Piero Olla, a Radio Radio. "Nel telegramma - aveva spiegato Olla - Giampaolo ha voluto che scrivessi che l'orgoglio e la dignità non hanno prezzo: ecco perché rinuncia al contratto che lo legava al Cagliari fino al 2010. Non aveva intenzione di tornare per poi farsi trattare in un certo modo, anche memore di quanto successo l'anno scorso.Sono nel calcio dal '75, in 20 anni non mi è mai successo di vedere un allenatore che rinuncia ad un contratto cospicuo come quello di Giampaolo. Sonetti ieri ha dato le dimissioni ma mi chiedo coma mai sia ancora a Cagliari. Probabilmente se le vuole rimangiare queste dimissioni, magari in seguito al nostro telegramma". Olla non riesce a spiegarsi il comportamento di Cellino. "È da autolesionista, non mi spiego come possa comportarsi così, lo conosco da una vita, è un passionale, sono sicuro che se prima di prendere queste decisioni contasse fino a 10 e si consultasse con qualcuno non prenderebbe certe decisioni".
Altro che Guidolin... Grande Giampaolo!

Zola miglior calciatore della storia del Chelsea

MILANO, 19 dicembre 2007 - Quella degli inglesi per gli italiani sta diventando evidentemente una vera e propria passione. Prima la scelta di Capello per guidare la nazionale. Quindi il "premio" per Gianfranco Zola, che, alla faccia di Drogba o capitan Terry, è stato votato miglior giocatore della storia del Chelsea.
MAI DIMENTICATO - A insignire l'ex campioncino sardo è stato un sondaggio dell'Assocalciatori britannica (Professional Footballers Association), in cui Zola ha appunto raccolto la maggioranza delle preferenze, superando la concorrenza dei campioni attuali dei Blues, da Drogba a Terry, dal portierone Cech a Ballack fino ad arrivare a Lampard.
L'EREDE DI MARADONA - E la cosa ha anche un suo senso. Prima di trasferirsi in Inghilterra depresso dalla concorrenza interna al Parma e dall'esplosione di Tino Asprilla, Zola, già a Napoli, era considerato l'erede naturale di Maradona. Un po', certo, per la statura (è alto 166 cm). Un po', ovviamente, per le qualità tecniche - in particolare l'abilità nei calci di punizione - che lo avvicinavano al campione argentino. Dato per finito, l'ex trequartista è rinato al Chelsea, dove ha giocato 229 partite realizzando 49 gol e, soprattutto, ha vinto nel 1998 (l'allenatore era Vialli) Coppa d'Inghilterra, Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea. Tra i primi calciatori italiani a essere ingaggiati da una squadra inglese di alto livello, Zola ha collezionato anche 35 presenze con la Nazionale e segnato 10 reti in azzurro. Nel 2004 ha ricevuto, per i meriti sportivi conseguiti con la maglia del Chelsea, l'onorificenza di Membro dell'Impero Britannico.GLI ALTRI - Per quanto riguarda gli altri club, Alan Shearer è risultato il miglior calciatore ad aver vestito le maglie di Blackburn e Newcastle, Stanley Matthews ha sbaragliato la concorrenza per Stoke City e Blackpool, Stan Bowles per Queens Park Rangers e Brentford. Nel Manchester United i tifosi hanno premiato Duncan Edwards, uno dei Busby Babies morto nel disastro aereo di Monaco, mentre Thierry Henry è risultato il miglior giocatore della storia dell'Arsenal. Nel Liverpool i supporters hanno premiato lo scozzese Kenny Dalglish.
Grandissimo calciatore. Grandissimo uomo.

martedì 18 dicembre 2007

A 200 km/h in autostrada Hamilton perde la patente



REIMS (Fra), 18 dicembre 2007 - Il campionato di Formula 1 2008 non è ancora cominciato, ma Lewis Hamilton, evidentemente, non vede l'ora. Viaggiava a 196 km/h, il pilota inglese della McLaren, quando la polizia stradale francese lo ha fermato domenica scorsa sull'autostrada A26 nei pressi di Laon (nord), sospendendogli immediatamente la patente per un mese.
MEA CULPA - Il vice-campione del mondo in carica è stato pizzicato intorno alle 16 mentre viaggiava a quasi 200 km/h a bordo di una Mercedes CLK 63 AMG immatricolata in Germania in direzione Calais-Reims. "Ha riconosciuto subito d'aver sbagliato - il commento di un poliziotto - e si è dimostrato davvero molto gentile". In attesa di presentarsi (Hamilton in prima persona o chi per lui) davanti al giudice di Laon, il britannico ha accettato di pagare una multa pari a 600 euro oltre alla sospensione di un mese della sua patente, già comunicata al consolato britannico.
PASSEGGIATA - Non solo. Hamilton ha dovuto abbandonare l'auto sulla quale viaggiava non essendo il proprietario diretto del mezzo. Per questo il "bolide", modello più volte utilizzato come safety-car in Formula 1, è stato recuperato lunedì da un suo amico. Per spiegare la sua infrazione, Hamilton ha detto alla gendarmeria francese che l'autostrada in quel momento era assolutamente "sgombra". La polizia ha in parte ammesso che in quello tratto di autostrada molti stranieri sono portati a superare i limiti di velocità.
IN COMPAGNIA - Lewis Hamilton entra così a far parte dell'esclusivo club "pizzicati" della Formula 1. Prima di lui, infatti, è già toccato a Kimi Raikkonen, sospreso dopo una festa, a Giancarlo Fisichella, fotografato nel 2004 a 148 orari in un tratto della via Appia, a Roma, dove il limite è di 60. A Juan Pablo Montoya è toccato nel 2003, quando lo pizzicarono a 204 km/h in Costa Azzurra. Il più recidivo è invece Ralf Schumacher, a quota tre ritiri. Quanto ai record, Renè Arnoux nel 1987 fu intercettato a 242 km/h su una strada con il limite dei 90. E, in tempi più recenti, Jenson Button a 230 all'ora mentre viaggiava verso Montecarlo su una autostrada del Sud della Francia. Una lista destinata ad allungarsi ancora.
Se queste cose le fa Schumacher a 38 anni, non mi meraviglio le faccia anche un ragazzino di 18 anni. E' un professionista, che stupidità...

Berlusconi: arriva la rettifica su Calciopoli

18:39 del 18 dicembre. Sulle polemiche scatenate ieri da Silvio Berlusconi circa calciopoli (''E' tutta una montatura'' aveva detto il presidente del Milan, è giunta una rettifica dalla presidenza di Forza Italia: "Abbiamo notato con dispiacere - si afferma - che ancora una volta alcuni giornali hanno cercato di strumentalizzare le parole del presidente Berlusconi quando ha parlato di 'Calciopoli'. Il presidente Berlusconi si è limitato a ripetere quello che ha sempre detto e cioè che: ' Per quanto riguarda il Milan, è stata tutta una montatura".
Per puntualizzare le parole di Silvio Berlusconi sulla bufera che due estati fa ha scosso il calcio, scende in campo il coordinatore di Fi, Sandro Bondi. "Abbiamo notato con dispiacere -dichiara Bondi- che ancora una volta alcuni giornali hanno cercato di strumentalizzare le parole del presidente Berlusconi quando ha parlato di 'Calciopoli'. Berlusconi -ricorda il coordinatore di Fi- si e' limitato a ripetere quello che ha sempre detto e cioe' che: 'per quanto riguarda il Milan, e' stata tutta una montatura".
Povero Silvio... Non lo capisce proprio nessuno...

Berlusconi: "Calciopoli? Una grande montatura"

C'è un tempo per festeggiare e uno per puntualizzare. Silvio Berlusconi li unisce, temporalmente e idealmente, trasformando il giorno del ritorno dei samurai nell'occasione per tornare sulla nebbia dell'estate 2006. "Calciopoli? E' stata una grande montatura - ha detto il presidente del Milan -. Non c'è Calciopoli che tenga. Ci sono stati club che hanno avuto influenza e l'hanno fatta valere, abbiamo perso un po' di scudetti, ma ormai è acqua passata". Vibrano nel gelo della Malpensa queste dichiarazioni. La campana di vetro sotto la quale il gruppo di Ancelotti è rimasto per dieci giorni in Giappone è stata fracassata. "Non è stato un caso così generalizzato come si è stati portati a credere - ha aggiunto -. Da allora, con il tempo, è venuta fuori la realtà e cioè che c'era qualcuno che aveva e ha provato a spenderla a favore del proprio club. Ma mai, mai c'è stato ricorso alla corruzione, che non c'è mai stata". Ecco perché la società ha difeso strenuamente la posizione in campionato che le ha permesso di restare aggrappata alla Champions League (nonostante la lettera dell'Uefa che ammoniva il club e prometteva un'attenzione 'particolare' destinata al Milan): "Eravamo convinti - prosegue Berlusconi - che fosse un'enorme ingiustizia anche perché eravamo convinti della nostra correttezza. Noi abbiamo preparato le memorie difensive nelle lunghissime riunioni alle quali partecipavamo tutti insieme con i nostri legali, riuscendo a sviluppare e a far comprendere le nostre motivazioni". A Yokohama, ha detto il presidente rossonero, lui era con lo spirito. Ricaricato, a quanto pare, per togliere l'ultimo lembo olezzoso dal mantello rossonero.
Qualcuno dovrebbe avere il buonsenso di chiedergli di farsi da parte. Ma tanto non servirebbe a nulla...

Mercato & sponsor: le mani bianconere sui talenti brasiliani

Dopo Parmalat e Pirelli, il Palmeiras avrà un'altra azienda italiana come sponsor. Il club brasiliano ha infatti raggiunto un accordo con la Fiat sulla base di 4,5 milioni di euro. La notizia riguarda anche la Juventus, che dovrebbe disputare un'amichevole di lusso con i brasiliani ed avrà una corsia preferenziale per opzionare i talenti del Palmeiras (come successo in passato in occasione dell'arrivo in Italia di Roberto Carlos).
Considerando la 'testa matta' del fantasista cileno Jorge Valdivia, attualmente l'elemento più interessante in chiave mercato è Caio, già sul taccuino dell'Ajax. Si tratta di un centrocampista brasiliano di 21 anni, che nell'ultimo campionato si è rivelato una delle migliori sorprese con 9 gol all'attivo.Promette bene anche il terzino fluidificante Valmir, classe 1986, inserito da Dunga nella selezione pre-Olimpica insieme al milanista Pato.
Questa la ritengo un'ottima notizia. Sia dal punto di vista pratico che da quello del binomio che la accompagna: Juventus-Fiat.

lunedì 17 dicembre 2007

Berlusconi: "Pato farà trenta gol in sei mesi"

MILANO, 17 dicembre 2007 - I suoi ragazzi la promessa l'hanno mantenuta: campioni del mondo per la quarta volta. Trofeo che sommato agli altri fa salire a 18 le coppe esposte nella sede di via Turati. "Promessa data e mantenuta, come è successo molte volte in questi venti anni - ricorda il presidente rossoneri a Milan Channel -. Credo, quindi, che noi, tifosi del Milan, continuiamo un grande sogno che prosegue da molto tempo e il mio impegno, quale può essere da qui in avanti, è far continuare questo sogno e credo che i tifosi milanisti possano contarci".
PATO 30 GOL - Ma la storia continua. Berlusconi guarda già avanti. Dopo Marco van Basten, Andriy Shevchenko e Kakà ecco all'orizzonte Pato. Il patron racconta: "Aspettarsi le gesta di un grande campione, di un ringiovanimento anche di tutta la squadra. Ho parlato con Carlo Ancelotti di cosa avrebbe portato Pato al Milan e lui mi ha detto che che se continua a giocare come lo vediamo fare noi nelle partitelle di allenamento tra i ragazzi finisce che tra gennaio e giugno fa 30 gol". E aggiunge: "Gli ho chiesto: Carletto lo metti per iscritto?' Lui mi ha risposto: per iscritto no, però sono convinto che ci siano molte possibilità che raggiunga questo traguardo".
... io riuscirò a sposare Eva Herzigova, la Juve a vincere lo scudetto con 40 punti di vantaggio sull'Inter e Padoa-Schioppa in persona pagherà tutta la restante parte del mio mutuo. L'uomo dei miracoli...
Grazie di essere venuto in Italia Pato!!!

domenica 16 dicembre 2007

Juventus: Buffon ‘La mia scelta mi fa stare sereno’

Milano, 16 dicembre - Gigi Buffon, ospite della trasmissione di Italia 1 Controcampo, ha confermato la sua scelta juventina. ”Il Milan non mi ha mai cercato. Del resto non aveva bisogno impellente di un portiere, perche` aveva un grande portiere in casa. Penso che alla fine la mia sia stata la scelta migliore, una scelta che mi fa dormire bene la notte e mi fa rimanere con la coscienza serena”.Da Buffon ammirazione per il trionfo del Milan: ”Trionfare cosi` spesso penso sia un segnale importante di cosa voglia dire la stima reciproca dei giocatori e del rapporto che c’e` all’interno di questa squadra, ingredienti che sono l’unica possibilita` per aprire un ciclo”.Una Juventus che gioca e vince a prescindee dai titolari: ”Questa e` stata anche la vittoria del mister: quando sei in una squadra come la Juve e si riesce a prendere da tutti il massimo, questo significa tanto, il mister ci fa girare nella maniera migliore”.Sull’Inter: ”Puo` aprire un ciclo che puo` durare parecchio”. Sulla Nazionale: ”Il mio prossimo sogno? L’Europeo con la Nazionale, confermando di essere una squadra importante”.

Unico. Inimitabile.

Il Milan ha vinto il mondiale per club


YOKOHAMA (Giappone), 16 dicembre 2007 - Tutti ai piedi del Milan. Per la quarta volta campione del mondo. E di Kakà, ancora una volta interprete di una gara sontuosa che amplifica la sua grandezza. L'impero colpisce ancora grazie alla classe e a un'esperienza contro la quale gli argentini non possono nulla. Un primo tempo spigoloso in cui a Inzaghi replica Palacio. Una ripresa spettacolare dove Pippo replica, Kakà illumina e Nesta si toglie una grande soddisfazione. E' la serata di Maldini. E' l'ennesimo trionfo di Pippo Inzaghi che si regala una doppietta e si conferma il più spietato attaccante vivente: mai nessuno prima di lui aveva segnato in ogni tipo di competizione. Il Milan con il trionfo di Yokohama conquista la sua diciottesima coppa e diventa la squadra più titolata al mondo.
TATTICA - Daniele Bonera e Paolo Maldini esterni in difesa; Filippo Inzaghi in attacco. Ecco le tre varianti rossonere anti-Boca, rispetto alla gara contro l'Urawa. Una sola quella del Boca rispetto alla semifinale con l'Etoile di Sahel: Gonzalez al posto di Vargas. Squadra tosta quella argentina: orgogliosa, che fa della disciplina tattica la sua arma migliore. Alla qualità e all'esperienza del Milan oppone il gruppo, la furbizia e la compattezza. I rossoneri partono con il piglio giusto: prendono le misure e si affidano alle cavalcate di Kakà. Il brasiliano in mezzo è una furia incontenibile. Peccato che non possa contare sui supporti di fascia. Bonera, che è stato messo per contenere, e Maldini non spingono e i rossoneri sono costretti a marciare centralmente, faticando più del dovuto per il pressing sull'uomo degli argentini.
PAZZESCO PIPPO - C'è subito Inzaghi. E lo dimostra al 5' con velenoso diagonale che sfiora il palo alla destra di Caranta. Ma il Boca non si fa spaventare. Scaltro e veloce sfrutta la superiorità numerica a centrocampo, dove Seedorf non supporta, mettendo in crisi gli interditori di reparto. Spinge il Boca e Dida fa venire i brividi all'11' con un'uscita a vuoto. Ma il Milan non si scompone; Ancelotti varia il modulo trasformandolo in un 4-3-1-2, con Kakà che va a spalleggiare Inzaghi e Seedorf dietro le punte. Al 23' arriva il gol. Dopo l'ennesima proiezione, Kakà va a sbattere su un difensore, sulla respinta tocca per Inzaghi che non sbaglia. Ma l'onda dell'entusiamo si trasforma in uno tsunami, perché il Milan ripropone immagini già viste. La difesa infatti si scioglie al 23' su un innocuo angolo corto e sul cross successivo in cui Palacio ha tutto il tempo di intervenire di testa, in mezzo a 6 rossoneri immobili, e battere Dida. Un atteggiamento sconcertante ribadito al 26' quando Gonzalez, indisturbato di testa sfiora il palo. Partita difficile. Il Milan paga la mancanza di gioco sulle fasce e allo stesso tempo concede troppo gioco al Boca sui corridoi esterni. Russo ha uomini buoni su cui contare. Organizzati in difesa, dove Paletta è un muro; rocciosi a centrocampo, dove brilla la stellina Banega, e ricchi di esperienza in attacco, dove Palermo e Palacio fanno sudare sette camicie alla difesa rossonera.
KAKA' MERAVIGLIAO - Ci vuol ben altro approccio per battere il Boca. Il Milan i mezzi li ha e il suo avvio nella ripresa promette scintille. Più veloce e ordinato, più coperto sulle fasce, con la spinta di un Seedorf più convincente e con le magie di Kakà. Il baricentro più avanzato funziona; mossa che impone agli argentini ad arretrare. Musica per i rossoneri che passano al 5'. L'occasione arriva su una punizione di Pirlo su cui Ambrosini manca la palla; errore in cui non incorre Nesta che con un bolide infila il 2-1. Ma non si arrende il Boca che colpisce il palo, davvero clamoroso e rumoroso, con Ibarra. Proiezioni che scoprono però gli argentini, trafitti puntualmente dalle imponenti ripartenze di Kakà. Come quella del 16' che porta al 3-1. Qualcosa di travolgente: il brasiliano scende potente e leggero sulla sinistra, penetra in area e da posizione angolata mette la sua firma sulla finale. Entra Emerson per Gattuso. Muscoli a centrocampo. In tempo per assistere all'ennesimo capolavoro di Kakà che dopo avere ubriacato il Boca mette in mezzo all'area per Inzaghi. Superpippo non si lascia scappare la grande occasione e con la sua doppietta fissa il 4-1.
SCHERMAGLIE FINALI - Infastidisce l'espulsione di Kaladze per un fallo al limite su Gracian, entrato al posto di Cardozo. Entrata dura, ma eccessivamente punita, come quella di Ledesma, inserito al posto di Gonzalez, per un fallo su Kakà. Poco dopo avere segnato il secondo gol del Boca, con la deviazione decisiva di Ambrosini. Il fischio finale arriva al 93': Paolo Maldini alza l'ennesima coppa. Questa è davvero leggenda.
Faccio i miei complimenti più sinceri ai giocatori del Milan e ai loro tifosi. E' una gioia che spero di vivere anch'io al più presto.
Non esprimo commenti sulla società, sul suo presidente e su chi la gestisce per suo conto.

Lazio-Juventus 2-3


Sono un genio. Due settimane fa avevo organizzato una gita fuori porta il sabato sera (ieri sera… ) - con tanto di cena - in compagnia di alcuni tra gli amici a cui sono più legato. Inviata la mail a tutti, giro di telefonate per le prime conferme, poi, una volta chiamato il locale per prenotare il tavolo, mi siedo al bar e leggo il giornale. Ma dove gioca la Juve domenica 16 dicembre? Non ci toccava la Lazio a Roma? Sì, avremmo dovuto giocare all’Olimpico. Sabato 15 dicembre… alle 20.30… Ormai era fatta, questa volta era andata così. Sono felice comunque di aver passato una bellissima serata con loro. Mi era capitato di mangiare con gli amici anche in occasione di Napoli-Juventus, anche se quella serata non era stata “organizzata” da me. Visto il precedente… Gli scongiuri erano il minimo che potessi fare. Stavolta ho cercato di non pensarci, di non mandare in continuazione sms alla Vodafone per sapere gli aggiornamenti della partita. In compenso Christian, uno dei presenti, tifosissimo anche lui della Juve, mi faceva di tanto in tanto vedere il suo telefonino con il risultato della partita che cambiava in continuazione: 0-1, 1-2, 1-3…
Ebbene sì, la vittoria in trasferta questa volta è arrivata. L’aspettavano tutti: l’allenatore, la società, i giocatori, anche – e soprattutto – noi tifosi. Perché c’è poco da fare, si può non parlare di scudetto, dire che questo sarà un anno di transizione e via discorrendo, ma per tutti (nessuno escluso) il parametro era e continua a essere la prima in classifica. Più ci allontaniamo più aumenta la delusione, più ci avviciniamo più cerchiamo di spingerci oltre. Non dimenticandoci quelli che sono - allo stato attuale – i nostri limiti tecnici (di rosa e di qualità), parametrandoci – in questo caso – ad un’altra “prima della classe”: la Juventus di Capello.
A mio modo di vedere stiamo sbagliando tutti, io per primo. Quest’anno abbiamo un unico obiettivo: raggiungere la qualificazione alla Champions League per la prossima stagione. Punto. Se possibile, per una serie di eventi, anche attraverso la seconda posizione. Il che ci garantirebbe il passaggio diretto ai gironcini, senza dover anticipare la preparazione per partecipare alla sfida preliminare.
Ritengo l’obiettivo primario possa essere concretamente raggiungibile, sempre a patto che la Juve continui a mostrare i progressi che sta evidenziando in queste ultime partite. L’obiettivo secondario (il secondo posto) potrebbe essere considerato il nostro vero scudetto.
Poi c’è lo scudetto, quello vero. Che in questo momento soltanto l’Inter potrà perdere.
Come sostiene Ranieri sarebbe stupido da parte nostra, nell’evenienza, non farci trovare lì, pronti ad approfittarne. Per ora, però, godiamoci queste vittorie. Godiamoci la nostra bandiera che gioca e corre come quando aveva vent’anni, che fa giocate e goals stupendi, che torna ad essere decisivo.
Godiamoci super-Buffon, o più semplicemente Buffon. Perché lui è super sempre, qualsiasi cosa dica o faccia. Altro che Ronaldinho: ci sono pochi giocatori al mondo in grado di spostare l’ago della bilancia di una competizione tra squadre dello stesso livello quasi da soli. Lui è uno di quelli.
E pensiamo al Siena, il nostro prossimo avversario. Questi – per ora – sono i nostri obiettivi.
I sogni, se mai si avvereranno, li realizzeremo solo e soltanto dopo essere andati a giocarcela in ogni campo con lo spirito di queste ultime partite. Perché possiamo anche avere 27 scudetti invece di 29, non avere più certi giocatori, una dirigenza nuova e via dicendo… Ma l’anima della Juve è rimasta sempre la stessa. Vincente. Forza Juve.

venerdì 14 dicembre 2007

Calcio: Ibrahimovic, quest'anno è il migliore della mia carriera

Milano, 14 dic. - (Adnkronos) - "Ogni anno che arriva sto facendo meglio. Ogni campionato nuovo che arriva ho fatto sempre meglio e ho fatto meglio dell'anno scorso. Quest'anno e' per me il migliore della mia carriera". L'attaccante dell'Inter, Zlatan Ibrahimovic, si racconta in un'intervista a Sky Sport. Lo svedese si sta confermando uno dei giocatori piu' forti in circolazione e, con i suoi gol e le sue prestazioni, sta dando un contributo fondamentale all'Inter in campionato e in Champions League. "Sto facendo molto bene, ma non solo io -spiega Ibrahimovic-. Tutta la squadra sta facendo molto bene. Sono molto contento per questa situazione perche' quando tutto va bene, tutti sono contenti e dobbiamo continuare come abbiamo fatto finora. Abbiamo tanta fiducia, il campionato e' ancora lungo e dobbiamo continuare cosi'". Dopo l'esperienza con la Juventus, Ibrahimovic si sta consacrando con la maglia nerazzurra. "Al primo anno in Italia secondo me ho fatto bene. Ho vinto lo Scudetto con la Juve -racconta lo svedese-. Poi il secondo anno fino a Natale ho fatto bene, dopo non so spiegare cosa e' successo, ma non ho giocato come posso giocare. Poi sono passato all'Inter e ho iniziato subito bene, ho giocato bene, sono cresciuto ancora di piu'".
Una spina nel cuore.

Scandalo doping: la Mlb ora cerca la via d'uscita

Scandalo al sole: il baseball sconvolto dal rapporto Mitchell sugli steroidi. Nella lista nera finiscono addirittura in 89: giocatori del recente e glorioso passato, come i bomber Canseco e McGwire, ma soprattutto stelle del vecchio gioco ancora in attività, quali gli assi del mound Clemens e Pettitte e l’interno Tejada, appena acquistato da Houston via Baltimora. E ancora, oltre a - "ovviamente" - il leader dei fuoricampo Barry Bonds, nella bufera del doping già da tempo, big del batti e corri come il catcher Paul Lo Duca, lo slugger Gary Sheffield, il closer Eric Gagne. Sembravano diamanti, ma erano zirconi.
CICLONE - Un vero e proprio ciclone il l report dell’ex senatore George Mitchell - considerato uno degli uomini più seri e incorruttibili della politica americana – capace di travolgere lo sport nazionale Usa: il mondo del baseball oggi si è risvegliato sotto choc, tra una ridda di smentite e silenzi imbarazzati. Lo scandalo ha proporzioni gigantesche: è come se, nello stesso istante, per fare un paragone con il mondo del calcio, venissero accusati di avere fatto uso di sostanze anabolizzanti Del Piero, Totti e Ibrahimovic. L’America del baseball si ritrova a dovere riconsiderare immediatamente il suo passato e il suo futuro: in 311 pagine di relazione, Mitchell punta il dito contro chi – e purtroppo sono tanti – in questi anni ha giocato sporco. Campioni che adesso si ritrovano a giocare la sua partita più importante fuori dal campo. Questa volta l’America ha deciso di fare sul serio: nessuno chiuderà più un occhio davanti al doping e a quei record ritoccati grazie a muscoli "fasulli".
CLEMENS NEGA - Ma, come detto, lo scandalo rischia di travolgere vere e proprie leggende del baseball: "nonno" Clemens, ad esempio, avrebbe dovuto lanciare l’anno prossimo alle Olimpiadi di Pechino. Difficile però adesso che la nazionale americana lo scelga come suo rappresentante: anche se "The Rocket", che ha negato veementemente ogni addebito, è pronto a dare battaglia. Nessun commento, invece, dal mancino Pettitte, che con Clemens ha militato sia negli Yankees (con cui ha appena rifirmato) che negli Astros. E Tejada? Va ad allungare la lista dei giocatori dopati o presunti tali di Houston, anche se lui è finito nel mirino per i suoi trascorsi negli A's. Ma nella lista nera ci sono anche re del box come Giambi e Palmeiro, gli ex bomber Caminiti e Gonzalez ma pure lanciatori dai trascorsi folgoranti, come Kevin Brown.
PALLA INFUOCATA - Ora la palla, davvero bollente, passa al commisioner Bud Selig, il potentissimo capo del baseball Usa: ben consapevole che qui o si fa la storia o si muore. Mitchell non si è limitato a fornire una serie di nomi, date, riscontri: ma anche messo nero su bianco uan serie di consigli e raccomandazioni su come il baseball può uscire da questo scandalo. Una sorta di percorso in 19 mosse perché il vecchio gioco recuperi integrità e credibilità. Selig ha già detto che ne terrà conto, ma non ha ancora formalmente deciso se intende o meno punire i giocatori accusati di doping. Ma di certo qualche provvedimento andrà preso: "Il rapporto di Mitchell – ha detto Selig – è un invito ad agire: e io agirò". Addosso ha gli occhi di un intero Paese. E non solo.
Vediamo adesso in America come si comportano in questa situazione. Ci fosse veramente una presa di posizione dura contro il doping potrebbe essere da esempio per gli altri sport che si trovano in una situazione analoga. Che non sono pochi... Praticamente quasi tutti. Sono sincero: ci spero tantissimo, ma ci credo poco.

Il mea culpa McLaren chiude la spy story

LONDRA (INGHILTERRA), 13 dicembre 2007 - La McLaren per la prima volta fa mea culpa e la Fia immediatemente chiude la spy story. Il team di Woking, che la scorsa settimana continuava a proclamare la propria innocenza dopo che il Consiglio Mondiale della Formula 1 aveva rimandato al 14 febbraio la decisione sull'assenza di particolari riconducibili alla Ferrari F2007 sulle frecce d'argento per la stagione 2008, facendo un passo indietro ha infatti ottenuto l'annullamento di possibili, nuove sanzioni. La Ferrari, comunque non molla e continuerà la sua battaglia penale in Italia e civile in Inghilterra.
PERDONO - E' stato lo stesso presidente della Federazione internazionale, Max Mosley, a chiedere al World Motor Sport Council la cancellazione della riunione in programma il 14 febbraio "nell'interesse dello sport e per mettere la parola fine su questa videnda". L'iniziativa è scattata subito dopo il mea culpa della McLaren, uscita allo scoperto con la lettera consegnata alla Fia prima dell'ultimo consiglio mondiale dov'era stata assolta la Renault.
CONGELATI - "Alla luce del risultato delle indagini condotte dalla Fia - si legge nella nota della McLaren - è chiaro che le informazioni della Ferrari sono state largamente diffuse all'interno del team più di quanto fosse stato comunicato in precedenza". In particolare, si presume che dall'ispezione della Fia tre elementi siano finiti sotto la lente d'ingrandimento: il cambio a innesto rapido, il rifornimento veloce e l'uso di Co2 per il gonfiaggio degli pneumatici. "La McLaren è profondamente rammaricata del fatto che le proprie indagini non hanno rintracciato questo materiale e ha scritto una lettera al Consiglio Mondiale per scusarsi di questo". In ogni caso, ha subito disposto il congelamento dello sviluppo di questi sistemi.
PROCESSO - Puntuale la reazione della Ferrari: "Per le scuse della McLaren e delle garanzie presentate, rispettiamo la proposta del presidente della Fia di annullare la riunione straordinaria del Wsmc del prossimo 14 febbraio" e di considerare "conclusa" questa vicenda "dal punto di vista sportivo". "Viene peraltro confermato - precisa Maranello - il proseguimento delle azioni legali in corso sul piano penale in Italia e su quello civile in Inghilterra". Questo perché attraverso il mea culpa della McLaren "vengono così smentite pubblicamente - prosegue la nota - le affermazioni scritte e verbali rilasciate dai vertici della McLaren nel corso delle udienze del Consiglio mondiale del 26 luglio e del 13 settembre, attraverso i media. Viene quindi ammessa la diffusione di informazioni confidenziali di proprietà della Ferrari all'interno della struttura della squadra inglese ed è confermata la gravità del comportamento da essa tenuto durante questi mesi".
PAGHIAMO - Il team di Woking aveva ammesso che le indagini della Fia sono andate più a fondo di quelle condotte dalla McLaren stessa, riconoscendo che "l'intera situazione sarebbe stata evitabile se avessimo informato la Ferrari e la Fia della prima comunicazione da parte di Nigel Stepney finita sotto la nostra attenzione. Siamo ovviamente imbarazzati per le successive rivelazioni e ci siamo scusati senza riserve presso il Consiglio Mondiale della Fia". La McLaren ha altresì ricordato di aver già rivisto le proprie "politiche e procedure di reclutamento dello staff" facendo le sue "pubbliche scuse alla Fia, alla Ferrari, alla Formula 1 e ai tifosi assicurando che sono stati fatti dei cambiamenti che garantiranno che niente di paragonabile a quello che è accaduto succederà di nuovo". Il team di Woking, che si accollerà anche i costi sostenuti dalla Fia per le indagini, si è infine augurato di "lasciarsi finalmente alle spalle tutto e potersi ora concentrare sulla stagione 2008".

E se avessero vinto il mondiale piloti cosa avrebbero fatto? Se la Ferrari non avesse continuato la sua battaglia (non fermandosi al primo scoglio) cosa sarebbe accaduto? Che schifo...

giovedì 13 dicembre 2007

Mamme ragazzi annegati: 'Intitolate i campi'

A un anno dalla morte di Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, le mamme dei due giovani calciatori della Juventus annegati in un laghetto del campo d'allenamento bianconero di Vinovo, fanno loro una proposta dei tifosi e chiedono che il centro sportivo venga intitolato ai loro ragazzi. "Pensiamo che sarebbe un atto dovuto - dicono Claudia Neri e Angela Ferramosca in una intervista pubblicata oggi dall'Avvenire -. Lì, per amore della Juve, quei ragazzi ci hanno lasciato la vita". "Abbiamo saputo della proposta - raccontano le due madri - su alcuni siti Internet. Il torto più grande che si potrebbe fare ai nostri figli sarebbe di dimenticarli .
Spero riescano nell'intento. Legare il nome del centro sportivo (o meglio ancora del nuovo stadio) a loro due sarebbe un gesto bellissimo.

Van der Vaart e la Juve: matrimonio in vista?

AMBURGO (Germania), 13 dicembre 2007 - Rafael Van der Vaart alla Juventus: l'affare si può fare. L'ha fatto capire lo stesso fantasista olandese, che guida la classifica cannonieri della Bundesliga con 9 reti insieme a Toni e Klose. Intanto Van der Vaart non ha rinnovato il contratto con l'Amburgo che scade nel 2010. "Andrò via solo per giocare in un club più grande - ha detto a Voetbal International - come ad esempio la Juve, che ultimamente si è interessata. Se dovessero farmi un'offerta concreta, la analizzerei con attenzione. Credo che anche l'Amburgo sia disposto a trattare". Il giocatore ha nel contratto una clausola che gli permette di liberarsi a fine anno grazie all'articolo 17 Fifa.
LA TRATTATIVA - La pedina per arrivare a Van der Vaart, più a giugno che già a gennaio, è Sergio Almiron. Il regista argentino ex Empoli piace infatti al club tedesco, e nella Juventus non trova spazio. Inserirlo nell'operazione Van der Vaart per la Juve sarebbe il modo per ammortizzare il costo dell'olandese e al contempo non svalutare un recente acquisto oneroso: pagato all'Empoli 9 milioni di euro soltanto la scorsa estate.
LA COLLOCAZIONE TATTICA - Tatticamente il fantasista oranje darebbe alla Juve quel pizzico di qualità in più che manca nel suo ruolo nell'organico bianconero. Una carenza enfatizzata dall'infortunio di Camoranesi, il centrocampista più tecnico a disposizione di Ranieri. In sua assenza, proprio per innalzare il tasso tecnico, nonchè offensivo, del reparto mediano, il tecnico ex Parma ha spesso puntato sulla fascia destra su una punta di ruolo come Palladino, oppure su un esterno d'attacco, dai piedi buoni, come Marchionni. La cerniera di centrocampo formata da Nocerino e Zanetti garantisce infatti quantità e copertura, ma non la regia o gli inserimenti offensivi per accompagnare l'azione delle punte. Van der Vaart non è un regista classico come Almiron, nè tantomeno Tiago, ma potrebbe essere utilizzato da trequartista, o magari in un tridente d'attacco. Questo acquisto consentirebbe a Ranieri di poter continuare a sfruttare i suoi mediani senza fare ulteriori acquisti (c'è da considerare anche il probabile rientro di Marchisio) e contemporaneamente dare man forte a Trezeguet, Iaquinta e Del Piero. Senza contare che l'eventuale possibile passaggio al 4-3-1-2 potrebbe facilitare anche l'eventuale esplosione di Giovinco, trequartista di ruolo che potrebbe tornare alla base da Empoli e proporsi come prima alternativa a Van der Vaart.
Chissà quante ne diranno da qui al giugno del 2008... Però certe idee non mi sembrano campate per aria.

Superesperti di Juve tocca a voi

Questa sera, guardando i blog "amici" (per i quali ho inserito i collegamenti diretti sul mio), mi sono imbattuto in una domanda sulla Juventus che mi ha letteralmente messo in crisi. E' presente nel blog (stupendo) "Antiinformazionejuve". Riporto un piccolo stralcio del contenuto del post:
La foto qui sopra rappresenta Bettega davanti alla sala dei trofei juventini. Sappiamo tutti che le Supercoppe Europee in bacheca sono 2, ma qui ne vediamo 3. Dopo molte ricerche, e grazie anche all'aiuto di Roberto Beccantini, abbiamo convenuto che quella a sinistra è la Supercoppa vinta nel 1984 contro il Liverpool in qualità di vincitrice della Coppa delle Coppe, mentre una delle due simili è quella vinta nel 1996 contro il PSG in qualità di Campioni d'Europa (continua... http://antiinformazionejuve.blogspot.com/2007/12/superesperti-di-juve-tocca-voi.html).
Naturalmente non ho riportato la foto nè sono andato troppo avanti con la copiatura del testo, nell'intento di attirare l'attenzione del lettore e invogliarlo a visitare quel blog per vedere entrambi. Attenderò curioso nei prossimi giorni lo sviluppo di questo dibattito. Nella speranza di ottenere anche una risposta. Chi la conoscesse è pregato però di non rispondere nel mio blog, ma direttamente in quello linkato.
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